Morto Mirko Tremaglial'ultimo ragazzo di Salòancora in Parlamento

A 17 anni aderisce alla RSI, poi una lunga carriera nel Msi. Nel 2001 diventa Ministro per gli Italiani all'estero. Nel 2010 lascia il Pdl per Fli. Con la legge che porta il suo nome ha permesso il voto agli italiani all'estero

L'ultimo "ragazzo di Salò" a Montecitorio si è spento oggi a 85 anni. Mirko Tremaglia, deputato di Futuro e Libertà per l'Italia, è morto a Bergamo, città in cui era nato il 17 novembre del 1926; da anni era affetto dal morbo di Parkinson.

Una vita politica tutta a destra, a 17 anni Tremaglia sceglie da che parte stare e fa la scelta "sbagliata", quella che nel bene o nel male lo marchierà per una vita intera. Perché lui, alla fine, per molti non è mai stato un ragazzo, è stato solo "un ragazzo di Salò", che è un'altra cosa. E lo rimarrà negli anni, anche quando il suo percorso politico abbraccerà senza indecisioni la democrazia.

"Ci presentammo subito volontari io e i miei due fratelli. Mia madre capì... Vivevamo già in questa casa. Volevamo difendere l’Italia, combattere. Ci animavano degli ideali. I ragazzi di Salò hanno rappresentato una parte viva e eccezionale della gioventù italiana", racconterà così negli anni della maturità la sua adesione alle fila della Repubblica Sociale Italiana. Una "scelta sbagliata" che Tremaglia non rinnegherà mai, neppure quando sarà nominato ministro e gran parte della stampa italiana metterà sotto la lente di ingrandimento la sua esperienza giovanile tra i mussoliniani più irriducibili. Lui, primo fascista con il certificato di origine controllata, a sedere su uno scranno ministeriale.

Se stai dalla parte delle barricata che sai già che ti crollerà addosso devi prepararti anche a prendere qualche mattonata in testa. E di caschi, a quei tempi, non ce n'erano tanti a disposizione. Così Tremaglia, a guerra finita, si ritrova nel campo di concentramento degli Alleati a Coltano, vicino a Pisa. Lo stesso "carcere" in cui finì ingabbiato (nel vero senso della parola, era rinchiuso in una gabbia). Storie di post fascismo, storie di pene dilazionate negli anni e rarefatte nella vita quotidiana. Dopo la fine della guerra civile il ventenne Tremaglia si iscrive alla facoltà di giurisprudenza ma l'università lo rimbalza: troppo fascista per seguire le lezioni. Ma lui ci riprova e alla fine la laurea in legge riesce a ottenerla.

Nel 1948 inizia l'esperienza politica nel Movimento Sociale Italiano a fianco di Giorgio Almirante: prima nel comitato direttivo, poi come responsabile degli Esteri e dal 1972 come parlamentare alla Camera dei Deputati. Nel 1995 partecipa alla "svolta di Fiuggi" e aderisce al progetto finiano di Alleanza Nazionale. Nel 2001 viene nominato al dicastero per gli italiani all'Estero. Nel 2010 lascia il Pdl ed entra nel gruppo di Futuro e Libertà. Tra alti e bassi, tra vita politica e privata nel cammino di Tremaglia c'è anche un grande dolore: nel 2000, a 43 anni, muore suo figlio Marzio consigliere regionale di Alleanza Nazionale e raffinato intellettuale di area.

Sempre vicino a Gianfranco Fini, ma con dei distinguo, con molti puntini messi su molte i. "Non può negare i valori che hanno ispirato la sua azione per tanti anni. È un grave errore il suo, vorrei capire meglio le ragioni di questo gesto", commentò così, in un'intervista scritta da Paolo Bracalini per il nostro giornale, le posizioni del presidente della Camera sul Ventennio. "No, l’antifascismo non è un valore. Bisogna pensare al clima in cui è nato l’antifascismo, un contesto di contrapposizione e di odio tra italiani. Da quell’odio non può nascere qualcosa che rappresenti un valore". E alla fine, sbiadito l'odio e decotta la rabbia, anche i ragazzi di Salò diventano vecchi e il passato rimane una vecchia foto ingiallita in camicia nera, buona solo per essere stampata su qualche sussidiario. Così rimane solo il desiderio di piegare la guerra civile e chiuderla una volta per tutte nel cassetto della storia: "Non ci sono morti di serie A e serie B, è giusto portare rispetto per i morti partigiani e per quelli della Rsi", disse al nostro quotidiano.

Ma quella di Tremaglia è stata una vita dedicata anche agli "esuli" veri (non solo quelli in Patria), tutti quegli italiani che hanno dovuto lasciare il proprio Paese e che, proprio grazie alla legge Tremaglia, hanno acquisito il diritto di voto. Una battaglia lunga un'intera carriera politica, iniziata nel 1969 con l'istituzione dei "Comitati Tricolori per gli Italiani nel Mondo" e arrivata a compimento 37 anni dopo con la legge che porta il suo nome.

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