Quel neo cardinale rimasto 10 anni nei ‘campi di lavoro’ comunisti

Durante l'occupazione sovietica fu un dissidente e per le sue attività anticomuniste fu pesantemente interrogato nella prigione del Kgb di Vilnius e deportato nei campi siberiani

Tra i 13 prelati scelti da papa Francesco come nuovi cardinali della Chiesa cattolica ha molto emozionato la testimonianza del neo cardinale Sigitas Tamkevičius contro una delle peggiori ideologie del '900: il comunismo.

L’arcivescovo emerito di Kaunas (già titolare della diocesi dal 1996 al 2015), un gesuita lituano (il quarto cardinale di origine lituana nella storia), durante l'occupazione sovietica era un dissidente e pubblicò la Cronaca clandestina della Chiesa cattolica lituana. Per le sue attività antisovietiche fu pesantemente interrogato nella prigione del Kgb di Vilnius e fu deportato nei campi sovietici.

In particolare il neo cardinale fu internato, per ben 10 anni, nei ‘campi di lavoro’ comunisti in Siberia. "Ho avuto alcuni momenti difficili in prigione, i fatti peggiori si verificavano durante gli interrogatori", ha detto Tamkevičius ai giornalisti presenti in Vaticano. "I miei interrogatori sono durati per mesi".

Giovane sacerdote gesuita non disposto a tacere sulle ingiustizie perpetuate dal comunismo, il neo cardinale ha spiegato di aver avuto la consapevolezza dei rischi dello svolgimento del ministero sacerdotale sotto il regime sovietico, tuttavia la sua deportazione nei campi in Siberia l’aveva accolta con sorpresa: "non mi aspettavo questa notizia. Era arrivata in modo improvviso".

Il cardinale ha ricordato come sia sopravvissuto a 10 anni nella prigione sovietica grazie alla fede e alla Santa Messa. "Il sostegno centrale per me è stata la mia fede, che ho mantenuto viva pregando molto. Potevo celebrare la Messa solo in segreto. Ho celebrato l'Eucaristia regolarmente e per me è stata una grande forza in prigione". Per ottenere il pane e il vino necessari per la transustanziazione eucaristica nel Corpo e Sangue di Gesù Cristo il neo porporato ha usato frammenti di pane azzimo, che riusciva a ricevere durante la prigionia, e qualche acino di uva secca dal quale ricavava il vino. Tamkevičius ha ricordato che la forza che traeva dall'Eucaristia gli ha permesso di attira l'attenzione degli altri prigionieri che gli dicevano: "è più facile per te perché hai fede, perché puoi dire Messa e questo ti rende più forte di noi".

Il neo cardinale ha sottolineato la sua sintonia con Papa Francesco sull'importanza della dimensione del martirio, perché "se un credente non è disposto a soffrire per la sua fede, allora è un credente molto debole. La nostra Chiesa locale può dare il buon esempio a tutta la Chiesa perché durante i 50 anni di comunismo abbiamo custodito la nostra fede". Ecco perché il neo porporato ha sottolineato che la sua nomina non è un dono fatto a lui dal Papa ma un dono che il Santo Padre "ha voluto fare a tutta quella Chiesa che ha sofferto negli anni sovietici a causa del comunismo".

Tamkevičius ha sottolineato che gli anni della persecuzione durante il regime comunista e l'occupazione sovietica paradossalmente servirono a rafforzare anche le relazioni ecumeniche tra cattolici e ortodossi. "Quando eravamo nel campo di lavoro forzato sedevano allo stesso tavolo e mangiavamo dallo stesso piatto".

"Durante i 10 anni di prigione in Siberia mi sono messo nelle mani della Vergine", ha concluso il neo cardinale. Poi, quando è ritornato dalla Siberia, "appena sceso dal treno, sono andato immediatamente alla cappella della Madonna della Porta dell'Alba a Vilnius. Lì ho celebrato la Messa, ringraziando il Signore e anche la Vergine d’essere sopravvissuto a quell’orrore".

Il presidente lituano, l'economista Gitanas Nausėda ha affermato che Sigitas Tamkevičius è un modello di ferma determinazione e lotta per la libertà di religione. Il Presidente ha spiegato che la fedeltà del clero alla loro vocazione e la loro lotta al Comunismo continua ancora ad ispirare molti. "Attraverso l’esperienza della Chiesa ‘sotterranea’ il neo cardinale Tamkevičius ha dato esempi di perseveranza, spirito incrollabile e determinazione, lotta per la libertà di espressione e di religione". A parte la berretta cardinalizia, per i suoi meriti in Lituania il cardinal Tamkevičius ha già ricevuto vari riconoscimenti statali.

Lo scorso anno, durante la visita di Papa Francesco nel paese baltico, Tamkevičius ha accompagnato il Santo Padre durante la sua visita all'ex carcere del Kgb, proprio dove l’alto prelato era stato imprigionato.

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Commenti

newman

Lun, 07/10/2019 - 19:00

Questi sono i veri eroi!

Valvo Vittorio

Lun, 07/10/2019 - 19:48

E' grazie agli anglo-americani che il neo cardinale è stato "liberato". La forza della fede gli ha consentito di resistere. I popoli baltici hanno dimostrato la caparbietà di saper resistere alle angherie e oggi fanno sfoggio della loro ferrea determinazione per un mondo libero dalle tirannie. L'attuale papa ha solo fatto il minimo dovuto. Anche il precedente papa emerito ha dato a questa comunità la forza di resistere. Ho avuto modo di conoscere quei popoli e meritano infinita ammirazione.

parmenide

Lun, 07/10/2019 - 23:45

La grande madre Russia, un tour operator che garantiva un soggiorno a vita ai suoi cittadini presso le incantevoli isole solovki , un luogo ben peggiore dell' inferno dantesco , sempre in nome della lotta ai controrivoluzionari. Male assoluto.