L'Italia potrebbe rinunciare all'F-35?

La forza armata di un paese di basa sul concetto di credibilità. Per l’Italia, almeno fino ad oggi, 90 F-35 rappresentavano una forza tattica credibile

L'Italia potrebbe rinunciare all'F-35?

Hanno fatto il giro del mondo le dichiarazioni del Ministro della Difesa Elisabetta Trenta durante la trasmissione Omnibus di La7: “L'Italia non comprerà altri F-35, stiamo considerando l'opportunità di rivedere i contratti posti in essere”. Così come ogni nuovo governo si valutano le precedenti posizioni alla luce delle disponibilità, dei nuovi contesti e delle esigenze operative.

Tale analisi tralascia volutamente le ricadute economiche e tecnologiche causate dalla possibile riduzione della flotta F-35 italiana o uscita dal programma JSF.

Il programma F-35 dell'Italia

Il programma Joint Strike Fighter prevede tre livelli di partecipazione internazionale che riflettono l’impegno finanziario di ogni paese partner. Tradotto significa che il potenziale economico derivante dal programma F-35 è direttamente correlato al numero di aerei acquisiti dal paese partner. L’unico paese partner di livello uno è il Regno Unito con un contributo pari al 10% dei costi di sviluppo. Due i paesi di secondo livello: Italia ed Olanda. Come partner di livello due, l’Italia ha investito un miliardo di dollari nella fase di sviluppo e dimostrazione del sistema d’arma.

L’Italia ha acquistato 90 F-35: trenta nella versione B (15 previsti per la Marina ed altri 15 per l’Aeronautica, mentre tre saranno permanentemente destinati negli Stati Uniti per operare presso l’Integrated Training Center) e sessanta F-35A, variante a decollo ed atterraggio convenzionale. La FACO di Cameri è di proprietà del Governo italiano ed è gestita da Finmeccanica-Alenia Aermacchi in collaborazione con Lockheed Martin. Le attività produttive per l’F-35 presso la FACO sono iniziate a luglio 2013 e nel marzo dello scorso anno è avvenuto il roll-out del primo F-35 per l’Italia, l’AL-1. I novanta F-35 sostituiranno gli AV-8 Harrier, i Tornado Panavia e gli AMX in dotazione all'Aeronautica ed alla Marina italiana. Ancora oggi, per compiti tattici multiruolo l’Italia utilizza i Tornado e gli Amx. Il primo è stato pensato, disegnato e costruito per penetrare a bassissima quota e ad altissima velocità il territorio sovietico, sganciando il proprio carico utile (convenzionale e nucleare) sui siti d’interesse strategico, seguendo il profilo del terreno a mille chilometri orari. Tecnica efficace in un contesto bellico che si sarebbe potuto svolgere trent’anni fa. L’economico Amx, aereo d’attacco al suolo leggero è entrato in servizio nel 1989. Fu concepito come il fratello minore del Tornado, in grado di compiere tutte le missioni che non avrebbero richiesto il grado di efficienza tecnologica del Panavia. Anche l’Amx, però, ha ormai raggiunto la fine del proprio ciclo operativo. L’Aeronautica Militare Italiana quindi, ha le necessità di sostituire i propri velivoli multiruolo, circa 250, da affiancare all’EFA 2000 (che probabilmente non raggiungerà mai il suo pieno sviluppo a causa del suo Dna pre-stealth) che non può svolgere le missioni multiruolo precedentemente effettuate dall’F-16 Falcon. L’EFA non potrà mai svolgere le missioni dell’F-35, tuttavia un giorno potrebbe trasformarsi in un moltiplicatore di forze per la piattaforma tattica della Lockheed.

Italia: quanti F-35 si potrebbero tagliare?

La forza armata di un paese di basa sul concetto di credibilità. In base alla disponibilità economica (acquisizione e mantenimento) ed alla percezione futura dei contesti operativi si plasmano le capacità belliche di un Paese. Una forza armata è ritenuta credibile quando è percepita come tale dagli avversari. Per l’Italia, almeno fino ad oggi, 90 piattaforme tattiche rappresentavano una forza tattica credibile.

