"Mosca sarà sconfitta". Ecco il prezzo da pagare

Gli ostacoli al negoziato, gli obiettivi degli Usa, la vittoria di Kiev e il costo della pace per l’Occidente. Parla il consigliere di Condoleezza Rice

“Mosca sarà sconfitta”: ecco il prezzo da pagare Esclusiva

“I fatti sul campo di battaglia sono che l'Ucraina sta vincendo la guerra", dice Eliot A. Cohen, ex direttore della pianificazione politica del Pentagono e consigliere senior del dipartimento di Stato ai tempi di Condoleezza Rice. Se una trattativa tra le parti è possibile solo dopo la sconfitta di Mosca, per il professore della Johns Hopkins University, con una Russia indebolita e isolata ma non meno pericolosa, per l’Occidente il dopoguerra non sarà certo un ritorno alla pax perpetua. Perché “una bestia ferita” diventa più “rabbiosa” e difficilmente smette di “mordere”.

È davvero possibile una sconfitta militare di Mosca?
“L'esercito russo è molto più piccolo di quanto molti pensino: non è la grande potenza della seconda guerra mondiale. È mal guidato, poco disciplinato e ha subito perdite pesantissime. I russi sembrano mettere insieme unità sgangherate, rimpiazzandole spesso con truppe scarsamente addestrate al combattimento. Possono avere successi locali, ma prima o poi un esercito del genere non può che crollare. E in effetti ci sono già alcuni casi di diserzione e ammutinamento. Anche gli ucraini hanno subito pesanti perdite, ma morale e motivazione a combattere sono di gran lunga superiori a quelli dei russi”.

Piegare la Russia, come ha detto di recente il segretario alla Difesa Lloyd Austin è anche l’obiettivo degli Stati Uniti.
“Gli Stati Uniti hanno chiarito che mirano alla sconfitta strategica della Russia, il che credo significhi il ritorno alle linee territoriali del 23 febbraio e un suo indebolimento a lungo termine. E le azioni di Vladimir Putin hanno già contribuito a centrare questo risultato: ci vorranno anni, e forse decenni, prima che l'economia russa si riprenda”.

Poi sarebbe difficile contenere il malcontento interno anche per Vladimir Putin. Quindi la strategia statunitense mira a un regime change?
“Gli Stati Uniti non hanno mai dichiarato un tale obiettivo. Che sarebbe insensato. Tuttavia, è probabile che Putin, dopo aver causato un disastro totale per la politica estera e l'economia russe, sarà costretto a uscire di scena. Certo, sarebbe auspicabile venisse sostituito da un regime più liberale, ma le possibilità che accada sono piuttosto basse. Quindi una strategia con questo scopo non sarebbe realistica”.

Washington, per ora, punta a indebolire Mosca e isolarla a livello internazionale, continuando a sostenere e armare l'Ucraina. Non crede che per la sicurezza globale sarebbe meglio negoziare con la Russia, magari attraverso la diplomazia militare?
“Assolutamente. Ma la Russia non sarà interessata ai negoziati finché il Cremlino non avrà ben chiaro che sta perdendo la guerra, e per ora non sembra capirlo appieno. Un cosiddetto 'compromesso' che lasci l'Ucraina smembrata sarebbe una catastrofe morale, oltre che geopolitica. Aprirebbe la strada a guerre future, e non solo in Ucraina, causate dalle mire espansionistiche neo imperiali della Russia. Non abbiamo il diritto di negoziare sulle pelle degli ucraini, o di tentare di persuaderli a rinunciare a parte del loro territorio, come non avremmo il diritto di chiedere all'Italia di rinunciare al Lago di Como per placare la Russia”.

Quante possibilità ci sono che l'amministrazione Biden scelga la trattativa al posto della linea dura?
“Al momento, un negoziato sembra una prospettiva improbabile, almeno fino a quando non ci sarà un'iniziativa da parte russa. E per ora, da Mosca, non c’è nessuna azione in questa direzione. Non ha senso discutere di 'compromesso' finché la Russia non sarà sconfitta sul campo”.

Come ha scritto anche lei, “ogni guerra prima o poi finisce, anche questa”. Dopo, però, “non ci sarà nessun ritorno alla normalità o allo status quo ante”. Quale sarà il prezzo per mantenere la pace?
“Il prezzo della pace? Sono due le condizioni da soddisfare: essere ben armati e continuare a sostenere l'Ucraina. In pratica, i paesi europei dovrebbero spendere il 2 o anche il 3% del loro Pil per la difesa. Uno sforzo che, diciamo, si possono permettere. E se non lo facessero sarebbe molto peggio”.

Quindi, mi sta dicendo che il prezzo della vittoria di Kiev sarà un’instabilità globale?
“Come possiamo dirlo noi davanti al massacro di Bucha, alle città devastate, ai corpi torturati e alle donne violentate? Il mondo libero e democratico sta affrontando e dovrà affrontare una prova della sua fede, del suo coraggio e della sua volontà di difendere i propri valori fondanti. Gli Stati Uniti, il Regno Unito e gli altri stati Nato in prima linea lo stanno già facendo. Mentre alcuni governi in Europa, con loro vergogna, non lo stanno facendo così bene”.

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