Allenatore torturato per 48 ore: l'orrore in una cittadina inglese

L’allenatore era stato trovato dalla polizia in gravissime condizioni di salute, con ferite su tutto il corpo e arti rotti, ma ancora vivo

Allenatore torturato per 48 ore: l'orrore in una cittadina inglese

Stanno emergendo diversi dettagli sul caso dell’allenatore di calcio inglese 28enne, Jordan Storey, che è stato trovato in fin di vita dalla polizia dopo essere stato torturato per 48 ore da quattro tossicodipendenti, con età dai 23 ai 29 anni. A scatenare la furia degli aggressori, come è emerso dal processo penale avviato sulla vicenda, sarebbe stato il fatto che l’allenatore era intervenuto in difesa di una delle componenti della banda, la stessa che avrebbe però poi partecipato alle torture ai danni del primo. L’episodio di cronaca risale al febbraio dello scorso anno ed è avvenuto nella cittadina di Whitley Bay, nel nordest dell’Inghilterra. Gli indagati per le violenze subite dall’allenatore si chiamano Jamie Barker, Lewis Herman, Rebecca McNally e Chelsea Wilson-Ford.

Secondo le ricostruzioni fatte dai magistrati, tutto sarebbe cominciato il 17 febbraio 2020, quando la Wilson-Ford aveva chiesto a Storey, con cui era amica da dieci anni, di difenderla dal compagno violento Barker, poiché quest’ultimo l’aveva poco prima aggredita. Il 28enne, intervenendo a difesa della donna, era venuto alle mani con Barker ed era quindi rimasto in casa dell’amica per proteggerla da ulteriori aggressioni da parte del compagno violento. Dopo qualche giorno, il 21 febbraio, l’allenatore era tornato a casa della Wilson-Ford per vedere se lei stava bene, ma avrebbe trovato lì l’amica mentre, insieme alle altre tre persone citate, beveva alcolici e si drogava con l’ecstasy. Barker, Herman, la McNally e la stessa Wilson-Ford avrebbero quindi immobilizzato il 28enne e avrebbero iniziato a torturalo. Inizialmente, hanno evidenziato gli inquirenti, i quattro avrebbero pensato di uccidere l’allenatore e gettare il suo corpo su una spiaggia di Whitley Bay, ma hanno in seguito deciso di sfregiarlo e picchiarlo. I tossicodipendenti volevano inoltre incastrare il malcapitato lanciando contro di lui la falsa accusa di avere provato a violentare la McNally.

Le indagini della polizia e la testimonianza dello stesso Storey hanno fornito particolari inquietanti sul supplizio subito dall’allenatore in quell’appartamento per ben due giorni. L’uomo ha raccontato di essere stato legato a una sedia e tenuto lì per ore, a subire violenze su violenze. I quattro rapitori, è emerso dagli accertamenti medici, gli hanno ustionato i piedi, le mani e i capelli, per poi strappargli i denti con delle pinze. I tossicodipendenti gli hanno anche inferto dei tagli sulla pelle con coltelli e addirittura con un'ascia, tatuandogli infine sulla schiena la parola “nonse”, commettendo però un errore di ortografia perché in realtà avrebbero voluto scrivere “nonce”, cioè pedofilo. Fortunatamente per Storey, i suoi rapitori si sono fatti scoprire facilmente dalla polizia, poiché avevano ripreso i momenti della tortura con un cellulare e li avevano pubblicati sui loro canali social.

Diverse persone, dopo avere visto quelle raccapriccianti immagini sul web, avevano infatti immediatamente avvertito la polizia, che, dopo brevi indagini, avrebbe arrestato i quattro aggressori. L’allenatore era stato trovato dagli agenti, nell’appartamento degli orrori, disteso su un materasso, con un’insufficienza renale in corso, con la pelle gialla, con ferite in ogni parte del corpo e con costole, naso e un alluce rotti, ma ancora vivo. Il 28enne sarebbe stato trasferito d’urgenza in ospedale, dove prosegue la riabilitazione.

Il processo contro i quattro rapitori, che durante le udienze si sono dichiarati colpevoli, si è concluso ultimamente con pesanti condanne a loro carico. Barker, che aveva alle spalle ben 78 condanne precedenti, e Herman, con a carico invece 34 precedenti penali, sono stati entrambi condannati a 10 anni e tre mesi di carcere, mentre la McNally, con sette condanne già scontate, si è vista infliggere 9 anni di prigione. La Wilson-Ford, ossia la “finta amica” dell’allenatore, è stata, non avendo precedenti, condannata a soli due anni di galera.

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