Ucraina, il generale spiega perché non dobbiamo umiliare la Russia

Intervista al generale Paolo Capitini, che ha prestato servizio presso il Comando operativo di vertice interforze a Roma e presso il Corpo di reazione rapida della Nato a Lille. E' inoltre autore di Il cammino per Waterloo. Guida a luoghi e fatti dell'ultima campagna di Napoleone (Edizioni libreria militare)

Ucraina, il generale spiega perché non dobbiamo umiliare la Russia

Generale Paolo Capitini, partiamo da quanto ha affermato il presidente francese Emmanuel Macron: "Non dobbiamo cedere alla tentazione dei revanscismi. Domani avremo una pace da costruire e dovremo farlo con Ucraina e Russia attorno al tavolo. Questo non si farà con l'esclusione reciproca e nemmeno con l'umiliazione". Come legge queste parole?

Vedo che si comincia a prevedere l’idea di offrire una strada a Putin per uscire da questa situazione. Il muro contro muro non sembra stia portando a nulla e sicuramente non offre alcun vantaggio all’Ue. La Francia è interprete di un sentimento francese, tedesco e di altre nazioni europee.Si inizia a guardare a questa guerra senza apparente soluzione con una certa preoccupazione. questo è quello che ci sta dicendo Macron. Se poi si fa un discorso di cultura o di conoscenza dell’altro mondo,bisogna dire che i russi non accettano l’umiliazione e, nel corso della Storia, hanno dimostrato di essere disposti a pagare prezzi altissimi pur di non essere umiliati. Fa parte del loro modo di essere. Può piacere o no, ma è un dato di fatto. Non è dunque opportuno chiuderli in un angolo.

La Russia, inoltre, è stata un nostro partner, almeno economico, per molto tempo.

È stata a lungo un nostro partner. Se poi si allarga ancora di più il campo, nei momenti duri la Russia è stata al nostro fianco. Nella Prima e nella Seconda guerra mondiale. Nei rapporti di forza che si erano creati a cavallo tra gli anni 50 e 80, i russi potevano permettersi una politica più muscolare nei confronti dell’Europa occidentale, ma non hanno mai fatto niente di simile da nessuna parte, pur avendo un’importante superiorità militare. E non credo solo per paura di ritorsioni americane. Credo sia più per l’autocoscienza russa: hanno un loro spazio e lo concepiscono come loro. È una nazione che si è creata sulle spalle di altri imperi. Va in crisi l’impero persiano? Se ne prendono un pezzo. Va in crisi quello ottomano? Idem. Sono nati sul decadimento di altri imperi. Questa è la loro linea storica.

Allora perché Putin ha iniziato questa guerra?

Innanzitutto perché pensava di vincerla. Nessuno inizia una guerra se non pensa di vincerla. E una vittoria in fondo Putin l’ha avuta.

Cioè?

Ha rimesso al centro del dibattito che la forza è un elemento della politica, anche in Europa. Ha determinato, per lo meno in Europa occidentale, il ripensamento delle spese militari. Nessuno ci pensava. Con la pandemia si pensava giustamente a fare altro. Putin però ci ha fatto capire che è importante avere un esercito serio (anche se la parte americana l’ha sempre saputo).

E poi?

Non dobbiamo dimenticarci che Putin governa la Russia e che deve rispondere ai russi. Alla fine quell’impero sta in piedi se ogni russo può sapere di poter contare sul fatto che ogni minoranza che compone questo Paese può venire in soccorso.

Non c’erano altri motivi per attaccare l’Ucraina?

L’esercito ucraino non è e non è mai stato quello che ci stiamo raccontando da dieci anni a questa parte. Nel 2016 questo esercito aveva, fonte americana, 25 brigate. Quindi raggruppamenti di 3-4mila soldati pesantemente armati. Oggi anche di più. In questa parte d’Europa, se togli i turchi, l’esercito ucraino anche prima della guerra era il più potente esercito di questa parte, anche come addestramento. Dopo la guerra del Donbass gli ucraini hanno cambiato iter formativi, livello di addestramento e logistica.

Putin aveva quindi qualche fondatezza nel temere un’Ucraina così forte dal punto di vista militare?

Lui sapeva benissimo com’era strutturato l’esercito ucraino. Forse non sapeva come avrebbe reagito. Nei primi giorni faceva appello a soldati e militari. Non si fanno dichiarazioni simili se non si crede che dall’altra parte vengano recepite. Lì c’è stato un abbaglio dietro la coesione militare ucraina. Nessuno è stato epurato, per quel che si sa. Sono rimasti tutti al posto loro.

L’Ucraina, però, sta godendo anche di un grandissimo appoggio militare occidentale…

Se avessimo fatto, ad esempio, la stessa cosa con la Moldavia, non sarebbe successo niente. L’Ucraina ha un esercito grosso e molto agguerrito. Gli aiuti sono importantissimi, ma c’era già una base solida. I russi hanno attaccato in un rapporto di uno che si difende e uno e mezzo che attacca, che è un’assurdità. Non funziona. Cosa fa l'Occidente, allora, con l'Ucraina? Sono ben indirizzati gli ucraini, però alla fine a combattere sono loro. E lo sanno fare.

Arrivati qui, anche dopo il discorso di Putin, cosa si può fare per non umiliare la Russia?

Si potrebbe iniziare a diminuire un po’ la pressione nei confronti della Russia. L’Occidente si è subito schierato contro Putin. Nessuno nel nostro gruppo occidentale è stato zitto per poi avere ruolo diplomatico e negoziale. Mi dica una nazione in Europa che può permettersi di sedersi attorno a un tavolo con Putin e Zelensky perché non ha trattato male né l’uno né l’altro. Questo ruolo lo abbiamo assegnato alla Turchia. Non so se questa è una cosa che l’Europa si può permettere. Alla fine si deve pure discutere ma chi tiene il banco?

C’è altro che si potrebbe fare?

Abbiamo dato rilevanza mondiale ad una guerra tutto sommato locale. Chi si è interessato della guerra in Georgia? O in Cecenia? Da quelle parti l’uso della violenza bellica è espressione della politica. Noi ci abbiamo rinunciato, anche se è stato il nostro modo di esprimerci per secoli. Quella ucraina è una guerra locale che ha ritmi locali e stabilità locali, sui quali poi vogliamo intervenire noi. Ma vediamo cosa rimarrà di questo equilibrio.

Commenti