Guerra in Ucraina

"Putin ha fallito su tutto. Ora perderà anche Donbass e Crimea"

L’umiliazione militare, il ricatto sul gas che non funziona, il peso delle sanzioni, la credibilità compromessa. Parla Ben Hodges, il generale americano che per primo ha previsto la riscossa ucraina

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Il sorriso teso, di Putin, e la stretta di mano tiepida, di Xi: nella foto opportunity di Samarcanda c’è tutto. La controffensiva ucraina che si sta mangiando le conquiste russe di sette mesi in una manciata di giorni, la Cina che si guarda bene dal concedere a Mosca più del sostegno formale. E lo zar che è sempre più isolato anche in patria, mentre gli effetti delle sanzioni mordono e il ricatto sul gas non spezza, come auspicato, la compattezza pro Kiev del blocco euro-atlantico. “Entro fine anno gli ucraini - ci dice il generale Ben Hodges, ex comandante supremo dell’Esercito americano in Europa che per primo ha previsto la riscossa di Kiev - respingeranno i russi oltre la linea di contatto del 23 febbraio e libereranno la Crimea per la metà del 2023”.

Kiev dalla fine di agosto ha recuperato più terreno di quanto la Russia ne abbia conquistato in sette mesi di guerra. Lei lo aveva previsto per primo.

“La controffensiva è frutto di una combinazione di diverse cose: la pianificazione professionale e millimetrica da parte delle forze ucraine; il bluff riuscito sul punto da cui sarebbe partita, la sicurezza operativa e l’abile impiego delle armi fornite dall’Occidente, soprattutto quelle di precisione a lungo raggio usate per distruggere i posti di comando e i siti logistici russi. Infine, un esercito russo decimato che in molti casi ha perso la voglia di combattere”.

Anche le sanzioni hanno contribuito?

“Le sanzioni hanno giocato un ruolo chiave. I russi non possono più produrre armi di precisione poiché tanti componenti decisivi sono di importazione. Negli Iskander, per esempio, l’85% dei componenti vengono importati, come anche i pezzi di ricambio per l’aviazione e l’acciaio di alta qualità che serve per le canne nuove per l’artiglieria, oltre ai vari microchip”.

La possibile sconfitta in Ucraina unita agli effetti delle sanzioni sull’economia stanno creando malumori anche in Russia. La leadership di Putin è a rischio?

“Putin ha avuto davvero due settimane difficili: la ritirata dell’esercito incalzato dalla riscossa di Kiev, l’umiliazione per mano di diversi ‘amici’, che è stato costretto ad aspettare a Samarcanda, un nuovo video del gruppo Wagner che recluta i carcerati per combattere in Ucraina, la critica pubblica da parte di diversi russi illustri, tra cui l’ultima è la cantante pop più famosa di Russia. A cui si aggiunge la bocciatura della proposta di Mosca di impedire al presidente Zelensky di parlare in video all’assemblea generale dell’Onu, con l’India che ha votato contro e la Cina che si è astenuta. Insomma, tra la catastrofe in Ucraina, dovuta a una politica militare sbagliata, e il crescente impatto delle sanzioni sull’economia russa, per il Cremlino arrivano mesi duri”.

Data la sua nota capacità di previsione, come andrà a finire?

“L’Ucraina ristabilirà la sua sovranità su tutto il suo territorio, compresi Donbass e Crimea, dopo aver sconfitto le forze russe. Entro la fine di quest’anno gli ucraini respingeranno i russi oltre la linea di contatto del 23 febbraio e libereranno la Crimea entro la metà del 2023”.

La Russia però non si limita solo alla guerra sul campo, per destabilizzare i paesi occidentali punta anche su cyber attacchi contro infrastrutture strategiche, ricatto del gas e disinformazione.

“La Russia ha fallito su tutto. L’Occidente è rimasto unito, non perfettamente ma solidamente, nonostante la pressione economica di Mosca, il ricatto del gas e i tentativi di disinformazione. La credibilità del Cremlino è a pezzi e nessuno crede più ai suoi annunci o alle sue sparate”.

Un’altra minaccia incombe sugli equilibri geopolitici: la Cina. Sarà Taiwan il pretesto per lo scontro frontale tra Pechino e Washington?

“La Cina osserva da vicino per vedere se l’Occidente è in grado di fermare Putin in Ucraina. E se non lo facciamo, non credo proprio che qualsiasi cosa diremo su Taiwan potrà impressionare il Dragone. Il direttore della Cia ha appena rivelato che il presidente Xi è pronto a conquistare Taiwan entro il 2027, l’anno conclusivo dello storico terzo mandato che, come tutti credono, otterrà durante il XX congresso generale del partito comunista cinese di metà ottobre. Xi vede la riunificazione di Taipei con la madrepatria come la propria eredità. Per questo è importante mandare ora a Pechino un messaggio forte sulle nostre capacità e la nostra risolutezza nel difendere l’ordine democratico contro ogni autocrazia”.

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