La Francia dice no alla barba per le parate pubbliche

Come riporta il giornale francese le Point, la Francia è al centro di un nuovo scandalo. Un comunicato della prefettura di Parigi ha imposto la rasatura del volto (niente barba o baffi) ai funzionari che sfileranno alla parata del 14 luglio sugli Champs-Elysées

La Francia dice no alla barba per le parate pubbliche

La Francia vieta la barba agli uomini. Ecco come è nata l’ennesima polemica in Francia, in un’atmosfera già da alcuni mesi molto tesa a causa di tutte le manifestazioni e gli scioperi indetti di sindacati francesi, uniti collettivamente contro l’impopolare disegno di legge che prevede una completa riforma previdenziale.

Ad accendere i riflettori dell’indignazione pubblica, secondo la rivista francese Le Point, sembrano essere state questa volta le parole di un promemoria, diramato qualche giorno fa, dalla prefettura di Parigi. Tacciate con l’accusa di essere frasi discrimatorie, il comunicato della polizia francese dettava un’irrevocabile vademecum sul modo di presentarsi dei motociclisti candidati alla sfilata sugli Champs-Elysées dinanzi al Presidente della Repubblica, ovvero Emmanuel Macron, il prossimo 14 luglio, giorno di festa nazionale francese. Il divieto è quello di “indossare” alcun tipo o forma di barba o baffi. "I volontari accettano di essere disponibili a partecipare alla formazione e alle prove e alla barba e ai baffi il giorno della sfilata", ha dichiarato il promemoria del 22 gennaio.

La risposta del segretario generale del sindacato nazionale della polizia francese (Alternative Police), Denis Jacob, non si è fatta attendere. "Questo è puramente oltraggioso", ha affermato il capo dei sindacati della gendarmeria. "È totalmente discriminatorio. Dove stiamo andando? – ha aggiunto Denis Jacob - Il prefetto di polizia non è al di sopra delle regole decise dal prefetto, direttore generale della polizia nazionale. Se il prefetto mantiene questa nota, lo attaccheremo in tribunale".

L'uso di barbe e baffi è regolarmente oggetto di controversie all'interno della polizia francese. Nel 2018, il prefetto Éric Morvan, direttore generale della polizia nazionale, non ha esitato a chiedere che barbe, baffi e tagli di capelli fossero "corti, mantenuti e curati".

Ovviamente i detrattori del governo di Macron hanno preso la palla al balzo gridando allo scandalo. L'obiettivo degli avversari politici è quello di tirare in ballo (come al solito) un'ipotetica discriminazione contro la minoranza religiosa musulmana del paese, implicando l'antico connubbio tra barba ed Islam.

La storia dell'associazione tra barba e islam si perde, infatti, nella notte dei tempi. La maggior parte dei fedeli fa risalire questa relazione al profeta Maometto, che si dice abbia sfoggiato la barba, anche se il Corano non dice nulla sui peli del viso in particolare. Sin dall'inizio, la fede si intrecciava con rigide nozioni di mascolinità: il discepolo di Maometto Ibn Abbas riferì che il profeta "maledisse quegli uomini che assumono le maniere delle donne e quelle donne che assumono quelle degli uomini". Per gli uomini, si diceva che la barba facesse parte della "fitrah" - l'ordine naturale.

Ancora oggi la barba è un tipico segno di identificazione di un cittadino che segue i dettami del Corano, e al loro interno esistono diverse tipologie di barbe che caratterizzano le diverse confessioni seguite dai fedeli islamici (sunniti, sciiti, salafiti, ecc.).