"Sesso e droga": i video che inchiodano Hunter Biden

Foto e video compromettenti sono stati pubblicati su un sito cinese collegato all'ex advisor del Presidente Donald Trump, Steve Bannon. Ma il figlio di Biden continua ad imbarazzare il partito democratico

Diversi video che immortalano Hunter Biden, figlio del candidato alla presidenza per i democratici Joe, fare sesso con alcune donne dopo aver assunto stupefacenti, sono stati pubblicati su un sito cinese collegato all'ex advisor del Presidente Donald Trump, Steve Bannon. Lo riporta il Washington Examiner. Si tratta di un sito web affiliato a Gtv Media Group, fondata nell'aprile 2020 dal miliardario cinese Guo Wengui e da Bannon, ex consigliere del presidente Trump. "Il candidato alla presidenza degli Stati Uniti Joe Biden è controllato al 100 [per cento] dal Partito Comunista Cinese" si legge in una didascalia. Il Wall Street Journal ha riferito che Gtv Media Group è oggetto di indagine da parte dell'Fbi e della Securities and Exchange Commission.

Gli affari di Hunter Biden imbarazzano il padre

Sta di fatto che Hunter Biden continua ad imbarazzare il padre Joe e la campagna presidenziale dei democratici. Come riportato da IlGiornale.it, alcuni sms pubblicati in esclusiva da Fox News sembrano far supporre che l'ex vicepresidente incontrò, nel maggio 2017, gli emissari di una società energetica cinese, nonostante il candidato dem avesse smentito questa ricostruzione. Fox News ha ottenuto gli sms da Tony Bobulinski, un tenente in pensione della Marina degli Stati Uniti, nonché ex Ceo di SinoHawk Holdings e socio in affari di Hunter. "Fammi sapere se faremo cena presto con tuo zio e tuo padre e dove, anche per la traduzione dei documenti?" Bobulinski scrive ad Hunter il 2 maggio 2017. "Papà non sarà qui prima delle 11" risponde l'interessato. Più tardi Bobulinski invia un messaggio a Jim, il fratello di Joe Biden, lo stesso giorno, il 2 maggio 2017, dicendo: "È fantastico conoscerti e passare un po' di tempo insieme, grazie Joe per il suo tempo".

Qual'era l'oggetto dell'incontro? Forse un prestito alla famiglia. Un'altra e-mail inviata a Bobulinski da un alto funzionario cinese il 26 luglio 2017 mostra che la compagnia energetica cinese Cefc propone un prestito "senza interessi" di 5 milioni di dollari alla famiglia del candidato dem "sulla base della loro fiducia". Meno di due settimane dopo, l'8 agosto 2017, 5 milioni di dollari vengono trasferiti dalla Cefc all'azienda di Hunter Biden, secondo i documenti in possesso del Senato. Il proprietario della Cefc, Ye Jianming, era tra i più ambiziosi dei magnati cinesi prima che il suo impero degli affari crollasse. Il nome di Bobulinski è diventato pubblico nei giorni scorsi, quando il New York Post ha pubblicato una delle mail contenute nel laptop di Hunter Biden recuperato da un negozio di riparazioni di computer nel Delaware.

L'accusa del socio

"Ho sentito Joe Biden dire che non ha mai discusso di affari con Hunter. Questo è falso". A parlare è Tony Bobulinski, un ex socio in affari di Hunter Biden, riportato da RealClearPolitics. "Ne ho una conoscenza diretta perché ho trattato direttamente con la famiglia Biden, incluso Joe Biden. Ho anche sentito il vicepresidente Biden dire che il senatore Ron Johnson, presidente della commissione per la sicurezza interna del Senato, dovrebbe vergognarsi per aver suggerito che la famiglia Biden ha cercato di trarre profitto dal suo nome. Bene, i fatti li conosco E tutto quello che dico è confermato da e-mail, chat WhatsApp, accordi, documenti e altre prove e gli americani possono giudicare da soli".

Tony Bobulinski, destinatario di una email pubblicata da New York Post, nella quale sembrerebbero indicati i dettagli di una transazione d'affari tra un'azienda cinese e membri della famiglia Biden, ha confermato la "autenticità" del documento. Come riporta l'agenzia Adnkronos, l'email risale al 13 maggio 2017 e nel testo si fa riferimento a "Hunter" e a tale "Big Guy", il 'pezzo grosso, che sarebbe, secondo quanto raccontato da Bobulinski a Fox News, lo stesso ex vicepresidente degli Stati Uniti. Come riportato la scorsa settimana dal New York Post, in un’inchiesta esclusiva, Hunter Biden, presentò a suo padre un alto dirigente di Burisma, la società energetica ucraina in cui lavorava, prima che l’allora vice presidente americano facesse pressioni sui funzionari del governo di Kiev affinché licenziassero un procuratore che stava indagando sull’azienda. A rivelarlo, sono le email entrate in possesso del New York Post. L’incontro, mai rivelato prima d’ora, secondo il tabloid sarebbe menzionato in un messaggio che un membro del board di Burisma, Vadym Pozharskyi, avrebbe inviato a Biden Jr il 17 aprile 2015, circa un anno dopo che Hunter era entrato nel consiglio con uno stipendio che arrivava ai 50 mila dollari al mese.

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Commenti
Ritratto di Opera13

Opera13

Mar, 27/10/2020 - 18:16

Strano, non si vedono i soliti bloggers anti-Trump. Forse ancora sotto shock.