Mosca e Tbilisi, tacciono le armi ma ora esplode la cyber-guerra

L’anniversario del conflitto russo-georgiano, che nell’agosto 2008 ha tenuto con il fiato sospeso le cancellerie di mezzo mondo, si celebra con un vero e proprio revival: tensioni diplomatiche, scaramucce lungo il confine e ora anche un cyber attacco in grande stile. Sarebbe, infatti, opera di hacker moscoviti il blackout di Twitter che giovedì ha colpito anche gli altri principali social network di Internet. Non un semplice attacco informatico, quindi, ma una mossa strategica il cui obiettivo era un blogger anti-russo.
A rivelarlo alla Cnn è stata la stessa vittima dei pirati informatici: nickname Cyxymy, nome proprio George. Lo scomodo utente ha detto di avere 34 anni e di essere un georgiano che vive a Tbilisi. Proprietario di account su Twitter, Facebook, LiveJournal e Google Blogger, George aveva preso di mira nei giorni scorsi il Cremlino parlando della «aggressione militare contro la Georgia». Tanto è bastato per scatenare l’ira degli hacker filo-russi che, per oscurare un utente, hanno provocato un blackout planetario. A confermare l’ipotesi è anche il capo della sicurezza di Facebook, Max Kelly. «Si è trattato di un attacco simultaneo su più piattaforme, che ha preso di mira un certo numero di utenze per impedire che la voce (di George) potesse essere ascoltata». Non è ancora chiaro da quale delle due parti sia partita l’offensiva online, ma gli ingegneri americani giurano che la paralisi del sito sia l’ultima arma usata nel conflitto del Caucaso. Il Denial of Service (DoS), che ha messo ko Twitter, è lo stesso tipo di attacco registrato a più riprese l’anno scorso, durante il dispiegamento delle truppe russe in Ossezia del sud. Come le stesse sono le provocazioni che alla vigilia del delicato anniversario si sono scambiati i due eterni nemici. Per il Cremlino «il presidente georgiano Mikheil Saakashvili non ha rinunciato a piani di rivincita, a progetti per riportare l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia sotto il suo controllo». Prove sarebbero i colpi di mortaio denunciati da Mosca in questi giorni contro il capoluogo Tskhinvali. Proprio come un anno fa, prima della guerra. Intanto il Cremlino mobilita truppe giustificandosi con una «precauzione necessaria» per impedire una nuova offensiva georgiana. Proprio come un anno fa, quando all’aumento dei militari russi al confine è seguito la notte del 7 agosto il bombardamento della stessa Tskhinvali su direttiva di Saakashvili.
Nella guerra del 2008, Georgia e Russia si sono scontrate per il controllo delle province separatiste di Ossezia del sud e Abkhazia. Che hanno poi proclamato unilateralmente l’indipendenza, riconosciuta solo da Russia e Nicaragua. Mosca continua ad accusare il capo di Stato georgiano di essere il responsabile del conflitto - in cui morirono circa 400 tra militari e civili - mentre Tbilisi sostiene di aver reagito a mesi di provocazioni. Nonostante la sconfitta, Saakashvili non ha mai abbassato la testa e anche ieri ha stuzzicato l’ingombrante vicino, ricordando che «grazie ai nostri amici occidentali, le porte dell’Unione europea e della Nato sono più aperte che mai». Dal canto suo il presidente Dmitry Medvedev rivendica interamente la paternità dell’operazione militare che ha piegato l’ex repubblica sovietica, senza citare minimamente il ruolo avuto dal suo predecessore, l’attuale premier Vladimir Putin, considerato il vero stratega di quella guerra.

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