F-35B

La variante Short Take Off and Vertical Landing dello Joint Strike Fighter è stata progettata per conquistare l’attenzione ed i contratti dei governi che dispongono di portaerei di dimensioni ridotte. Sebbene concettualmente simile all’Harrier, l’F-35B atterra e decolla in modo diverso rispetto al caccia della McDonnell Douglas. L’F-35B in fase di decollo ed atterraggio sul ponte di una portaerei, raggiunge la spinta di 186 kN, vale a dire la stessa energia prodotta dal propulsore con postbruciatore inserito. Il motore più potente mai installato su un Harrier è il Pegasus 11-61/Mk.107, in grado di generare una spinta di 106 kN. Da qui la necessità di rivestire esternamente tutti i ponti delle navi delle marine che ospiteranno l’F-35B. Le modifiche standard comportano l’aggiunta di elementi strutturali intercostali supplementari nei punti di atterraggio, conseguente spostamento degli elementi preesistenti (illuminazione, ventilazione, tubazioni) e riprogettazione di alcuni spazi interni. Imperativo l’utilizzo del Thermion, costoso rivestimento antiscivolo resistente al calore, nei punti strategici ed operativi delle unità. Ad oggi la variante STOVL è stata acquistata da tre paesi: Italia, che ha formalizzato l’acquisto di trenta F-35B, Inghilterra con 138 unità e dal Corpo dei Marine con 350 piattaforme di quinta generazione. L'Australia ha deciso (al momento) di non acquistare l’F-35B per le sue due portaelicotteri d’assalto a causa delle enormi spese necessarie che avrebbe dovuto sostenere per modificare le navi. La Gran Bretagna ha già provveduto ad effettuare le modifiche necessarie sulle HMS Queen Elizabeth e HMS Prince of Wales. La HMS Elizabeth è lunga 280 metri e potrà ospitare 36 F-35B più un gruppo di volo a rotore. La componente aerea sarà schierata entro il 2020 con primo pattugliamento operativo tra il 2021 ed il 2022. Successivamente (si stimano 18 mesi dopo) entrerà in servizio anche la HMS Prince of Wales. Infine l’Italia. Dei 15 F-35B previsti per la Marina (ed altri 15 per l’Aeronautica), tre saranno permanentemente destinati negli Stati Uniti per operare presso l’Integrated Training Center. La Portaerei Cavour, unità da 28 mila tonnellate varata nel 2004, è stata progettata ed impostata quando il programma JSF era nella fase iniziale, motivo per cui non erano ancora disponibili tutte le necessarie informazioni sul nuovo aereo. Secondo lo Stato Maggiore della Marina, lo spessore della lamiera del ponte di volo della Cavour è superiore a quello delle navi anfibie americane soggette ad interventi di rivestimento. Caratteristica non trascurabile in considerazione delle ben più alte sollecitazioni che subirà il ponte di volo con l’imbarco del JSF rispetto alle operazioni con l’AV-8B Plus. Si ignorano, però, i tempi ed i costi dei necessari lavori di adeguamento interno.

Cancellare o ridurre la linea F-35B?

E’ una possibilità remota. L’Italia possiede due incrociatori portaeromobili: la Giuseppe Garibaldi (C-551) e la Cavour (C-550). Le unità sono state progettate con capacità STOVL, acronimo per Short Take-Off and Vertical Landing, letteralmente in italiano decollo corto ed atterraggio verticale. Facciamo un esempio estremamente banale: sulle portaerei leggere italiane non potrà mai atterrare un Hornet o un Rafale, ma soltanto ed esclusivamente velivoli STOVL. Non esistono sul mercato altre alternative. L’unica piattaforma tattica di quinta generazione con tale capacità di decollo ed atterraggio è l’F-35B.

L’Italia potrebbe tagliare gli F-35B rinunciando al gruppo aereo imbarcato ad ala fissa? Certamente, si può tagliare ogni cosa. Tuttavia il governo dovrebbe poi decidere cosa fare della Garibaldi e della Cavour. Due le soluzioni: venderle o declassarle al rango di portaelicotteri. Inimmaginabile concepire nell’immediato futuro una proiezione sul mare basata ancora sull’Harrier. Quasi certamente Aeronautica e Marina riceveranno i trenta F-35B, ma non nei tempi inizialmente previsti.

