La moschea? Se gli islamici la vogliono si diano da fare

I musulmani di Milano vogliono le loro moschee, vogliono luoghi espressamente e unicamente dedicati alla pratica della loro religione. Ne hanno diritto, come i fedeli di qualsiasi altra confessione. E chi glielo nega? Tralasciamo i pregiudizi - più o meno giustificati - sulla lealtà democratica e sul rispetto della legalità costituzionale di alcuni gruppi islamici e, di conseguenza, su quale sia la reale destinazione di alcuni presunti luoghi di culto. Mettiamo da parte questi retropensieri. Appare piuttosto malizioso, perciò, impostare la questione in termini di «libertà di culto», sancita dalla Costituzione oltre che dalla Dichiarazione dei diritti dell'uomo, che va comunque riconosciuta a tutti e che nessuno vuole negare ai musulmani, come insinua perfino la curia ambrosiana, che proprio non sa resistere alle tentazioni del politicamente corretto. La soluzione del problema invece è tecnicamente semplice. Un gruppo di musulmani vuole costruire la sua bella moschea? Bene. Individui il terreno con adeguata destinazione urbanistica, lo acquisti, faccia progettare la costruzione, presenti il progetto agli uffici competenti e, ottenute tutte le licenze e le autorizzazioni, edifichi la moschea. E così che si fa. I soldi? Affari loro: collette fra i fedeli o - più probabilmente - finanziamenti dagli stati islamici che, per una ragione o per l'altra, non fanno mai mancare risorse ai fedeli sparsi in Europa. Banalizzo? Può darsi, ma questa è la strada che seguirebbe qualsiasi altro gruppo religioso che volesse costruire un proprio luogo di culto. Mentre la sensazione è che quando si straparla di libertà di culto si intenda: «La moschea ce la deve dare il Comune perchè ne abbiamo diritto». Non è così che funziona: neppure per le chiese cattoliche che pure, innegabilmente, di trattamenti favorevoli ne hanno. Dopodiché sorgerebbero problemi con gli abitanti della zona scelta per la costruzione della moschea. Ma questa è un'altra faccenda, per dirimere la quale - in questo caso sì - utilissima sarebbe la funzione conciliatrice e dialogante della politica e della Chiesa, del sindaco e del cardinale.

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