Ora la Bbc dedica una serie tv a Greta Thunberg

La serie seguirà l'attivista nella sua crociata internazionale contro i cambiamenti climatici, dando una "visione d'insieme su cosa significhi essere un'icona globale"

Ora la Bbc dedica una serie tv a Greta Thunberg

La Bbc produrrà una serie tv dedicata a Greta Thunberg e alla sua lotta ai cambiamenti climatici. Lo ha annunciato la stessa società concessionaria in esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo nel Regno Unito, sottolineando che la nuova serie di documentari "seguirà la crociata internazionale di Greta" mentre porta avanti la sua battaglia "in alcuni dei luoghi più straordinari della terra ed esplora quali azioni potrebbero essere intraprese per limitare i cambiamento climatici e i danni che questi ultimi provocano". Nel suo viaggio, riporta sempre la Bbc, Greta incontrerà "non solo scienziati di spicco, ma leader politici e uomini di affari", esaminando "le prove scientifiche sul clima e sfidandoli a cambiare".

La Bbc seguirà anche il viaggio di Greta "nell'età adulta mentre continua a confrontarci con le conseguenze dell'inazione da parte del mondo reale". Come spiega Rob Liddell, produttore esecutivo degli studios, "il cambiamento climatico è probabilmente la questione importante delle nostre vite, così ci è sembrato opportuni fare una serie che esplorasse i fatti e la scienza dietro questo tema complesso. E farlo con Greta è un privilegio straordinario, avendo un punto di vista dall'interno di quella che è un'icona globale ed uno dei voli più famosi del pianeta". L'annuncio arriva il giorno dopo che Greta Thunberg ha fatto un'apparizione video agli Academy Awards con il documentarista britannico David Attenborough e una settimana dopo che l'attivista è stata nominata per il secondo premio Nobel per la sua sfida ai cambiamenti climatici.

Greta diventa un marhio registrato

Nelle scorse settimane, l'attivista svedese ha annunciato che il suo nome e quello di Fridays for future, il movimento da lei lanciato, diventeranno dei marchi registrati. "Il mio nome ed il movimento #FridaysForFuture vengono costantemente utilizzati per scopi commerciali senza alcun consenso. Accade per esempio nel commercio e alcune persone fanno soldi a nome mio e del movimento", ha osservato Greta Thunberg. Quella dell'attivista rappresenta una mossa necessaria per agire per vie legali "contro quelle persone o società che stanno provando ad usare me ed il movimento per scopi non in linea con quello per cui il movimento si batte".

Rivolgendosi al suo pubblico e ai suoi sostenitori, l'attivista per il clima invita ad essere "estremamente sospettosi" se si viene contattati da "me" o da "qualcun altro che dice di rappresentarmi. Mi scuso con chiunque sia stato contattato- e persino indotto in errore - da questo tipo di comportamento. Succede ad esempio nel marketing, nella vendita di prodotti e nelle persone che raccolgono denaro in mio nome e nel movimento. Ecco perché ho fatto domanda per registrare il mio nome, Fridays For Future, Skolstrejk för klimatet ecc. come marchi".

Ecco chi tira le fila del fenomeno Greta Thunberg

La storia di Greta Thunberg inizia il 20 agosto 2018. Ingmar Rentzhog, che è fondatore della start-up We Do not Have Time, incontra Greta di fronte al Parlamento svedese e pubblica un post commovente sulla sua pagina Facebook. Siamo al primo giorno dello sciopero iniziato da Greta. Per capire chi è Ingmar Rentzhog occorre fare un altro passo indietro. Nel maggio 2018, è stato assunto come presidente e direttore del think tank Global Utmaning, che promuove lo sviluppo sostenibile e si dichiara “politicamente indipendente”. Sarà, ma il suo fondatore è nientemeno che Kristina Persson, figlia del miliardario ed ex ministro socialdemocratico dello sviluppo strategico e della cooperazione tra il 2014 e il 2016. Attraverso l’analisi dei tweet del think tank, si deduce un forte impegno politico alla vigilia delle elezioni europee, a favore di un’alleanza che andrebbe dai socialdemocratici alla destra svedese. I nemici sono i “nazionalismi” che emergono ovunque in Europa e nel mondo.

Ma torniamo alla start up. We Do not Have Time, infatti, è decollata proprio grazie a Greta. Il 24 novembre Rentzhog la nomina nel board. Solo tre giorni dopo, la start up lancia una campagna di crowfunding per 30 milioni di corone svedesi (circa 2,8 milioni di euro). Greta è nominata ovunque. Lo stesso Ingmar Rentzhog si vanta di "aver scoperto" la ragazza ma nega, in seguito di averne sfruttato l’immagine per raccogliere denaro, pur sostenendo di "aver avuto un ruolo centrale nella crescita della sua popolarità". Il quotidiano svedese Svenska Dagbladet lo incalza e accusa la start up di aver sfruttato la ragazza affetta dalla sindrome di Asperger e la sua battaglia per il clima per mero tornaconto personale. Dal canto loro, i genitori sostengono che la battaglia di Greta è assolutamente genuina e sincera ma non smentiscono affatto i rapporti con Rentzhog e il suo entourage. Secondo Weltwoche, la madre di Greta, la cantante Malena Ernman, avrebbe confermato che l’attivista ambientalista Bo Thorén aveva reclutato sua figlia. Thorén è membro del consiglio di amministrazione di Fossilfritt Dalsland ed è un rinomato rappresentante del movimento ambientalista internazionale Extinction Rebellion.