Venezuela, in manette reporter tedesco "di destra"

Secondo diverse ong per i diritti umani, il governo della Repubblica Bolivariana non avrebbe mai potuto tollerare la presenza sul territorio nazionale di un reporter straniero “antisocialista”

Venezuela, in manette reporter tedesco "di destra"

Tra Germania e Venezuela si è in questi giorni acceso un duro scontro diplomatico a causa dell’arresto, da parte della polizia del Paese sudamericano, di un giornalista tedesco. Il soggetto incarcerato si chiamerebbe Billy Six e lavorerebbe per il settimanale “di destra” Junge Freiheit.

Il ministero degli Esteri di Berlino ha confermato in questi giorni la notizia dell’arresto del reporter e ha poi assicurato di avere immediatamente allertato le autorità consolari in Venezuela affinché queste ultime forniscano al detenuto “assistenza legale” e negozino quindi il suo “rilascio”. Tuttavia, lo stesso dicastero ha accusato Caracas di non avere ancora “autorizzato” i funzionari tedeschi ad accedere al carcere in cui è attualmente rinchiuso Billy Six.

Secondo i media tedeschi, la polizia del Paese sudamericano avrebbe arrestato il reporter, intento a condurre un’inchiesta sulla crisi umanitaria in tale nazione, presso una località situata al confine tra Venezuela e Colombia. L’inviato di Junge Freiheit sarebbe stato poi formalmente incriminato per “spionaggio”, “cospirazione” e “violazione di aree interdette”. Se dovesse essere riconosciuto colpevole per i tre capi di imputazione, il cittadino tedesco verrebbe condannato a “28 anni” di reclusione.

Diverse organizzazioni per i diritti umani sostengono però che, in realtà, alla base dell’incarcerazione di Six vi sarebbero le “idee di destra” nutrite da quest’ultimo. Ad esempio, Espacio Publico, ong venezuelana impegnata nella salvaguardia della libertà di informazione, ha affermato che, da mesi, l’esecutivo Maduro starebbe conducendo una vera e propria “crociata” contro i movimenti, i giornali e gli intellettuali di ispirazione conservatrice, liberale e democratico-cristiana. Ad avviso di Gerardo Moron, rappresentante dell’associazione, le idee distanti dal “credo chavista” verrebbero considerate dall’attuale leadership di Caracas come “terroristiche”. Di conseguenza, il governo della Repubblica Bolivariana non avrebbe mai potuto tollerare la presenza sul territorio nazionale di un reporter straniero “antisocialista”.

Anche gli esponenti tedeschi di Reporters Sans Frontières (Rsf) sono convinti della natura “politica” della detenzione inflitta all’inviato di Junge Freiheit. Christian Mihr, a nome di tale ong, ha infatti dichiarato: “I giornalisti hanno il diritto di svolgere la loro attività d’inchiesta senza andare incontro a persecuzioni motivate dalle rispettive opinioni politiche. Le autorità venezuelane non hanno ancora fornito alcuna prova dei reati da esse attribuiti a Billy Six. Egli si trova in stato di fermo esclusivamente a causa delle sue idee di destra, sgradite al governo Maduro e quindi meritevoli di una dura repressione.”

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