Viveva nascosta nel mercato: scoperta una famiglia a Wuhan

Papà, mamma, figlio e nonno sono stati scoperti due mesi dopo la chiusura del mercato ordinata a gennaio. Da lì è scoppiata l'epidemia di coronavirus. Ora sono in quarantena

Si era nascosta dove tutto è iniziato. Una famiglia cinese di quattro persone è stata trovata nel mercato di Wuhan dove, lo scorso dicembre, è scoppiata l'epidemia di coronavirus. Papà, mamma, il loro figlioletto e un nonno, avevano trovato riparo dalle autorità proprio nel focolaio del virus, nascosti tra i banchi vuoti.

I quattro, come riporta il Corriere, sono stati scoperti oltre due mesi dopo la chiusura del mercato (1 gennaio 2020) da una squadra sanitaria che nei giorni scorsi è stata incaricata di disinfestare di nuovo l'area sigillata. La famiglia, che si nascondeva nell'epicentro dell'epidemia, è stata subito sottoposta agli esami medici del caso ed è risultata negativa ai test. Come spiega la stampa locale, i quattro sono stati comunque messi in quarantena in un albergo.

Non sono ancora note le motivazioni che hanno spinto la famglia a nascondersi nel mercato cinese dove venivano venduti anche animali vivi selvatici. Secondo le prime indiscrezioni, i due genitori si sarebbero rifiutati di spiegare la loro scelta. Dagli accertamenti svolti dalle forze dell'ordine è emerso che il padre di famiglia è un commerciante del mercato della città. E così, quando le autorità, dalla metà di gennaio, avevano disposto la quarantena per la megalopoli, loro si erano rifugiati nel mercato. Una volta scoperti, i quattro sono stati visitati e messi in isolamento.

Nel frattempo, la megalopoli da 11 milioni di abitanti si prepara a riprendere vita. I numeri dei contagi iniziano a crollare e gli ospedali da campo allestiti per affrontare l'emergenza vengono chiusi. Il governo della provincia di Hubei ha inoltre annunciato la graduale "ripresa del lavoro e della produzione". In particolare, trasporti pubblici,forniture mediche e produttori di beni di prima necessità, così come alcune industrie ripartiranno a breve. Le altre attività invece dovrebbero riprendere la produzione solo dopo il 20 marzo.

Non si può però parlare di fine dell'epidemia in Cina. Come ha spiegato Paolo Bonanni, professore di Igiene all'Università degli Studi di Firenze, "l'epidemia non è finita, sta rallentando e le loro misure hanno consentito di bloccare la diffusione. A volte la coercizione è quello che serve. Ora però il rischio è che quei pochi che ci sono contagino i suscettibili, che sono ancora moltissimi, dato che il virus è nuovo. Le misure vanno mantenute per tempi più lunghi rispetto a quando si vede un calo significativo dei casi".

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