La mossa di Israele che può sbloccare tutto

Naftali Bennett ha visto il presidente russo al Cremlino. Secondo i media israeliani, aveva avvertito Casa Bianca e Kiev. Israele ha diversi elementi per poter fare da mediatore. E oggi Lavrov ha parlato del nucleare iraniano

La mossa di Israele che può sbloccare tutto

Israele scende in campo nella guerra tra Russia e Ucraina. Il primo ministro, Naftali Bennett, è volato a Mosca dove ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin.

Una mossa importante, che indica due cose. La prima, che Israele ha effettivamente le possibilità di mediare in una guerra che a questo punto necessita di uno sbocco diplomatico. La seconda, che Putin non ha cessato di dialogare con il mondo, e lo dimostrano la telefonata con Emmanuel Macron, con Olaf Scholz, l'incontro con il pakistano Imran Khan e oggi quello con il premier dello Stato ebraico. Ed è un segnale importante, visto che in molti sottolineano il muro eretto intorno al Cremlino ma anche il pericolo di una Russia completamente isolata.

Come confermato dal Times of Israel, Bennett ha avvertito sia gli Stati Uniti che l'Ucraina del viaggio a Mosca. Questo indicherebbe dunque una sorta di placet da parte di Washington a provare un canale di dialogo che passi per Gerusalemme: la missione del premer israeliano, pertanto, sarebbe di fatto un primo tentativo di mediazione internazionale attraverso canali ufficiosi. Nei giorni scorsi, Bennett aveva incontrato anche il cancelliere tedesco Scholz.

Non è detto che questo tentativo dello Stato ebraico dia i frutti sperati. Il Cremlino si è dimostrato estremamente rigido e le parole scagliate da Putin contro l'Occidente sono state durissime. Tuttavia, da parte sua Israele ha alcuni elementi che possono importanti. Le comunità ebraiche ucraine e russe sono molto rilevanti nella società israeliane, e questo implica una rete di rapporti molto stretta e su più livelli con entrambi i Paesi, anche a livello di establishment e dei cosiddetti oligarchi. Per quanto riguarda i leader, il presidente Volodymyr Zelensky è di origine ebraica, tanto che ha invocato più volte il sostegno non solo di Israele ma anche di tutti gli ebrei del mondo dopo che un missile ha colpito il memoriale dell'Olocausto a Kiev. Mentre Putin ha costruito in questi anni solidi rapporti con il Paese mediorientale al punto che l'ex premier Benjamin Netanyahu è stato il leader che ha avuto più incontri con il presidente russo. Non va poi dimenticato che Israele, soprattutto dopo l'intervento della Russia in Siria, ha costruito con Mosca dei canali di dialogo prioritari anche a livello militare e di intelligence. Questione che è stata centrale non solo per ridurre i rischi durante i raid contro le forze iraniane e filoiraniane, ma anche per stabilire le condizioni per il mantenimento degli equilibri sorti in Siria dopo la guerra.

A questi temi, si aggiunge poi quello che per Gerusalemme rimane il nodo principale della sua agenda regionale e internazionale: il nucleare iraniano. Nonostante la guerra in Ucraina abbia catalizzato, come ovvio che sia, l'attenzione di tutta la diplomazia e anche dei media, nel frattempo a Vienna si lavora per un'intesa sul programma atomico di Teheran. E si parla di fine giugno come termine per lo scambio di documenti tra Iran e Agenzia internazionale per l'energia atomica che potrebbe essere decisivo.

Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha ricordato che non ci sarà un "ok" di Mosca a un accordo sul nucleare se gli Stati Uniti non garantiscono che le sanzioni contro la Federazione Russa non impediscano rapporti commerciali con l'Iran. Dal momento che la Russia è parte del formato internazionale che negozia l'accordo (il cosiddetto "4+1" dopo l'uscita di scena degli Usa), il suo veto può essere fondamentale. E la guerra in Ucraina potrebbe intrecciarsi in questo delicato dossier mediorientale come parte di un negoziato di portata mondiale tra il Cremlino e la Casa Bianca.

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