"Il peso del suo discorso...". Cosa c'è nelle parole (non dette) di Putin

Secondo l'ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, il leader del Cremlino "ha escluso l'arma nucleare" e potrebbe valutare una interlocuzione con Zelensky

"Il peso del suo discorso...". Cosa c'è nelle parole (non dette) di Putin

Nessun annuncio muscolare, ma un intervento abbastanza fiacco e a tratti irriconoscibile. Il discorso di Vladimir Putin in occasione delle celebrazioni per la vittoria nella Seconda guerra mondiale ha sorpreso la comunità internazionale e c’è chi intravede spiragli positivi. Il peso delle sue dichiarazioni “è nelle parole non dette”, secondo Ferdinando Nelli Feroci.

Intervenuto ai microfoni del Messaggero, l’ambasciatore ha spiegato che l’arringa di Putin potrebbe rappresentare un segnale di svolta nei giorni più duri del conflitto in Ucraina. Il discorso del presidente russo “è stato molto breve”, ha rimarcato l’esperto, e “più interessante è ciò che non ha detto”. Il numero uno del Cremlino, infatti, non ha annunciato l’ampliamento dell’offensiva o la mobilitazione generale: “Non c’è stata escalation nelle parole, e questo è positivo”.

“Si potrebbe quasi interpretarlo come il segno che qualcosa sta maturando”, l’analisi di Ferdinando Nelli Feroci, con la possibile apertura alla sospensione delle ostilità o quanto meno all’avvio di una seria forma di interlocuzione con il presidente ucraino Zelensky e l’Occidente. Il diplomatico ha sottolineato che Putin ha implicitamente escluso il ricorso all’arma nucleare, anche se non è da sottovalutare l’affondo nei confronti di Usa e Nato.

“In concreto non cambia nulla, rispetto alle previsioni di sviluppo nelle prossime settimane”, il monito dell’ex Commissario europeo. L’obiettivo dell’Occidente deve essere quello di evitare che la Russia esca da questo conflitto come la Germania sconfitta uscì dalla conferenza di Versailles dopo la Prima guerra mondiale, anche se resta un grande punto interrogativo sulle mosse russe sul campo di battaglia.

Resta da capire, infatti, se la Russia vorrà fermarsi con l’occupazione del Donbass e del corridoio che lo lega alla Crimea o se vorrà conquistare anche Odessa e precludere a Kiev l’accesso al mare. Ciò che sembra evidente, a parere del presidente dell’Istituto affari internazionali, è che le minacce arrivate da Mosca su “armi mai viste” e l’atomica abbiano “svolto una funzione di dissuasione rispetto all’Occidente che aiuta l’Ucraina, e non comportino alcun rischio immediato”. Siamo nell’ambito di deterrenza e propaganda, in altri termini.

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