Il ricatto di Putin: "Ora l'Europa paghi il gas in rubli"

La Russia, fa sapere il presidente russo, non accetterà più pagamenti in dollari ed euro per il gas venduto all'Europa, accetterà soltanto rubli. Ma le forniture non cesseranno. Gli effetti sulla valuta e sul petrolio

Il ricatto di Putin: "L'Europa paghi il gas in rubli"

A un mese dall'inizio della guerra in Ucraina il presidente russo Vladimir Putin fa una mossa a sorpresa che, nella sua "partita a scacchi" con l'Occidente, ha un significato di sfida. L'ennesima sfida. Mosca, fa sapere il Cremlino, non accetterà più dollari o euro dai "Paesi ostili" (quelli che hanno applicato le sanzioni alla Russia) per le forniture del proprio gas. L'unica valuta accettata sarà il rublo.

Putin ha ordinato al governo di emanare una direttiva che obblighi Gazprom (la principale azienda che opera nel gas) a convertire in rubli i contratti di fornitura con i "Paesi ostili". Fornire merci russe all'Ue e agli Stati Uniti e ricevere pagamenti in dollari ed euro, avrebbe detto il presidente secondo quanto riporta il sito Kommersant, "non ha alcun senso per noi".

Che effetto ha prodotto l'annuncio? Il rublo ha subito recuperato valore alla Borsa di Mosca: ora è scambiato a 100 sulla moneta americana, ben lontano dai 75 del periodo precedente la guerra in Ucraina.

Putin ha poi aggiunto che il congelamento degli asset avvenuto attraverso le sanzioni ha distrutto la fiducia di Mosca. Il cambiamento, precisa il presidente russo, riguarda soltanto la valuta di pagamento e non il contenuto dei contratti, che verranno rispettati. Ciò vuol dire che, per ora, MOsca non chiuderà i rubinetti al gas e al petrolio diretti verso l'Europa. Al governo e alla banca centrale russi una settimana di tempo per risolvere la questione (non proprio banale) dal punto di vista tecnico.

All'inizio di marzo la Russia aveva deciso di pagare con i rubli i creditori stranieri di obbligazioni in valuta. Una scelta arbitraria, perché la maggioranza dei contratti che regolano questi titoli non lo prevede. Pochi giorni dopo, però, il ministero delle Finanze di Mosca aveva onorato un debito pubblico in dollari, saldando le cedole in scadenza per un valore di 117 milioni di dollari. La mossa, secondo le principali agenzie di rating, ha scongiurato il rischio di far entrare in default il debito sovrano russo.

La guerra scatenata da Putin non è solo militare ma, a questo punto, intende chiaramente far leva anche sulla finanza e sui mercati. Un altro effetto, registratosi dopo l'annuncio di Putin, è questo: il prezzo del petrolio sale. Il Wti ha raggiunto il massimo di giornata a 113,17 dollari al barile, con un rialzo del 3,5%. Il Brent si attesta a 119,79 dollari (+3,9%).

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