La trovata dell'Unione europea Fondare una "scuola" per imam

Il presidente del Consiglio Ue: "Per combattere l'ideologia dell'odio, dobbiamo creare un Istituto europeo per formare gli imam in Europa". La Lega: "Idea impraticabile, bisogna rafforzare l'identità europea"

La trovata dell'Unione europea Fondare una "scuola" per imam

Nelle ultime settimane, il terrorismo è tornato a spaventare l'Europa. Prima in Francia, con l'attacco nella cattedrale di Nizza e la decapitazione di un professore che aveva mostrato a scuola le vignette di Charlie Hebdo, poi a Vienna, con gli attentati che hanno colpito diversi punti della città.

E ora, l'Unione Europea scende in campo con un'idea che scatena le polemiche: "Gli attacchi in Francia e Austria dimostrano che dobbiamo lottare senza sosta contro il terrorismo- ha scritto su Twitter la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen-Intensificheremo la nostra cooperazione. Siamo più forti insieme". Oggi, infatti, i leader di Francia, Austria, Germania e Olanda si sono incontrati in video conferenza con la presidente della Commissione e il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, per discutere sulle strategie necessarie per aumentare la risposta europea al terrorismo. Secondo quanto riportato da Europa Today, venerdì i governi dell'Ue discuteranno per decidere se affermate un testo anti-terrorismo, sostenuto da Emmanuel Macron e Sebastian Kurz, che chiederebbe "maggiori sforzi ai migranti per imparare la lingua dello Stato d’accoglienza, ma anche di far integrare i propri figli nella società 'ospitante'".

Non solo. L'idea, sostenuta dal presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, sarebbe anche quella di creare un "Istituto europeo per la formazione degli imam, per garantire che questo messaggio di tolleranza e apertura possa essere trasmesso a livello europeo". L'ex primo ministro del Belgio, ora presidente del Consiglio europeo, ha ribadito il concetto anche su Twitter: "Per combattere l'ideologia dell'odio, dobbiamo creare il prima possibile un Istituto europeo per formare gli imam in Europa- ha scritto-I messaggi online che glorificano il terrorismo devono essere rimossi rapidamente. Non deve esserci impunità per i terroristi e per coloro che li lodano su Internet".

Secondo le rivelazioni del Guardian, il progetto non ancora dicusso affermerebbe la volotà di "rafforzare i musulmani europei come nostri partner nella lotta contro l'estremismo islamista perché anche loro sono le sue vittime. Vogliamo supportarli nei loro sforzi per organizzare la loro religione indipendentemente dalle interferenze straniere. A nostro avviso è necessario sviluppare un linguaggio condiviso a livello europeo che distingua tra islam e islamismo nel senso di estremismo a sfondo religioso".

Dall'Italia arrivano dure critiche alla proposta dell'Unione Europea, non ancora discussa e approvata. "Con estremisti e sospetti terroristi a piede libero per l'Italia e per l'Europa, l'Ue propone un istituto europeo per la formazione degli imam- fa notate l'europarlamentare della Lega, Silvia Sardone-In un'Europa impaurita e colpita nel cuore dagli attentati terroristici in Francia e a Vienna, ci saremmo aspettati dalle istituzioni europee una presa di posizione forte e misure concrete contro il pericolo islamista". E incalza: "Servono reali azioni di contrasto attraverso come la chiusura dei porti e delle moschee abusive, la verifica degli imam e dei sermoni e una seria analisi dei finanziamenti alle strutture di preghiera: non è certo con un nuovo e fallimentare carrozzone che si combatte il pericolo islamista".

Dure anche le parole di Paolo Borchia, altro europarlamentare della Lega, che sostiene "impraticabile e illusoria" la creazione di un istituto di formazione per gli imam. "Il radicalismo islamico si combatte rafforzando l'identità europea, non con istituti inutili a spese dei cittadini- aggiunge Borchia- La presenza islamica in Europa è plurale, l'ala più radicale trova terreno fertile nelle debolezze della società europea e delle istituzioni comunitarie. Il terrore non si sconfigge se non si lavora sulla cultura".

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