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Morto Riondino, ci insegnò a ridere della musica "colta"

Personaggio poliedrico, dava il meglio alla chitarra con le parodie irresistibili dei maestri della Bossa Nova

Morto Riondino, ci insegnò a ridere della musica "colta"
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Quando scompare qualcuno, le parole spese per ricordarlo finiscono per debordare nella celebrazione e per essere quasi sempre troppe. A partire dalla prima formula per rievocare la persona che se n'è andata.

Davide Riondino con i suoi 73 anni viene celebrato all'indomani della sua scomparsa come cantante, scrittore, drammaturgo, umorista, attore, presentatore, sceneggiatore, regista.

Ricordo di averlo visto all'opera per la prima volta in un lontanissimo Maurizio Costanzo Show nel corso del quale era solito parodiare, non senza una sottile vena velenosa, la mestizia insopportabile di certi cantautori brasiliani tanto cari all'intellighenzia italica, indossando i panni di Joao Mesquinho. Sarà che non ho mai retto la Bossa Nova, fatto sta che quel tizio, che sembrava cantare in portoghese, ma che, a un più attento ascolto, stava prendendo per i fondelli un certo modo di fare musica, mi risultò immediatamente simpatico.

Scoprii che era fiorentino e che della toscanità manteneva inalterati parecchi tratti, a partire da un anelito insopprimibile a non prendersi troppo sul serio, seppur nella convinzione di essere serissimo. Scoprii pure che aveva un percorso anomalo, avendo lavorato per una decina di anni presso la biblioteca nazionale nella sua città. Innegabile resta la sua predisposizione ai toscanismi letterari, maturata collaborando con testate come Tango, Il Male, Cuore e Il manifesto. La sua poliedricità lo portò a cimentarsi in vari campi, anche se il suo luogo d'elezione finì per essere il teatro.

Partecipò da attore a svariati film, in ruoli minori, però alla corte di registi del calibro di Gabriele Salvatores, Marco Tullio Giordana, Sergio Staino, Paolo e Vittorio Taviani. Fece qualche disco il primo, omonimo, insieme alla PFM e scrisse e pubblicò diversi libri.

Una delle cose che di lui ho

ammirato è stata la direzione artistica del Teatro delle Rocce di Gavorrano, nel cuore della vecchia Maremma metallifera, dove la sua sapiente scelta degli spettacoli era in simbiosi con la bellezza dello scenario naturale.

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