Tutti i dubbi sulle promesse dei talebani

I portavoce del movimento islamista nelle ultime ore hanno provato a rassicurare la comunità internazionale: "Abbiamo perdonato tutti, rispetteremo il ruolo delle donne". Ma sulle reali intenzioni dei talebani non manca lo scetticismo

Tutti i dubbi sulle promesse dei talebani

L'ultima volta che a Kabul la stampa internazionale ha assistito a una conferenza stampa dei Talebani era l'11 settembre 2001. Quel giorno, a poche ore dal crollo delle Torri Gemelle, l'allora portavoce islamista Wakil Ahmed Muttawakil ha parlato davanti ai giornalisti per condannare l'attacco agli Usa e per smentire le prime voci sul coinvolgimento di Bin Laden.

Il mondo conosceva ancora poco dell'Afghanistan e dei talebani. Dopo 20 anni, ecco che il palazzo presidenziale di Kabul è stato teatro di una nuova conferenza stampa degli studenti coranici. È stata la prima da quando sono tornati a comandare nella capitale afghana. A parlare questa volta è stato Zabihullah Mujahid, il portavoce che su Twitter nelle ultime settimane ha aggiornato l'avanzamento talebano in Afghanistan.

Le promesse di “clemenza”

Davanti ai giornalisti Mujahid ha subito impresso una precisa linea alla conferenza. Quella cioè di presentare i talebani in modo molto diverso rispetto a 20 anni fa. L'obiettivo della leadership islamista in queste ore è mostrarsi come “forza di governo”.

Non più quindi estremisti isolati dal mondo e rigidi esecutori delle proprie ideologie ma, al contrario, miliziani in grado di diventare una vera e propria classe dirigente per l'Afghanistan. Una circostanza vitale per il nuovo Emirato. L'isolamento e il non rispetto dei diritti umani sancirebbe un mancato riconoscimento internazionale, anche da parte di quegli attori, come Russia e Cina, che hanno lasciato aperte le proprie ambasciate a Kabul.

Non è un caso quindi che il portavoce talebano ha toccato i tasti più dolenti a livello mediatico. A partire dalla condizione delle donne. “I diritti delle donne sono basati sull'Islam – ha dichiarato Mujahid – Possono lavorare nella sanità e altri settori dove sono necessarie. Non saranno discriminate. Le donne dovranno rispettare le leggi della sharia”.

Poco prima, ai microfoni di SkyNews, un altro portavoce ha mostrato ulteriori aperture. “Le donne in Afghanistan – ha infatti dichiarato Suhail Shaheen – avranno il diritto di lavorare e ricevere un'istruzione fino al livello universitario”. Si è parlato inoltre degli indumenti che le donne devono indossare. Secondo Shaheen non sarebbe necessario il burqa, il lungo mantello che copre anche il viso, “basterà” l'hijab.

Nella conferenza stampa tenuta a Kabul, Mujahid ha anche fatto riferimento all'amnistia da accordare a chi ha collaborato con il precedente governo e con le forze occidentali. “I talebani hanno perdonato tutti – ha proseguito il portavoce – sulla base di ordini dei loro leader, e non nutrono inimicizia nei confronti di nessuno”. Dunque, secondo questo ragionamento, non ci saranno ulteriori discriminazioni. Mujahid ha affermato inoltre che non sono previste perquisizioni nelle case dei soldati del disciolto esercito afghano.

I talebani manterranno le promesse?

C'è da chiedersi però se per davvero la “clemenza” di cui gli integralisti hanno parlato in conferenza stampa si rivelerà tale. Il fatto stesso di pronunciare la parola “amnistia” per semplici collaboratori del passato regime non lascia presagire il meglio. L'impressione è che i talebani cerchino di far passare come “privilegio” i più basilari diritti umani.

Donne, collaboratori ed ex soldati non si sono macchiati di crimini e non servirebbe alcuna amnistia o alcuna clemenza verso di loro. Quella talebana non è una concessione o almeno non dovrebbe esserlo. Ma se gli studenti coranici interpretano le loro intenzioni in questo modo, c'è più di qualcosa che non quadra in previsione futura.

Il pericolo riguarda soprattutto due elementi. Il primo ha a che fare con la fine dell'attuale fase di passaggio di consegne. Quando gli occhi del mondo non saranno più puntati su Kabul, i talebani potrebbero togliere alcuni “privilegi” promessi una volta messo piede nella capitale. E dunque attuare repressioni verso le categorie più vulnerabili.

L'altro elemento riguarda il controllo che gli stessi islamisti avranno in futuro del loro gruppo. I talebani non sono un movimento omogeneo, al loro interno ci sono diverse fazioni e alcune delle quali hanno posizioni molto più estremiste dei propri leader. Lontano dalle grandi città, alcuni gruppi potrebbero muoversi autonomamente applicando le più rigide interpretazioni della loro ideologia. Del resto, non sono isolate le testimonianze che parlano di razzie e abusi in alcune località conquistate dai Talebani alcune settimane fa.

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