Guerra in Ucraina

Il giro di vite di Putin: pene più severe per i disertori

Approvato un pacchetto di emendamenti al codice penale russo. Le pene arrivano a un massimo di dieci anni di reclusione anche durante la "mobilitazione"

Il pugno di ferro di Putin: pene più severe per i disertori

La mobilitazione (parziale) delle truppe non è l'unico provvedimento del presidente russo Vladimir Putin per imprimere una svolta a quella che ancora definisce come "operazione militare speciale". Il capo del Cremlino ha firmato infatti un pacchetto di emendamenti al codice penale e al codice di procedura penale che prevedono pene più severe per tutti quelle azioni che possono rappresentare degli ostacoli alla buona riuscita della mobilitazione, e quindi all'andamento della guerra.

Il nuovo pacchetto di emendamenti prevede in particolare pene più severe per il rifiuto di partecipare alle ostilità, la disobbedienza agli ordini di un superiore, la diserzione, il saccheggio e la "resa volontaria" anche qualora essa non abbia gli elementi per essere considerata tradimento. Le pene sono in larga parte aumentate fino a dieci anni di carcere (solo per la diserzione fino a questo momento era previsto un massimo di cinque anni di reclusione). Interessante anche quello che viene specificato all'interno del pacchetto di modifiche introdotte oggi e che diventano immediatamente esecutive: cioè che, come riportato dall'agenzia russa Ria Novosti, sarà considerata circostanza aggravante il fatto che questi reati siano commessi non solo durante un conflitto, ma anche durante un periodo di mobilitazione. Elemento che aiuta a comprendere come sia di fatto posto sullo stesso piano questo preciso momento storico con quello di una formale dichiarazione di guerra.

La mossa di Putin, che rappresenta il completamento formale di una serie di provvedimenti già approvati dalle Camere, conferma che quanto sta avvenendo in Russia è un vero e proprio innalzamento del livello dello scontro anche nella percezione dell'opinione pubblica. La mobilitazione parziale e la minaccia nucleare non sono solo questioni di natura strategica e internazionale, ma vanno a colpire stavolta più direttamente la popolazione russa. La guerra in Ucraina, che il Cremlino ribadisce essere una "operazione militare speciale", oggi è un fattore molto più pervasivo della società, coinvolgerà direttamente la vita di molte più persone (i 300mila coscritti sembrano indicati al ribasso) e fa sì che il governo senta la necessità di inasprire le pene anche per evitare le immagini di fughe all'estero e dei manifestanti nelle piazze. Scene che smentiscono la narrazione della "guerra patriottica" ritenuta invece un caposaldo della logica del presidente e confermata anche da recenti articoli apparsi sui media russi.

Per molti osservatori, un segnale di un'incapacità da parte di Putin di convincere realmente il suo popolo di quanto sta accadendo e della necessità guerra. Quello che è certo, è che in Russia questa nuova fase del conflitto viene segnata da una chiamata alle armi (e da una percezione più pervasiva della guerra) che appariva improbabile all'inizio dell'invasione.

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