La crociata del politically correct contro il "bikini sessista"

La federazione ha condannato le atlete della squadra norvegese di pallamano a pagare a una multa equivalente a 1500 euro. Motivo? Si sono rifiutate di indossare i tradizionali slip e bikini. Sdegno in Norvegia

Altra crociata dei politically correct. Atlete contro il "bikini sessista"

Nella pallamano da spiagga è guerra contro il bikini "sessista". Come riporta la Msnbc, questa settimana la squadra femminile norvegese di beach handball è stata multata di 1.500 euro (circa 1.765 dollari) dalla Federazione europea di beach handball. Motivo? Le atlete hanno indossato i pantaloncini di spandex invece dei tradizionali slip e bikini durante la partite valevole per il terzo posto contro la Spagna dei Campionati Europei di Beach Handball che si svolgono a Varna, in Bulgaria. I regolamenti della Federazione internazionale di pallamano da spiaggia stabiliscono che le atlete devono indossare slip bikini "con una vestibilità aderente", mentre le controparti maschili possono indossare i pantaloncini. Questo, secondo le atlete norvegesi e secondo gran parte dell'opinione pubblica più progressista, rappresenta una discriminazione misogina e arcaica, volta all'"ipersessualizzazione" delle atlete donne. Sdegno nel Paese scandinavo, come riporta l'agenzia Agi. "E' totalmente ridicolo. Cambiamenti comportamentali sono necessari con una certa urgenza nell'universo dello sport, conservatore e maschilista" ha reagito su Twitter il ministro della Cultura, Abid Raja. "Una visione così machista della donna appartiene ad un'altra epoca" ha denunciato un giornale regionale norvegese.

Pallamano da spiaggia, è guerra contro il "bikini sessista"

Le giocatrici norvegesi sapevano che avrebbero violato le linee guida della Federazione internazionale di pallamano, ma hanno scelto di andare avanti comunque con il cambio della divisa, come forma di protesta pubblica contro tali regole. La Federazione norvegese di pallamano ha sostenuto l'iniziativa e ha accettato di pagare le multe inflitte alle atlete. Il capitano della squadra Katinka Haltvik ha dichiarato all'emittente pubblica norvegese Nrk che lei e le sue compagne di squadra hanno preso la decisione "spontanea" di sostituire gli slip con i pantaloncini blu per stimolare il dibattito pubblico e, si spera, cambiare le regole. "Spero che avremo una svolta e che la prossima estate indosseremo in quello che vogliamo", ha detto a Nrk. Ha anche aggiunto che la pallamano da spiaggia"dovrebbe essere uno sport inclusivo, non esclusivo".

Solo una questione di comodità?

Davvero si tratta di mero comfort, oppure la ragione di questa battaglia va inserita nell'ambito della discussione ideologica sull'identità di genere? A giudicare dalle parole di Haltvik, che accusa la pallamano di non essere sufficientemente inclusiva, il sospetto è che si tratti della seconda ipotesi e ci sia molta politica in questa battaglia. C'è davvero qualcosa di male o di offensivo in un bikini in spiaggia oppure si tratta di una crociata che strizza l'occhio al politicamente corretto? Il paradosso è che negli anni '50 e '60 anni le donne indossavano con fierezza le minigonne per sfidare i dogmi perbenisti della società dell'epoca: oggi accade il contrario, forse perché il politicamente corretto è il nuovo perbenismo. Per quanto concerne la multa, che può apparire eccessiva, va detto che in qualsiasi sport se non ci si presenta con l'abbigliamento consono si rischia di incappare in multe e sanzioni: difficile dunque comprendere tanto sdegno, vista anche la piena consapevolezza delle atlete che sapevano di violare le regole. E - piaccia o meno - la loro missione può dirsi compiuta, visto il grande dibattito di queste ore.