F-35B: quelli consegnati (Italia compresa) sono prototipi

"In alcuni F-35B del Corpo dei Marine sono state evidenziate incrinature inattese nel carrello di atterraggio principale e nel telaio strutturale. Test sostitutivi in corso. Particolari restrizioni sul motore vietano alcune operazioni di volo. Dopo aver completato la seconda fase, i test sull'F-35B sono stati sospesi: il velivolo ha subito così tante modifiche da non rappresentare più l'aereo di produzione. Il programma non ha ancora dato il via alla terza fase di test. L'effetto dei guasti osservati e le riparazioni richieste durante le prime due fasi di test sono ancora da determinare. La vita operativa media dell'F-35 è di ottomila ore, tuttavia a causa delle ampie modifiche per rafforzare l'area, la stima per la variante B potrà essere inferiore". Ricordiamo che Lockheed ha dovuto ridisegnare anche le ali della versione navale dell’F-35 per supportare il lanciamissili per l’AIM-9X Sidewinder. Iniziavano così le conclusione della relazione annuale di Robert Behler, nuovo direttore dei test operativi del Dipartimento della Difesa, nel suo rapporto annuale consegnato lo scorso dicembre ai dirigenti del Pentagono ed alle commissioni del Congresso. Le 60 pagine si concentrano sui test operativi del Pentagono effettuate sull'F-35 nell'anno fiscale 2017.

Italia, cancellare o ridurre la linea F-35A?

60 F-35A per l’Aeronautica Militare Italiana. Tale valutazione si basa sul concetto di credibilità. Il governo italiano potrebbe ridurre tale numero? Certamente, si può tagliare ogni cosa, ma un'alternativa tattica di quinta generazione non esiste nel panorama occidentale. L’F-35A è la migliore opzione di quinta generazione presente sul mercato? è l’unica, a meno che non acquistiamo dai cinesi. L’Italia potrebbe rinunciare in toto o in parte alla variante a decollo ed atterraggio convenzionale? Le dichiarazioni del Ministro della Difesa Trenta al riguardo vanno lette nelle giusta ottica: ci si dimentica che sono le medesime affermazioni rilasciate da Stati Uniti, Inghilterra ed Israele.

F-35A: l'Air Force Usa valuta riduzione della flotta

A causa degli elevati costi operativi e di manutenzione, la United States Air Force potrebbe essere costretta a cancellare 590 dei 1763 F-35A pianificati, pari ad un terzo della flotta nella sua variante a decollo ed atterraggio convenzionale. E’ questa la valutazione ufficiale realizzata dall'USAF sull’impatto economico che l’F-35 avrà sui bilanci della forza aerea fino al 2070. Per evitare di tagliare 590 dei 1763F-35A pianificati, l’Air Force dovrà trovare un modo per ridurre i costi operativi e di supporto fino al 38% nei prossimi dieci anni.

Gli Stati Uniti dovrebbero acquistare 1763 F-35A per l’Air Force, 353 F-35B e 67 F-35C per il Corpo dei Marine e 260 F-35C per la US Navy. I costi di sviluppo, acquisizione e produzione sono ora stabilizzati a 406 miliardi di dollari. L’F-35 del 1994 sarebbe dovuto costare 28 milioni di dollari per l’Air Force, 35 milioni di dollari per il Corpo dei Marine e 38 milioni di dollari per la Marina.

Tuttavia sono i futuri costi operativi e di manutenzione della flotta F-35 Lightning II che potrebbero limitare il numero di piattaforme tattiche che l'USAF riuscirà realisticamente ad acquistare e schierare. I costi di gestione stimati fino alla fine della vita utile del programma F-35, prevista nel 2070, sono pari ad 1,1 trilione di dollari. Qualsiasi decisione del Pentagono sarà comunque vincolante per tutti i partner JSF poiché è proprio l’ordine statunitense a mantenere vivo il programma e rendere ininfluenti i caccia venduti all’estero. L’Air Force conferma che la valutazione è stata completata lo scorso dicembre: “Sarebbe prematuro in questo momento valutare la riduzione degli ordini previsti”.

