Guerra agli inglesi: i "corsari" di Francia in lotta per sopravvivere

La "guerra del pesce" tra Francia e Regno Unito affonda le sue radici nella storia. E un "ministro corsaro" è pronto a difendere i bretoni

Guerra agli inglesi: i "corsari" di Francia in lotta per sopravvivere

"Ho l'anima di un corsaro". Fu con queste parole che Annick Girardin, allora ministro d'Oltremare, parlò del suo mandato. Scelta evocativa: per una donna della sinistra radicale nata a Saint-Malo, quella parola, "corsaro", non è solo un richiamo esotico a una vita fatta di avventure e in continua lotta e armonia col potere, ma un ritorno alle radici. Saint-Malo è il paese più "corsaro" di Francia, terra di uomini nati con il mare, vissuti con esso e che in esso traggono forza, sostentamento e a volte anche la morte.

Nei secoli della guerra in mare tra Francia e Gran Bretagna, tra le strade di Saint-Malo si udivano le gesta di René Duguay-Trouin e Robert Surcouf, corsari che avevano fatto ricche le proprie famiglie e il proprio villaggio proprio con gli attacchi ai bastimenti inglesi. Secoli prima, il paese sulle coste della Manica era noto per essere la patria di Jacques Cartier, l'esploratore inviato dal re di Francia per studiare le coste del Canada.

Per un villaggio di armatori e di pescatori, vissuti più in mare che sulla terraferma e costretti a vivere una vita di sacrifici poiché era l'unica offerta a chi nasceva in Bretagna, quelle storie non erano solo leggende da raccontare ai bambini, ma vere epopee di riscatto. Per uomini che erano nati tra la salsedine di Saint-Malo, tra l'odore di mare, di pesce e con il volto solcato dal sole e dalle intemperie, chiunque riusciva a sfidare la sorte sfruttando il mare a proprio vantaggio era naturalmente un eroe. Qualcuno ce l'aveva fatta ed era riuscito a dare una sterzata alla vita fatta solo di sacrifici: esplorando il mondo o colpendo le navi inglesi al largo della costa, gli uomini di Saint-Malo sapevano che la loro vita non sarebbe per forza finita tra le reti da pesca che ancora oggi caratterizzano la città. E se quelle esistenze oggi rimangono ancora impigliate alle reti e agli ami immersi nell'Atlantico, allora chi nasce a Saint-Malo non può fare altro che sfidare la sorte e provare a pescare ancora più del solito, colpendo chi prova a fermarli. In questo caso il nemico di sempre: l'Inghilterra.

Corsari ma non pirati, gli uomini che colpivano i bastimenti britannici nell'Atlantico o nelle Indie erano quasi sempre autorizzati dallo Stato. Non erano semplici predoni. I corsari navigavano in lungo e largo per anni con una lettera che dava loro il permesso di colpire i nemici nell'interesse della nazione. Duguay-Trouin, incubo della flotta inglese tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento, fu addirittura insignito di un titolo nobiliare dal re di Francia e finì i suoi giorni con una pensione concessa dal sovrano. Sorcouf, mito di Saint-Malo, fu invece graziato dal re perché in alcune scorrerie non era autorizzato da una lettera da corsa: ma anche senza di quella, il monarca comprese l'importanza dei suoi "servigi". Nel 1803 Napoleone stesso volle farlo capitano per combattere l'Inghilterra: ma lui rifiutò, convinto di poter fare più male con la guerra "privata" che aveva sempre combattuto. Forse amava semplicemente la libertà offerta dal mare e negata dai rigidi ranghi della Marina napoleonica, ma tanto basta per capire questo strano rapporto tra i malouins e il potere.

Oggi la guerra non si fa con i colpi di cannone ai vascelli inglesi, ma la sfida dei bretoni a Londra è quella dei pescatori. Con l'occhio di riguardo di Parigi, proprio come secoli prima in favore dei corsari, i pescherecci francesi si sono recati in massa a Jersey, issando le bandiere della loro terra, per far capire che quell'avamposto di Sua Maestà non può essere considerato a uso esclusivo dei britannici. Con quel mare i bretoni ci vivono e non arretreranno finché Londra non darà garanzie sufficienti per la loro sopravvivenza. La Royal Navy ha risposto con l'invio di navi militari: Jersey è la loro isola e non tollerano prove di forza. La "corsara" Girardin ha minacciato di tagliare la corrente elettrica all'isola finché Boris Johnson non darà risposte alla crisi. Ma in tempi di elezioni tutto ha un significato e cedere di fronte alle proteste dei vecchi nemici di Saint-Malo e dei porti bretoni equivale a uno schiaffo di immagine.

Oggi come allora, la "guerra corsara" terminerà solo con un accordo tra potenti: gli stessi per cui gli antichi pescatori e armatori bretoni lottavano nei secoli scorsi. Gente che non ha mai amato le gerarchie ma che non ha mai tradito la Francia. Arruolati ma non coscritti, fedeli solo al mare e uniti a Parigi nella difesa di quel confine di acqua salata con il nemico di sempre: unico collante tra il potere della grande città e un mondo fatto di villaggi votato all'oceano.

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