Il "missile celebrativo" ultima minaccia della Corea del Nord

La flotta americana si schiera, i bombardieri hanno da tempo i motori accesi sulle basi americane della Corea del Sud e il mondo aspetta di vedere che cosa farà il giovane Kim Jong-un

Il "missile celebrativo" ultima minaccia della Corea del Nord

La terza guerra di Corea, quella in corso e non sarà come la prima né come la seconda: la americana flotta si schiera, i bombardieri hanno da tempo i motori accesi sulle basi americane della Corea del Sud e il mondo aspetta di vedere che cosa farà il giovane Kim Jong-un, dittatore di Pyongyang, per festeggiare in modo visibile domani, anniversario della morte del fondatore della Repubblica Popolare della Corea comunista, Kim Il-sung. Tutte le opzioni, ma anche i tubi di lancio, sono aperti. Nel passato, quando i nord-coreani varcarono con un atto di guerra il 38° parallelo, il generale Douglas McArthur, che aveva piegato il Giappone impiccandone la casta militare e imponendo Parlamento e Costituzione, marciò fino al confine con la Cina di Mao, retrovia dei coreani. I cinesi si lanciarono nella mischia temendo l’invasione e il conflitto diventò un mattatoio di trincea. McArthur sosteneva che «non esiste vittoria se non è una completa vittoria» e aveva deciso di marciare, anche contro il parere di Washington, su Pechino usando l’arma atomica. Il presidente Harry Truman lo strappò dal comando accusando il generale di cesarismo, come Giulio Cesare quando varcò il Rubicone sfidando la Repubblica. Come risultato finale la seconda guerra di Corea fu persa dagli Stati Uniti che tornarono al punto di partenza. I cinesi allora adottarono la Corea del Nord.

Oggi siamo già nella seconda fase della terza guerra coreana, totalmente tecnologica. Questa terza guerra è cominciata quando il dittatore ha violato le leggi con i suoi test atomici e lanci di missili in direzione del Giappone. Fu allora che i settori cibernetici dell’aeronautica militare americana entrarono sul campo di battaglia con i computer. Obama fece stanziare fondi segreti e la Corea fu costretta a registrare eventi come la caduta di missili appena lanciati, o altri che esplodevano nei silos. Fu così che entrò in gioco il cugino cinese, protettore dei coreani e tecnologicamente avanzatissimo anche grazie ai milioni di cinesi tornati dagli Stati Uniti. Di qui il senso dei colloqui riservati fra Trump e il presidente cinese Xi mentre già fioccavano i Tomahawk sulle piste siriane: «Che intenzioni avete laggiù a Pechino?» ha chiesto Donald Trump: «Ci pensate voi a far rinsavire il matto di Pyongyang o lo dobbiamo fare noi? Se scegliete la seconda opzione, vi avverto che vi presenteremo il conto». Il presidente Xi ha risposto che avrebbe valutato. I coreani hanno cercato di impedire ai cinesi di tirarsi indietro rilasciando foto dei loro sistemi d’arma che mostrano componenti di tecnologia cinese. Freschi di fabbrica.

Mentre scriviamo la flotta americana si dispone in posizione da battaglia: i vascelli di rifornimento fanno da tender tra le navi maggiori, i montacarichi

riforniscono gli aerei sui ponti di lancio con tutte le opzioni, dalla ricognizione armata ai missili non convenzionali. La terza guerra di Corea è dunque in corso e ancora una volta sarà la Cina a decidere chi vince e chi perde.

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