L'Ue contro chi non accoglie: arrivano multe da 6500 euro per ogni immigrato rifiutato

Ue sempre più divisa. Per piegare i Paesi che non vogliono accogliere, Bruxelles è pronta a usare le maniere forti: chi non accetta i ricollocamenti incorrerà in pensanti sanzioni

L'Ue contro chi non accoglie: arrivano multe da 6500 euro per ogni immigrato rifiutato

L'Unione europea è pronta a fare la voce grossa con quei Paesi che si rifiutano di accogliere decine di migliai di immigrati. Per costringere il fronte dell'Est ad accettarli adesso gli euroburocrati di Bruxelles vogliono far pagare 6.500 euro per ogni immigrato rifiutato. Ma la strada è tutta in salita. E l'Europa sempre più divisa.

Mentre l’Europa rischia di spaccarsi sulla ricollocazione dei richiedenti asilo, gli Stati Uniti annunciano a sorpresa l’apertura del loro territorio a ben 100 mila rifugiati entro il 2017. La decisione, annunciata dal Segretario di Stato John Kerry, rende ancora più evidenti le difficoltà dell’Unione europea che si accinge a vivere una settimana di fuoco non solo sul terreno, dove non si fermano i flussi di migranti, ma anche sul piano politico. Contatti tra le cancellerie, telefonate e trattative sono in pieno svolgimento per cercare un accordo tra i 28 già nella riunione dei ministri degli Interni che si svolgerà domani a Bruxelles. L’obiettivo è quello di "sminare" il campo a livello di ministri per evitare che la battaglia sulle quote dei ricollocamenti approdi rovinosamente irrisolta sul tavolo dei leader che si sono di fatto "autoconvocati" per mercoledì. Sul tavolo la proposta della Commissione di ripartire una prima tranche di 40mila immigrati e, poi, una seconda di altri 120mila. I 54mila profughi che, secondo la proposta iniziale, avrebbero dovuto lasciare l’Ungheria, chiamatasi nel frattempo fuori dalle quote, sono per il momento "congelati" e solo in un secondo momento si stabilirà quali saranno i Paesi da "alleggerire". Dei 15.600 rifugiati che dovranno essere ricollocati dall’Italia, la bozza prevede che 3.064 andranno in Francia e 4.027 in Germania.

Contro le quote si sono schierati Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Lettonia. L'obiettivo è di convincere almeno il governo di Ewa Kopacz. Per farlo sono disposti a rinunciare, appunto, all'obbligatorietà delle quote. Con un escamotage: i Paesi saranno vincolati dal voto, ma le quote, che ricalcheranno comunque quelle calcolate da Bruxelles, saranno fissate dai ministri in una nota allegata alle conclusioni. Se un Paese dimostra di avere motivi eccezionalmente gravi che giustificano la mancata accoglienza, potrà scegliere fra due opzioni: o compensare contribuendo al fondo Ue per le migrazioni (e la cifra potrebbe corrispondere alla somma di quanto l’Ue dà al Paese che accoglie e quello da cui parte ogni profugo, ovvero 6.500 euro), oppure avere una proroga dei tempi di accoglienza. In ogni caso, non avrà la scelta di rifiutare i profughi assegnati dallo schema. In questo modo, gli immigrati rifiutati saranno assorbiti da altri Paesi che potranno beneficiare dei soldi incassati dall'Ue con le sanzioni.

In questo clima teso è molto difficile che il vertice straordinario di mercoledì possa occuparsi anche delle cause che stanno alla base dei flussi crescenti: la guerra in Siria ed Iraq non si ferma, il processo di pace in Libia avanza a passo di lumaca e l’esercito di uomini, donne e bambini che cerca l’Europa continua a pagare un’inaccettabile tributo di sangue. Per adesso non bastano neanche i ritrovamenti in mare o sulle spiagge di corpi di bambini per facilitare un minimo accordo europeo mentre un Paese chiave come la Turchia assorbe ben due milioni di immigrati.

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