Gli Stati chiave nella corsa per la Casa Bianca

Un pugno di Stati deciderà il duello tra Hillary Clinton e Donald Trump

Gli Stati chiave nella corsa per la Casa Bianca

L'attenzione è tutta sugli "swing states", quegli Stati considerati in bilico, il cui esito farà pendere la bilancia da una parte o l'altra, decidendo chi sarà il nuovo presidente americano. Si tratta di Stati che per motivi diversi (storia, posizione geografica, demografia, flussi migratori) non hanno un colore sicuro nella mappa elettorale, al contrario, per esempio, di quelli decisamente rossi (repubblicani) Texas o Oklahoma, o decisamente blu (democratici) come California o New York. Solitamente ad ogni elezione oscillano tra un partito e all'altro, e proprio per questo motivo diventano il principale terreno di scontro tra i due contendenti. Nelle ultime tornate elettorali sono 10 gli Stati indicati come swing states: Ohio (18 voti elettorali), Florida (29), North Carolina (15), Pennsylvania (20), Colorado (9), Nevada (6), Iowa (6), New Hampshire (4), Virginia (13), Arizona (11). In totale, quindi, parliamo di 131 grandi elettori su un totale di 538. Per conquistare la Casa Bianca ne servono 270.

Secondo diversi analisti però il gruppo di Stati che potrà essere decisivo l'8 novembre è ancora più ristretto: "Nessuno è stato eletto presidente dal 1960 senza vincere due dei tre Stati chiave, Florida, Ohio e Pennsylvania. E quest'anno alla lista è stata aggiunta la North Carolina", ha detto Peter A. Brown, vice direttore del Quinnipiac University Poll, a commento dell'ultimo sondaggio sugli stati ancora contesi. In particolare, si guarda alla Florida dove si teme, in una replica del copione delle elezioni del 2000, il famigerato "too close to call" (divario troppo esiguo per assegnare la vittoria), cioè che nella notte dell'Election Day lo spoglio si chiuda senza un effettivo vincitore perché lo scarto tra Trump e Clinton sarà così piccolo da essere irrilevante. E la stessa situazione si teme in North Carolina, uno degli stati chiave da quando Obama ha vinto nel 2008 e il 2012, come in Virginia, grazie soprattutto al sostegno degli afroamericani. Ed il racial divide, in una campagna elettorale in cui il candidato repubblicano si è affermato con un messaggio fortemente anti-immigrati, può avere un ruolo centrale anche in Florida, dove il consistente elettorato ispanico è schierato con la Clinton. Secondo un ultimo sondaggio Univision infatti, la democratica ha 30 punti di vantaggio su Trump tra gli ispanici della Florida, una percentuale che sale ancor di più se si considerano solo i portoricani: il 71% per Hillary e il 19% per Donald. Mentre Trump è molto forte nel nord rurale e bianco dello Stato.

In generale, comunque, i sondaggi sugli stati in bilico delle ultime ore indicano tutti una netta ripresa di Trump in questi ultimi giorni. Trump appare in testa in Nevada ed Arizona, dove fino alla scorsa settimana Clinton sperava in una vittoria, e viene dato in testa anche in Ohio. Clinton è in vantaggio nella cruciale Pennsylvania, dove però Trump è all'attacco come conferma il comizio di Melania, ma, a sorpresa, l'attenzione di analisti e commentatori in questi ultimi giorni si concentra sul piccolo New Hampshire. Fino all'annuncio del direttore dell'Fbi di una settimana fa infatti, Clinton veniva data vincente nello stato in cui i democratici hanno sempre vinto nelle tre ultime presidenziali. Ma negli ultimi giorni i sondaggi hanno mostrato una netta rimonta di Trump, che ora sarebbe anche avanti di un punto. Nate Silver, guru delle previsioni statistiche, sottolinea come dal Granite State potrebbe venire arrivare un primo allarmante segnale di cedimento della Clinton. E non è un caso che in questo weekend i due candidati si siano affrettati ad organizzare i comizi finale a Manchester, ed anche il presidente Obama volerà nello stato del nordest per fare campagna per Clinton. Il piccolo stato ha solo quattro voti elettorali, ma potrebbero giocare un ruolo importante in un duello alla Casa Bianca all'ultimo voto.

Il sito Real Clear Politics ipotizza che, anche nel caso di vittoria in North Carolina, Florida, Arizona, Nevada ed Utah, Clinton avrebbe sempre 273 voti contro i 265 di Trump. Ed in questo caso i quattro voti del New Hampshire sarebbero cruciali.

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