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Svolta "woke" in Francia: gli studenti trans potranno scegliere il nome

L'identità di genere fa il suo ingresso nelle scuole francesi: ora gli studenti transgender potranno usare a scuola il nome che preferiscono, a prescindere dalla realtà biologica

Svolta "woke" in Francia: gli studenti trans potranno scegliere il nome

Svolta "woke" nelle scuole francesi. Gli studenti transgender potranno usare il nome da loro indicato, senza cambiare lo stato civile. Il Consiglio di Stato, infatti, ha ritenuto legittima la decisione contenuta nella circolare datata 29 settembre 2021 del Ministro dell'istruzione nazionale che prevedeva questa possibilità. Contro quella circolare era stata presentata un'istanza di annullamento, in quanto la legge prevede "che nessun cittadino può portare cognome o nome diversi da quelli indicati nell'atto di nascita": il Consiglio di stato ha tuttavia ritenuto che la circolare fosse conforme alla normativa, legittimandone il contenuto.

Come riporta l'agenzia Agi, il nome eventualmente scelto dallo studente transgender dovrà essere utilizzato da compagni e personale scolastico, ma anche sulla carta della mensa della scuola e sul registro degli insegnanti. L'alunno che vuole vedersi riconosciuto questo diritto dovrà fare domanda al proprio istituto previo accordo dei genitori. C'è tuttavia un'eccezione, e riguarderà riguarderà i documenti legati alle prove di Stato, per le quali verrà preso ancora in considerazione il nome iscritto allo stato civile.

L'identità di genere entra nelle scuole francesi

Di fatto, è il primo sdoganamento dell'identità di genere nelle scuole francesi, che ora riconoscono il primato del genere sulla realtà biologica. Secondo quanto deciso dal Consiglio di Stato, non vi è quindi contrasto "tra l'applicazione della legge sugli atti ufficiali di un alunno, che riporterà il suo nome nello stato civile", e l'uso di un provvedimento che consenta di "prendere meglio in considerazione la situazione di studenti transgender nell'ambiente scolastico, per facilitarne il sostegno e per proteggerli". La decisione arriva dopo che, come riportato da Marianne, il ministro dell'Istruzione nazionale, Pap Ndiaye, ha deciso di rimettere sul tavolo la questione della lotta agli stereotipi di genere a scuola. Un argomento potenzialmente esplosivo che rischia di riaccendere le tensioni tra alcuni genitori di studenti.

Più che una lotta alle discriminazioni, assomiglia a un vero e proprio indottrinamento ideologico. Secondo Ndiyae, troppo spesso i ragazzi vengono cresciuti secondo un ideale di "forza e virilità", mentre si tende ancora ad associare le ragazze alla gentilezza o alla sottomissione, avrebbe sottolineato il ministro al fine per giustificare l'iniziativa del ministero contro gli stereotipi di genere. Le consultazioni si svolgeranno da fine settembre con i rappresentanti sindacali e le associazioni dei genitori. L'obiettivo è paritre da settembre 2023 con azioni che dovranno porre l'accento sull'inclusività.

L'ossessione del ministro "woke"

L'identità di genere è un tema caro al ministro. Durante la conferenza stampa di ritorno a scuola alla fine di agosto, Ndiaye ha affermato: "Vorrei che tutte le accademie istituissero osservatori sulle discriminazioni Lgbt nell'istruzione nazionale". Ma chi è Pap Ndiaye? Come sottolineato da InsideOver lo scorso maggio, la scelta di Macron di porlo alla guida di un dicastero chiave come quello dell’istruzione, dopo il grande dibattito sull’identità francese, strizza l’occhio al progressismo liberale d’importazione statunitense ossessionato dai diritti delle minoranze, convinto che la società occidentale sia pervasa dal "razzismo strutturale" dell’uomo bianco. Nato fuori Parigi da padre senegalese e madre francese, Ndiaye è stato per molti anni professore all’università d’élite Sciences Po, la fucina della classe dirigente del Paese d’oltralpe. È diventato famoso in Francia nel 2008, quando ha pubblicato "The Black Condition", un saggio "su una minoranza francese” prima di diventare, nel 2021, direttore del museo di storia dell’immigrazione a Parigi.

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