In base all’analisi effettuata, l’Aeronautica Militare degli Stati Uniti stima una spesa annuale di 3,8 miliardi di dollari in soli costi di manutenzione. Circa la metà del capitolo di spesa (gestione del programma, strutture logistiche, riparazione dei componenti, software ed ingegneria) andrà a Lockheed Martin. Lo scorso gennaio Ellen Lord, Sottosegretario alla Difesa per l’Acquisizione dei sistemi d’arma, affermò che l’Air Force non avrebbe potuto permettersi i costi di mantenimento dell' F-35. Per il Ministero della Difesa britannico “le prestazioni dell’F-35 sono in linea con quanto è stato promesso, ma l'utilizzo di una piattaforma così costosa e complicata presenta delle sfide per la futura messa in campo futura delle piattaforme”.

I costi della concurrency

Ancora oggi la produzione F-35 prosegue è a ritmo ridotto essendo un progetto in divenire. Questa tecnica è nota negli Stati Uniti come concurrency, cioè produzione ridotta dei velivoli che rappresentano il banco di prova per la futura costruzione seriale. In questo modo si dovrebbero ridurre i tempi di sviluppo, anche se i costi restano considerevoli. La concurrency era già utilizzata a partire dalla seconda guerra mondiale negli Stati Uniti ed i suoi costi erano così dire tollerati da un paese in guerra, sempre alla ricerca di nuove armi da schierare contro il nemico. I 108 F-35A dell’Air Force che saranno smantellati sono costati circa 21 miliardi di dollari, di cui sette per le attrezzature di supporto necessarie per acquisire un aereo in grado di volare. Tutti i lotti di produzione F-35 acquisiti dal 2007 al 2014 sono costati ai contribuenti americani quasi 40 miliardi di dollari. Come è noto, il Pentagono prevede di acquistare altri 600 F-35 in diverse configurazioni prima ancora di avviare la produzione seriale. Per il 2018 Lockheed Martin ha già ricevuto fondi per produrre 90 F-35 che si uniranno ai 266 precedentemente acquistati a basso tasso di produzione. Il Pentagono continua ad impegnarsi in lotti di acquisizioni prima ancora che lo sviluppo ed i test siano conclusi. Sarebbe opportuno rilevare che nella sua richiesta di budget per il 2018, l’Air Force suggerisce 213 modifiche strutturali e non che vanno ben oltre i semplici aggiornamenti software. Già nel 2016, il Government Accountability Office o GAO identificava una spesa supplementare di 1,4 miliardi di dollari per risolvere i problemi già noti e 386 milioni di dollari per correzioni anticipate che dovevano ancora essere identificate. Il Pentagono ritiene più conveniente acquistare nuovi F-35 che aggiornare quelli di prima generazione acquistati, tuttavia i test sono ancora in corso ed ulteriori modifiche e correzione saranno inevitabili.

Lockheed: Iniziano i test di combattimento intensivi

Secondo la timeline della Lockheed, dal prossimo settembre dovrebbero iniziare i test di combattimento intensivi, già in ritardo di dodici mesi, ma necessari per autorizzare la produzione di massa. I test dovrebbero concludersi entro il quarto trimestre del 2019. Tuttavia nonostante la persistenza di problemi tecnici e di affidabilità, il Dipartimento della Difesa spinge per accelerare la produzione F-35.

“1.748 delle 2.769 carenze identificate nel rapporto annuale del 2016 sono state risolte. 1748 processi di revisione sono ormai conclusi, tuttavia solo per 88 dei 301 problemi di Priorità 1 e 2 vi sono dei processi in revisione in corso. 213 carenze non sono state ancora risolte”.

