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Papa Francesco sfida Erdogan sulle persecuzioni dei cristiani

Si è concluso il viaggio di papa Francesco in Armenia durante il quale ha parlato di genocidio degli armeni e ha ricordato i cristiani perseguitati oggi in Medio Oriente

Papa Francesco sfida Erdogan sulle persecuzioni dei cristiani

Si è conclusa con una cerimonia dall'enorme significato religioso, la visita di papa Francesco in Armenia. Il Santo padre si è recato, al termine del suo viaggio apostolico, al monastero di Khor Virap. Confine tra Armenia e Turchia. Mentre Ankara infatti accusa Bergoglio di avere la stessa mentalità delle crociate, lui si è recato nei luoghi permeati dalla tensione politica e dalla fede cristiana. Là dove le torrette e il filo spinato segnano il confine tra due Paesi separati dalla storia e dall'orrore, il Santo Padre è andato a portare il suo messaggio di pace.

Ai piedi del biblico Monte Ararat, simbolo anche della diaspora e del genocidio armeno, il Pontefice ha visitato il luogo dove San Gregorio l'Illuminatore è stato imprigionato e poi, dopo aver benedetto la montagna che vide appoggiarsi l'Arca di Noè al termine del diluvio , insieme al Catholicos Karenin II, ha liberato due colombe bianche in segno di Pace proprio in direzione di quel confine che ostacola i popoli, la storia e dove ancor oggi la memoria e la parola genocidio non vengono accettate.

In questi giorni nel caucaso Bergoglio e il Patriarca di tutti gli armeni sono sempre stati fianco a fianco, e anche questa mattina a Echmiadzin hanno camminato tra due ali d folla a voler simboleggiare ancora una volta la vicinanza tra le due chiese.

Dopo la divina liturgia celebrata dal Capo della Chiesa armeno apostolica, a cui ha partecipato Francesco, il papa e il Catholicos hanno firmato una dichiarazione congiunta nella quale hanno ricordato lo sterminio di un milione e mezzo di cristiani armeni e poi hanno ricordato nel testo anche le minoranze etniche e religiose vittime di violenza e odio oggi in Medio Oriente: '' in una solenne liturgia nella Basilica di San Pietro a Roma il 12 aprile 2015, nella quale ci siamo impegnati ad opporci ad ogni forma di discriminazione e violenza, abbiamo commemorato le vittime di quello che la Dichiarazione Comune di Sua Santità Giovanni Paolo II e Sua Santità Karekin II menzionò quale «lo sterminio di un milione e mezzo di Cristiani Armeni, che generalmente viene definito come il primo genocidio del XX secolo''. Poi il testo prosegue: ''Tuttavia, siamo purtroppo testimoni di un’immensa tragedia che avviene davanti ai nostri occhi: di innumerevoli persone innocenti uccise, deportate o costrette a un doloroso e incerto esilio da continui conflitti a base etnica, politica e religiosa nel Medio Oriente e in altre parti del mondo. Ne consegue che le minoranze etniche e religiose sono diventate l’obiettivo di persecuzioni e di trattamenti crudeli, al punto che tali sofferenze a motivo dell’appartenenza ad una confessione religiosa sono divenute una realtà quotidiana. I martiri appartengono a tutte le Chiese e la loro sofferenza costituisce un “ecumenismo del sangue” che trascende le divisioni storiche tra cristiani, chiamando tutti noi a promuovere l’unità visibile dei discepoli di Cristo''.

Parole sempre concentrate sull'attualità quelle del Pontefice, che ha lasciato l'Armenia ma è pronto a ritornare nel Caucaso. A settembre infatti il Santo Padre visiterà la Georgia e l'Azerbaijan, nazione quest'ultima in conflitto proprio con l'Armenia. E Bergoglio, in questi giorni a Yerevan, ha posto l'attenzione anche sul conflitto in corso da quasi vent'anni nella regione del Nagorno Karabakh: terra contesa tra i due Paesi confinanti.

Sono trascorsi pochi minuti da quando il volo papale si è alzato in volo fa alla volta dell'Italia. Il Santo Padre ha concluso così un viaggio durante il quale ha invitato al dialogo e pregno di fede, di memoria e di attenzione alle minoranze etniche politiche e religiose perchè, come sono stati massacrati gli armeni 100 anni fa, ancora oggi in Medio Oriente migliaia sono le vittime di un odio e di una violenza che sembrano ricalcare le orme del passato, riportando in scena l'orrore della tragedia.

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