L'Onu propone invio di truppe nei territori occupati da Israele

L’invio di militari Onu a Gaza e in Cisgiordania dipenderà comunque dall’assenso delle autorità israeliane

L'Onu propone invio di truppe nei territori occupati da Israele

Antonio Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite, ha formulato diverse proposte e raccomandazioni riguardo al “rafforzamento della protezione degli abitanti dei territori occupati da Israele”. Egli, al fine di salvaguardare i Palestinesi dall’“uso sproporzionato della forza militare” deciso in questi mesi dal governo Netanyahu, ha avanzato l’ipotesi di inviare a Gaza e in Cisgiordania forze armate Onu.

Lo scorso giugno, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, su iniziativa della delegazione palestinese, ha approvato una risoluzione con la quale incaricava il Segretario dell’organizzazione di predisporre un “adeguato piano di protezione” a vantaggio degli abitanti dei territori occupati. Guterres, nel rapporto pubblicato recentemente, delinea quattro opzioni attuabili dall’Onu per “salvaguardare la popolazione della Striscia di Gaza e della Cisgiordania”. Dopo la constatazione del fatto che solo l’accordo tra governo di Gerusalemme e Autorità nazionale palestinese può assicurare la pace in Medio Oriente, il “rapporto Guterres” presenta dure critiche a Israele: “L’occupazione militare irsaeliana della Striscia di Gaza e della Cisgiordania rappresenta da 50 anni una grave minaccia alla sicurezza globale. L’occupazione militare ha pregiudicato i negoziati per la pace e ha impedito il consolidamento delle istituzioni palestinesi e lo sviluppo economico di quei territori.” Il rapporto delinea quindi dei provvedimenti da sottoporre “al più presto” all’approvazione degli Stati membri delle Nazioni Unite al fine di ristabilire la pace in quelle regioni: “In attesa dell’accordo finale tra Israele e Palestina, il Segretario generale esorta i 193 Paesi membri a valutare le seguenti misure, utili sia alla salvaguardia degli abitanti di Gaza e della Cisgiordania sia a quella della popolazione israeliana.”

Le prime tre opzioni suggerite da Guterres consistono nell’invio nei territori occupati di maggiore personale delle agenzie Onu per i diritti umani, nello stanziamento di maggiori risorse da parte degli Stati membri per i programmi di sviluppo del Medio Oriente e nell’aumento degli osservatori delle Nazioni Unite incaricati di monitorare le “violazioni dei diritti fondamentali” subite dai Palestinesi. La quarta proposta, invece, mira a tutelare l’“incolumità fisica” degli abitanti di Gaza e della Cisgiordania. Per prevenire nuove violenze ai danni di questi ultimi, il “piano Guterres” ipotizza l’invio nei territori occupati di una “forza militare o di una forza di polizia a guida Onu”. I reparti delle Nazioni Unite avrebbero il compito di prevenire l’“uso letale della forza” da parte di Israele e fungerebbero da “deterrente” contro le “ritorsioni sproporzionate” decise dal Governo Netanyahu ai danni dei Palestinesi. Il rapporto, tuttavia, precisa che il contingente Onu potrà vedere la luce soltanto grazie all’assenso dello Stato ebraico. La “forza di deterrenza”, inoltre, per essere costituita, dovrà ottenere il voto favorevole del Consiglio di sicurezza. Gli Stati Uniti, membro permanente di tale organo, hanno già dichiarato di non avere alcuna intenzione di favorire la nascita del contingente Onu.

Il documento termina con forti accuse a Israele: “L’occupazione della Cisgiordania da parte dei coloni israeliani prosegue, violando palesemente il diritto dei Palestinesi all’autogoverno. Dal 30 marzo scorso, inoltre, le Israel Defense Forces hanno ucciso con freddezza diversi manifestanti disarmati e inoffensivi.” Il rapporto redatto da Guterres evidenzia anche le responsabilità di Hamas nella destabilizzazione del Medio Oriente: “Il lancio di razzi contro il territorio israeliano è una grave minaccia alla stabilità della regione. La costante esaltazione del terrorismo condotta da Hamas pregiudica l’esito dei negoziati per la pace, accresce le divisioni tra Israeliani e Palestinesi e rafforza le fazioni ostili al dialogo.”

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