Dati alla mano, entro la fine dei test necessari per dimostrare l’efficacia operativa dell’F-35, saranno già stati prodotti per i soli Stati Uniti 600 F-35, il 25% dei 2.456 pianificati. Sono 265 gli F-35 consegnati fino ad oggi. Lockheed Martin ha già annunciato che le 66 piattaforme tattiche consegnate nel 2017 rappresentano il 40% in più di quelle realizzate nel 2016. Il volume di produzione stimato a partire dal 2023 è di 160 F-35 l’anno.

Israele: F-35 letale, ma costoso

Israele considera l’F-35 come la migliore piattaforma tattica in inventario, tuttavia lo scorso dicembre il governo ne ha riconosciuto l’elevato costo, richiedendo una “meticolosa valutazione” prima di ogni qualsiasi ordine futuro. Considerando i costi, l'IAF utilizzerà l’F-35 in operazioni classificate per la raccolta di informazioni elettroniche o per eliminare bersagli a lungo raggio protetti da sistemi integrati di difesa di ultima generazione.

Quanti F-35A l'Italia destinerà all'attacco nucleare?

L'F-35A, variante a decollo ed atterraggio convenzionale dello Joint Strike Fighter, entro il 2022 dovrebbe ottenere la capacità di trasportare internamente la bomba nucleare all'idrogeno B61-12. La componente a bassa osservabilità è considerata determinante nei futuri scenari operativi dominati da radar a bassa frequenza in grado di rilevare i vettori stealth. L'F-15E Strike Eagle e l'F-16 Fighting Falcon sono ad oggi le uniche piattaforme tattiche degli Stati Uniti certificate per trasportare la B61-12. La capacità strategica degli alleati che aderiscono alla condivisione nucleare della NATO è garantita dalle piattaforme Tornado (Germania, Italia) e F-16A/B (Belgio, Paesi Bassi, Turchia). Tornado e F-16 non potrebbero sopravvivere in un ambiente ad alta densità e sfuggire ai missili terra-aria nemici di ultima generazione. E’ opportuno chiarire un punto: la scelta di destinare alcuni F-35A all’interdizione nucleare spetterà ai Paesi che aderiscono al nuclear sharing della NATO risalente alla Guerra Fredda. L'F-35A è stato progettato per la penetrazione stealth in territorio nemico ed il conseguente rilascio di sistemi d’arma strategici.

La doppia capacità dell’F-35

Si legge nella sezione The Triad: Present and Future della Nuclear Post Review 2018

“Gli Stati Uniti attualmente gestiscono 14 sottomarini classe Ohio. Questi ultimi saranno sostituiti dalla futura classe Columbia strutturata su dodici unità SSBN. La forza Icbm annovera 400 missili Minuteman III a singola testata schierati in silos sotterranei e dispersi in diversi stati. Gli Stati Uniti hanno iniziato il programma Ground-Based Strategic Deterrent che prevede la modernizzazione della linea Minuteman a partire dal 2029. La capacità nucleare dell’Air Force, infine, si basa su 46 bombardieri B-52H e 20 B-2A stealth. Gli Stati Uniti hanno avviato un programma per lo sviluppo del prossimo bombardiere di nuova generazione il B-21 Raider. Il Pentagono incorporerà nell’F-35 la Dual Capable Aircraft (DCA) in sostituzione della flotta F-15E (2020/2022). Gli Stati Uniti manterranno la doppia capacità con l’F-35, lavorando con la Nato per migliorare la prontezza, la sopravvivenza e l’operatività della flotta DCA in Europa”

F-35A Dual Capable Aircraft

Secondo linea di sviluppo ufficiale, l'F-35A dovrebbe essere sottoposto a test e certificazione per la B61-12 tra il 2020 e il 2022. Non ci sono piani per certificare l'F-35B (variante a decollo corto e atterraggio) e la versione C utilizzata sulle portaerei della US Navy (Progetto Atom). Il costo del processo di certificazione DCA nel programma JSF è stimato in 340 milioni di dollari. L'F-35A è stato progettato specificatamente per trasportare asset strategici anche se ad oggi non risultano test sui simulatori. La certificazione nucleare per l’F-35A è prevista nel Block 4B. L’integrazione DCA prevede aggiornamenti hardware.

