Scozia, niente secessione. Al referendum vince il "no"

Referendum per l'indipendenza, il no si impone con il 55,3% dei voti. Sollievo di Cameron: "Insieme siamo migliori"

Scozia, niente secessione. Al referendum vince il "no"

Per gli indipendentisti scozzesi il sogno è svanito. Nel referendum, infatti,ha vinto il "no" con il 55,3% dei voti. Complessivamente i "no" hanno ottenuto 2.001.926 voti, mentre ai "sì" sono andati 1.617.989 suffragi, pari al 44,7%. Ha votato l’84,59% degli aventi diritto - record storico - e sono state dichiarate nulle solo 3.429 schede. Il leader dello Scottish Nationalist Party, Nicola Sturgeon, ammette la sconfitta. Il primo ministro scozzese, Alex Salmond: "Riconosciamo la scelta democratica degli scozzesi". Poi però ha subito messo i puntini sulle i: "Adesso Londra rispetti impegni presi su devoluzione dei poteri". La vittoria del "sì" è arrivata nel collegio di Dundee, roccaforte indipendentista nota come "Yes City". I "sì" si sono imposti anche a Glasgow, la più grande città scozzese, e Aberdeen. Anche nelle fiere Hilghland - le terre dove fu girato Braveheart, l’epico film di Mel Gibson che, secondo molti, ha dato un grande impulso all’indipendentismo - ha vinto il "no". Le Highland sono state l’ultima circoscrizione a certificare il risultato elettorale, la trentaduesima: il no ha vinto con il 52,9%, mentre il "sì" si è fermato al 47,1%.

"Uniti andiamo avanti". Queste le prime parole del primo ministro David Cameron dopo la vittoria del "no" all’indipendenza della Scozia. Cameron si è detto "molto felice" dell’esito, ma ha preannunciato la "devolution" di poteri facendo capire che ci saranno delle novità nel rapporto tra Londra e Edimburgo. "Credo moltissimo nel regno Unito, e voglio che resti tale, ma sono anche un democratico e credo sia fondamentale rispettare la voce del popolo scozzese - ha osservato il primo ministro inglese - lavoreremo insieme alla devolution, i partiti sono pronti a lavorare insieme al Parlamento scozzese". L'affluenza record ha, infatti, dimostrato che i rapporti tra Stati all'interno del Regno Uniti sono molto sentiti: al referendum ha votato oltre l'80% degli aventi diritto (circa 4,2 milioni di persone), tra cui anche 16enni e 17enni a cui è stato consentito il voto attraverso una legge ad hoc. Alle liste elettorali si era iscritto il 97% dei cittadini. "Non ho mai dovuto fare la fila per votare", si è lamentato qualcuno a Edimburgo, capitale della Scozia, ma seconda città per numero di votanti dopo Glasgow.

Se avesse vinto il "sì" la Scozia avrebbe proclamato l’indipendenza nel marzo del 2016 e nell'arco di due mesi eletto un'Assemblea Costituente, mentre la Regina sarebbe rimasta a capo del Paese. Meno chiaro sarebbe stato il futuro della Scozia nell'Europa, i cui Trattati non contemplano la possibilità di una secessione in seno ai Paesi membri. I secessionisti scozzesi, comunque, avevano sempre espresso l'intenzione di rimanere nella Nato (ma senza armi nucelari sul loro territorio), nel Commonwealth e nell’Ue, ma non vogliono entrare nell’Eurozona (difficilmente però il Regno unito concederebbe l'uso della sterlina), né nello spazio di Schengen (ma resteranno nell’area di libera circolazione della Gran Bretagna, Irlanda e Isole della Manica). Da risolvere sarebbero rimaste le questioni della bandiera e della base navale britannica che ospita i sommergibili nucleari Trident.

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