Più di un milione di profughi dall'Afghanistan, l'Europa adesso trema

In migliaia stanno già premendo lungo il confine iraniano per raggiungere da lì la Turchia: verso l'Europa nelle prossime settimane potrebbero partire fino a due milioni di afghani in fuga dai talebani

Più di un milione di profughi dall'Afghanistan, l'Europa adesso trema

Un milione, ma molto probabilmente anche di più. Sul numero dei profughi pronti a scappare dall'Afghanistan dopo la caduta di Kabul in mano talebana c'è discordanza. Una cosa però è certa: l'Europa nelle prossime settimane è chiamata a gestire una pressione migratoria con ben pochi precedenti.

I corridoi migratori aperti dalla crisi afghana

Nei corridoi diplomatici si è parlato nelle scorse ore anche di due milioni di cittadini pronti a lasciare l'Afghanistan. Costi quel che costi. Ieri il mondo ha assistito alle immagini di gente aggrappata ai carrelli degli aerei pur di volare via da Kabul. La realtà, già molto tragica, è ancora più complessa.

Non è soltanto la capitale ad essere oggetto di tentativi di fuga. Al contrario, è l'intero Paese ad essere intimorito con migliaia di persone pronte ad andar via dalle principali città. Parlare di due milioni di potenziali profughi non è quindi così avventato. Anzi, attualmente costituisce il principale timore delle cancellerie europee.

In poche settimane è collassato un intero Stato già debole prima dell'accelerazione impressa dai talebani alle loro mire di conquista. Quando a franare è un'intera architettura statale l'esodo è dietro l'angolo. Lo si è visto ad esempio nel 2015, quando l'avanzata dell'Isis ha tolto dal controllo di Damasco e Baghdad intere fette di territorio siriano e iracheno e più di un milione e mezzo di persone si sono riversate in Europa tramite la rotta balcanica.

Chi è rimasto bloccato a Kabul vede nell'aeroporto l'unica via di fuga. Ma c'è chi sta provando a raggiungere via terra i confini. Dal nord dell'Afghanistan ad esempio, abitato maggiormente da gente di etnia tagika e uzbeka, si va verso l'Uzbekistan. Chi a sud, tra i primi feudi talebani, teme ritorsioni dagli islamisti viaggia verso il Pakistan.

A preoccupare maggiormente l'Europa è la tratta migratoria verso ovest. Quella cioè che conduce al confine con l'Iran. Le province di questa parte del Paese, tra cui quella di Herat, hanno storicamente importanti rapporti commerciali con Teheran. Dirigersi verso il territorio iraniano è dunque uno sbocco naturale. Qui però non si va per rimanere. Dall'Iran, è il sospetto delle fonti di sicurezza di molti Paesi europei, il vero obiettivo è raggiungere la Turchia per poi provare ad arrivare in Europa.

Dall'inizio dell'avanzata talebana, come riportato da Antonella Coppari su IlGiorno, le autorità di Ankara avrebbero contato già l'ingresso di centomila profughi afghani. In Iran ce ne sarebbero molti di più, nascosti in villaggi o territori remoti in attesa di un passaggio per raggiungere la frontiera turca.

Una pressione migratoria che è soltanto all'inizio e che da qui ai prossimi mesi potrebbe rappresentare autentica spina nel fianco per l'Ue. Un altro, tra i tanti, effetti collaterali del precipitoso addio delle forze internazionali dall'Afghanistan.

Europa divisa sul da farsi

Angela Merkel non sembra intenzionata a ripetere l'esperienza del 2015, quando il suo governo ha dato via libera incondizionato all'ingresso di cittadini siriani. In Germania a settembre si vota e il suo partito non può permettersi di passare come pro immigrazione, pena un'ulteriore perdita di popolarità. La strada che la cancelliera vorrebbe tracciare è quella di un aiuto ai Paesi confinanti con l'Afghanistan. Mettere cioè nelle condizioni i governi della regione di accogliere l'esodo, un modo per evitare numeri eccessivi di rifugiati in Europa.

La linea di Berlino è seguita anche dall'Austria e da diversi Paesi dell'Ue. Ma in ambito europeo sono diverse le resistenze in tal senso. Il presidente dell'europarlamento, David Sassoli, ha sottolineato l'importanza di fornire a tutti la possibilità di presentare in territorio comunitario domanda di asilo.

Anche il commissario europeo all'economia, Paolo Gentiloni, è dello stesso avviso. “Occorre un impegno che dovrà essere ispirato alla ragionevolezza, ma anche all'accoglienza – ha dichiarato in una recente intervista su IlMessaggero – Giorni fa il primo ministro canadese Justin Trudeau ha annunciato un aumento delle quote di ingresso riservate agli afgani per accogliere altre 20 mila persone. Penso che l'Europa inevitabilmente dovrà attrezzarsi per corridoi umanitari e accoglienze organizzate”.

Il dibattito è appena all'inizio. Ma nel frattempo l'esodo è iniziato. Dall'Afghanistan si sta scappando, in migliaia stanno provando a raggiungere l'Iran e premere sulla Turchia. Nel giro di poche settimane questo flusso migratorio potrebbe pesantemente condizionare il Vecchio Continente.

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