Capacità di attacco nucleare: cosa farà l’Italia?

La potenziale doppia capacità dell’F-35 italiano è raramente menzionata. Il budget stanziato non specifica quali somme saranno destinate alla conversione della flotta strategica. Così come per la Bundeswehr, il Tornado è l'unico vettore con capacità nucleare dell'Italia. Se, come sembra, parte della flotta F-35A del Belgio (34 unità) e dei Paesi Bassi (37 velivoli) riceverà la doppia capacità, resta ancora incerta la posizione della Germania. Berlino è alla ricerca di una nuova piattaforma tattica che possa sostituire il Tornado a partire dal 2025. Progettare, testare e certificare una variante Eurofighter con capacità nucleare richiederebbe anni di sviluppo ed aggiungerebbe centinaia di milioni di dollari al già costoso programma. Airbus garantirebbe la certificazione nucleare sull'Eurofighter entro il 2025. Tuttavia l’EFA non sarà mai una piattaforma stealth di quinta generazione. In alternativa, la Germania potrebbe semplicemente ritirarsi dall'accordo di condivisione nucleare con gli Stati Uniti, obiettivo che i democratici cristiani di centro-destra hanno cercato di raggiungere. Sarà in ogni caso una decisione politica.

Gli Stati Uniti iniziarono a schierare sistemi strategici in Europa a partire dal 1954 per scongiurare un'aggressione sovietica. Il ricorso alle armi nucleari sarebbe stato autorizzato per arrestare la massiccia offensiva convenzionale dell'Unione Sovietica in Europa. Quella minaccia di invasione oggi non esiste più. Oltre all'inimmaginabile capacità distruttiva dell'arsenale strategico USA, Francia e Regno Unito garantiscono opzioni ridondanti che per potenza, invulnerabilità ed accuratezza rendono del tutto inutile la condivisione nucleare così come è concepita oggi.

Il ruolo dell’F-35

Dobbiamo pensare all’F-35 come parte di un'architettura complessa composta da diverse piattaforme. L’F-35 dovrebbe conferire innegabili vantaggi in un determinato contesto operativo grazie alla sua bassa osservabilità, capacità dei sensori di bordo ed integrazioni delle informazioni con altre piattaforme. Fattori che conferiscono all'F-35 un enorme vantaggio rispetto ai velivoli che andrà a sostituire. Non è ovviamente un caccia puro. In primo luogo perché non possiede la quota né la velocità dell’F-22, ma dovrebbe essere in grado di eliminare i nemici sfruttando la sua bassa osservabilità e l’avionica (anch’essa in divenire). I velivoli di quinta generazione come l’F-22 e l’F-35 non sono caccia puri, non sono dei veri fighter. Sono velivoli ottimizzati per diversi regimi di minacce ed in grado di compiere svariate missioni. Proprio il velivolo specifico non esiste più. Esiste, invece, la piattaforma aerea task che può svolgere una miriade di missioni egregiamente, probabilmente non eccellendo in nessun ruolo. L’F-35 non è stato progettato per il dogfighting ne’ per duellare nell’uno contro uno. E’ stato pensato per eliminare il nemico a distanza in contesti BVR (Beyond Visual Range). L'F-35, vettore tecnologico di prima fascia che per natura concettuale non potrà essere una piattaforma missilistica da battaglia per il dominio aereo integrato, è concepito come il fulcro del vero arsenale volante nella tattica aerea del futuro.

