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​Le mani di Juncker sui soldi Ue: non ha mai lasciato il palazzo del potere

Jean-Claude Juncker, a differenza di quanto si potesse immaginare, non ha affatto abbandonato i palazzi del potere

​Le mani di Juncker sui soldi Ue: non ha mai lasciato il palazzo del potere

Da presidente della Commissione europea a consulente (non retribuito) di Johannes Hahn, commissario al Bilancio: Jean-Claude Juncker, a differenza di quanto si potesse immaginare, non ha affatto abbandonato i palazzi del potere.

Anzi: è uscito dalla porta per rientrare, in silenzio, dalla finestra. Già, perché nessuno, o comunque molto pochi, erano a conoscenza del nuovo ruolo ricoperto da Juncker appena sei giorni dopo aver terminato il suo mandato da presidente della Commissione.

Secondo quanto riferito dal quotidiano La Verità, che ha citato uno scoop di Euronews.it, l'ex premier lussemburghese, non appena deposti i panni di predecessore di Ursula von der Leyen ha indossato quelli di "advisor", cioè consulente del commissario Hahn. La riprova si trova all'interno della lista dei cosiddetti Non-institutional special advisers pubblicata sul sito della stessa Commissione europea.

Ricordiamo che Juncker aveva terminato il suo ruolo di presidente dell'esecutivo Ue il 30 novembre 2019. Il 5 dicembre, ovvero pochissimi giorni dopo, era già consulente, e resterà tale fino al 4 dicembre 2021.

L'incarico di Juncker è pro bono. Questo perché gli ex funzionari della Commissione svolgono un ruolo di adviser senza essere retribuiti. Tutti gli altri, invece, sono pagati a giornata un ventiduesimo dello stipendio di un funzionario di primo livello, sulla base di tre differenti gradi.

In generale i consulenti lavorano circa 25 giorni l'anno. La posizione dell'ex presidente della Commissione, quindi, non è importante dal punto di vista economico ma da quello del potere. Già, perché in questo modo Juncker ha la possibilità di restare sempre lì, in attesa di "risalire sulla giostra" non appena ve ne sarà occasione.

Gli altri consulenti

Oltre a Juncker ci sono altri consulenti di spicco. Tre sono gli italiani: Stefano Manservisi, ex dg della Commissione che affiancherà il commissario all'Economia, Paolo Gentiloni; Nathalie Tocci, direttrice dell'Istituto per gli Affari internazionali, accompagnerà l'Alto rappresentante Josep Borrell; Massimo Bordignon, professore della Cattolica e membro del Comitato consultivo europeo indipendente del bilancio, supporterà il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis. Dulcis in fundo, Ursula von der Leyen ha scelto come consigliere per ricerca, innovazione e lotta contro la pandemia, tale Peter Piot.

Spiccano inoltre inoltre due nomi che erano già stati adviser all'interno della precedente Commissione. Mariana Mazzucato aveva prestato servizio per il commissario per la Ricerca, scienza e innovazione Carlos Moedas mentre Mario Monti ha affiancato Gunther Oettinger.

Tornando a Juncker, la nuova mansione dell'ex presidente della Commissione non serve certo per accumulare denari, viste le modalità gratuite del lavoro. Certo è che un ruolo del genere consente al lussemburghese di restare abile e arruolabile nei palazzi del potere europeo.

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