"Solo 72 ore d'aria": cos'è successo al sottomarino scomparso

Avviate ricerche a 360 gradi per salvare i membri dell'equipaggio. Ma potrebbe essere uno sforzo inutile. Per gli esperti c'è tempo fino a sabato per sperare di trovare vivi i marinai

"Solo 72 ore d'aria": cos'è successo al sottomarino scomparso

Nella giornata di ieri un sottomarino indonesiano, il “Nanggala”, con 53 persone a bordo, si è inabissato al largo dell'isola di Bali per cause ancora ignote.

Il battello, della classe Cakra di fabbricazione tedesca, stava partecipando a un'esercitazione “a fuoco” con altre unità della Marina Indonesiana, quando, dopo l'ultima comunicazione che lo autorizzava all'immersione, si è perso ogni contatto. L'unico segnale della sua presenza è una chiazza oleosa sul mare, ma dal sottomarino tutto tace.

Ignota la profondità raggiunta

In quel punto il fondale è profondo circa 700 metri, ed è improbabile che l'unità, impostata nel 1978 e consegnata all'Indonesia nel 1981, possa aver resistito alla pressione dell'acqua, anche se i dati sulla profondità di schiacciamento delle unità subacquee sono solo indicativi perché coperti da segreto militare. Sappiamo infatti che i battelli della classe Cakra possono immergersi ad una profondità operativa di 240 metri, ed i vascelli tedeschi Type 209, da cui derivano i Cakra, sono testati sino a una profondità massima di 500 metri.

Il “Nanggala”, insieme al “Cakra” capoclasse, sono stati costruiti dalla Howaldtswerke-Deutsche Werft (Hdw) come una sorta di “copia” per l'esportazione dei Type 209 versione 1300. In particolare le unità indonesiane hanno subito un refitting nel 2004 e nel 2005 da parte dei cantieri Daewoo sudcoreani. I sottomarini della classe Cakra sono stati sottoposti a importanti riparazioni e revisioni in diverse occasioni, inizialmente anche dalla stessa Hdw: queste modifiche hanno portato alla modernizzazione dei sistemi di propulsione, nonché dei sistemi di rilevamento e navigazione. Inoltre i cantieri sudcoreani hanno aggiunto nuovi sistemi di controllo del fuoco e di combattimento.

Questi sottomarini sono lunghi 61 metri con una larghezza di 6,3 e sono in grado di navigare a una velocità massima di 21,5 nodi in immersione. Possono rimanere immersi per circa 50 giorni senza affiorare. I loro sistemi d'arma possono utilizzare missili anti-nave e siluri, e stando alle prime dichiarazioni del Ministero della Difesa indonesiano, l'esercitazione a cui stava partecipando il “Nanggala” avrebbe dovuto prevedere il lancio di siluri.

Richiesto l'aiuto di Singapore e Australia

La macchina dei soccorsi si è attivata: già ieri le unità della Marina Indonesiana, insieme agli elicotteri, stavano pattugliando le acque del Mare di Bali per cercare segnali della presenza del sottomarino, mentre era stato richiesto formalmente aiuto a Singapore e all'Australia. Nella giornata di oggi sappiamo che anche la Malesia e l'India si sono attivate per correre in soccorso del battello affondato: la Marina Indiana ha fatto salpare una nave appoggio dotata di un Dsrv (Deep Submergence Rescue Vessel), un batiscafo di soccorso, dal porto di Visakhapatnam, nella regione dell'Andra Pradesh, mentre la Malesia ha inviato la Mv Mega Bakti, un vascello di soccorso per sottomarini. Queste unità andranno ad aggiungersi alle sei indonesiane già presenti in loco, e molto probabilmente verranno affiancate anche da quelle Australiane. Gli Stati Uniti, insieme alla Francia e alla Germania hanno offerto il loro aiuto per le operazioni di soccorso, ma attualmente non sappiamo se siano stati inviati assetti Sar (Search and Rescue).

Massimo 72 ore per salvare l'equipaggio

Le speranze di trovare qualcuno in vita, però, sono scarse, e si affievoliscono di ora in ora: ne sono già passate più di 24 dall'affondamento, e, secondo Giacarta, agli eventuali sopravvissuti restano solamente altre 72 ore d'aria, ammesso che lo scafo abbia retto alla pressione. C'è tempo, quindi, sino alle 3 antimeridiane di sabato per sperare di salvare i membri dell'equipaggio del “Nanggala”, ma la profondità a cui dovrebbe trovarsi il battello, insieme al fattore tempo, giocano a sfavore in questa gara.

Anche la presenza di una chiazza oleosa non è un buon segnale: potrebbe significare che si sia seriamente compromessa l'integrità strutturale del sottomarino, e, probabilmente, è proprio il segnale che indica una sua possibile implosione per via della pressione, oppure è il risultato di un violento urto contro il fondale. Al momento non risulta che sia stata registrata nessuna esplosione da quando si sono persi i contatti: fattore che esclude una detonazione accidentale delle armi a bordo e che potrebbe anche far sperare che il “Nanggala” non sia imploso, ma da questo punto di vista Giacarta non ha rilasciato nessuna dichiarazione.

Quanto accaduto ricorda terribilmente un altro incidente, avvenuto, il 12 agosto del 2000, quando nelle fredde acque del Mare di Barents, il sottomarino russo “Kursk” è affondato a seguito di un'esplosione adagiandosi sul fondale a 108 metri di profondità. Allora la macchina dei soccorsi, allertata tardivamente, trovò solo cadaveri a bordo dell'unità, uno dei più grandi sottomarini mai costruiti: quel giorno, ma sarebbe meglio dire nei giorni immediatamente successivi, 108 uomini persero la vita in quella che sarà ricordata come una delle peggiori tragedie del mare che coinvolgono questo tipo di unità navali.

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