Il caccia universale

Il concetto di caccia universale è stato un totale fallimento per il Pentagono. Il programma Joint Strike Fighter semplicemente non ha funzionato nel modo in cui i militari avevano sperato con sogno di un caccia universale rimasto tale. Per capire di cosa stiamo parlando, bisogna ritornare agli esordi del programma JSF. Tra le direttive del Pentagono, oltre alle specifiche tipiche di un caccia tattico a bassa osservabilità, una linea principale di volo formata da tre versioni dello stesso caccia che avrebbero dovuto condividere il 70% delle parti in comune. Il programma Joint Strike Fighter, quindi, nasceva con l’obiettivo di sostituire le otto principali famiglie di piattaforme in servizio con gli Stati Uniti con tre varianti dell’F-35: la versione A per l’Air Force, la B con un sistema propulsivo diverso per il Corpo dei Marine e la C ottimizzata per l’US Navy. La speranza del Pentagono era quella di avere una sola piattaforme in grado di sostituire F-15 e F-16 nel dogfight. In grado di eccellere nel ruolo CAS in sostituzione dell’A-10 e che fosse in grado di rilevare l’intera flotta Hornet. A supporto dei Marine, l’F-35 avrebbe rimpiazzato l’Harrier. L’innegabile vantaggio economico di una sola piattaforma avrebbe incrementato l'efficienza nella produzione e formazione, risparmiando centinaia di miliardi di dollari. Il Pentagono, se avesse avuto quella piattaforma polivalente, avrebbe stornato le somme risparmiate negli altri programmi della Difesa. Un caccia per certi versi modulare, in grado di essere modificato in tempi relativamente brevi, forte di quel 70% dei sistemi in comune tra le tre versioni dello stesso caccia. Quel 70% di parti in comune tra le tre varianti, si rivelerà impossibile da raggiungere. Oggi, grazie anche alle continue specifiche che ogni ramo delle forze armate ha preteso nella propria variante, le versioni A, B e C dell’F-35 sono per lo più incompatibili tra di loro. Le tre versioni hanno soltanto il 20/25% delle parti in comune. La natura concettuale dello Joint Strike Fighter non ha funzionato nel modo in cui i militari speravano, con la nascita di una piattaforma universale. La cosa principale che le tre versioni hanno in comune è la designazione F-35. Per il resto, anche il disegno inizia a differenziarsi a seconda delle versioni. La sesta generazione non avrà alcuna sovrapposizione tra Marina ed Aeronautica: saranno aerei profondamente diversi.

F-35:Cosa farà l’Italia?

Il problema con l’F-35 non riguarda tanto l’acquisizione, ma i costi operativi e di supporto spalmati nel tempo (almeno fino al 2050). Voci che spaventano tutti i partner del programma JSF, Stati Uniti compresi. Lockheed ha garantito che entro i prossimi dieci anni i costi operativi e di supporto scenderanno fino al 38%. Nell’attesa i problemi che continuano ad attanagliare lo sviluppo dell’F-35 dovrebbero essere risolti (si spera) e si procederà con una produzione limitata. Da rilevare, infatti, che il Congresso degli Stati Uniti ha negato la possibilità che un sistema viziato ancora da sostanziali criticità entrasse in produzione di massa. Roma potrebbe quindi posticipare le acquisizioni attuando la medesima strategia di attesa del Canada, puntando a ricevere in futuro una piattaforma potenzialmente più affidabile ed economicamente gestibile. La questione sulla doppia capacità, infine, è prettamente politica. La proiezione nucleare, seppur limitata alla discrezionalità statunitense, conferisce autorità al tavolo delle trattative.

L'F-35 è la soluzione migliore? E' l'unica alternativa esistente ed il nostro Paese ha l'estrema necessità di sostituire la sua flotta tattica. L'Italia manca di esperienza con le piattaforme Super Hornet (a differenza del Canada ad esempio), Rafale e Saab JAS 39 Gripen. Sistemi che in ogni caso non garantiranno mai un profilo stealth di quinta generazione e le capacità software dell'F-35. L'auspicio è che entro il 2028 (ecco perchè l'attesa) il sistema F-35, oggi ancora in divenire dopo 16 anni di sviluppo, possa fare ciò che gli americani ci hanno sempre detto che farà a costi sostenibili. Alla fine è un sistema d'arma concepito per contesti che ancora non esistono. La questione F-35 è molto complessa. Le lezioni apprese con il suo sviluppo travagliato saranno certamente adottate quando un giorno (non tanto lontano) l'Italia dovrà acquistare un nuovo caccia per sostituire gli EFA.

Un'alternativa di quinta generazione all'F-35 non esiste, che ci piaccia o no.

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