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La guerra in Iran colpisce anche la F1: a rischio i gran premi in Bahrain e Arabia

La chiusura degli aeroporti ed il blocco dello stretto di Hormuz potrebbero costringere la F1 a cancellare le due gare previste a metà aprile. Possibile lo spostamento ad Imola e Portimao nelle stesse date

Max Verstappen nelle prove a Sakhir
Max Verstappen nelle prove a Sakhir
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Se l’attualità è dominata dalle cronache di guerra dall’Iran, pochi si aspettavano che le conseguenze coinvolgessero anche il dorato circus della Formula 1. A pochi giorni dall’apertura ufficiale della nuova stagione della F1 in Australia, infatti, i vertici della categoria regina dell’automobilismo mondiale stanno considerando seriamente l’opzione di rivoluzionare il calendario delle gare. A rischiare la cancellazione sarebbero, infatti, i gran premi previsti in Bahrain ed in Arabia Saudita nei weekend del 12 e 18 aprile 2026. La ragione è fin troppo chiara, considerato il fatto che i due paesi sono stati sottoposti in queste ore ad attacchi missilistici da parte delle forze armate del regime islamico iraniano. Un’eventualità terrificante considerati gli enormi investimenti da parte delle scuderie, degli organizzatori ma anche le cifre importanti pagate per i diritti televisivi. Si sta lavorando ad un possibile piano B che potrebbe coinvolgere circuiti europei, incluso quello di Imola.

Si potrebbe correre ad Imola

Le gare di Formula 1 previste nell’area del Golfo Persico interessata dal conflitto in Iran sono in realtà quattro ma la speranza di tutti, Fia inclusa, è che le operazioni belliche si concludano ben prima dei gran finale della stagione di F1 in Qatar ed Abu Dhabi previsto per i weekend del 29 novembre e 6 dicembre. La situazione è in evoluzione ma gli organizzatori non sembrano avere fretta di giungere ad una decisione: le voci che arrivano da Liberty Media e dagli organizzatori in Bahrain e Arabia Saudita parlano di “valutazioni in corso”. Ci sarebbero ancora due settimane circa prima di dover per forza prendere una decisione ed il conflitto potrebbe aver seguito un’evoluzione diversa da quanto si possa prevedere ora. La situazione più preoccupante è quella della logistica, con molte squadre che hanno preferito lasciare in Bahrain gran parte del materiale impiegato nelle due tre giorni di test ufficiali nel circuito di Sakhir. Ad essere spedito in Australia, Cina e Giappone sarebbe stato solo lo stretto necessario per le tre gare per poi trasferire tutto in Arabia Saudita dopo il Gran Premio del Bahrain.

Una soluzione all’apparenza razionale che è stata complicata dalla chiusura degli aeroporti e dal blocco dello stretto di Hormuz. Le prime tre gare della stagione non sono a rischio, visto che il materiale necessario era già stato spedito in Australia ma, una volta completato il weekend di gare a Shanghai, bisognerà decidere dove spedire i materiali. Le autorità della Formula 1 starebbero “monitorando attentamente” la situazione nel Golfo Persico ma ad essere più preoccupati di tutti sono i detentori dei diritti televisivi: nel caso peggiore, infatti, ci sarebbe un intero mese senza gare di Formula 1, passando dal Gp di Suzuka del 29 marzo a quello di Miami del 3 maggio.

Ancora presto per parlare ma la soluzione che è stata esplorata in queste ore in caso di inagibilità dei circuiti arabi sarebbe un ritorno anticipato nel Vecchio Continente. Non ci sono dettagli ma due opzioni sembrano le più gettonate, il Circuito Dino ed Enzo Ferrari di Imola ed il Circuito Internazionale dell’Algarve di Portimao.

Il circuito emiliano è appena stato rimpiazzato nel calendario della F1 dal ritorno a Madrid tra molte polemiche mentre il tracciato lusitano, dopo esser stato impiegato come rimpiazzo nelle stagioni del Covid, tornerà in calendario dall’anno prossimo.

A festeggiare delle disgrazie altrui, quindi, potrebbero essere i tifosi della Ferrari, che potrebbero tornare ad affollare il tracciato romagnolo.

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