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"Hamilton alla Rossa è l’uomo giusto: farà crescere Leclerc"

Oggi in Bahrein inizia il mondiale. L’ex boss Ferrari: "Charles manca un po’ di esperienza"

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L’ultima Ferrari a lottare quasi fino in fondo per il Mondiale è stata la sua. Al comando di quel Cavallino che con Vettel insidiò Hamilton almeno fino a Monza, c’era Maurizio Arrivabene, il team principal voluto da Sergio Marchionne e poi portato alla Juve da John Elkann. Ma quelle sono altre storie. Oggi Arrivabene tra un business e l’altro, tra i monti di Campiglio e il mare della Versilia, continua a seguire la Formula 1 che per quasi 40 anni era stata il suo mondo. Uno spettatore interessato e informato.

Le piace un Mondiale con 24 gare?

«Sono davvero troppe, soprattutto per il personale. Con così tante gare servono dei ricambi cosa che non va tanto in sintonia con il budget cap. Ma costi a parte, io ho sempre sostenuto che il vero capitale di un’azienda sono le persone e non sarà facile tenere alta la concentrazione in un numero così alto di gare in un campionato così stressante».

Il suo giudizio sulla gestione Domenicali?

«Sta gestendo molto bene la Formula 1. D’altra parte è un professionista molto serio e soprattutto è stato l’ultimo a portare un mondiale alla Ferrari».

Prevede un'altra stagione dominata dalla Red Bull?

«Per esperienza posso dire che i team inglesi tendono a stare nascosti durante i test. Poi arrivano in gara e vanno come missili. Non dobbiamo credere che i test abbiano fotografato la situazione esatta».

La Ferrari come le pare?

«Ho sempre stimato Vasseur e credo che sia un ottimo team principal. La Ferrari è andata molto bene e mi auguro che faccia non bene, ma benissimo».

L’ha sorpresa l’ingaggio di Hamilton?

«No, già ai miei tempi se ne parlava. È sempre stato un obiettivo della Ferrari e oltretutto lui è anche un ottimo cliente».

Lo aveva già cercato anche lei?

«Ne avevamo parlato, poi la cosa non si è realizzata anche perché in quel momento c’era un’ottima atmosfera con Red Bull e Mercedes e un’operazione del genere avrebbe creato dei problemi».

Pensa che un campione come Lewis possa portare tanto alla Ferrari o sarà la Ferrari a dare di più a lui?

«La Ferrari gli darà tantissimo. È la squadra che desiderano tutti e non parlo solo di piloti. È il marchio automobilistico più importante del mondo e credo che darà tantissimo a livello di immagine a Hamilton che sarà bravissimo a sfruttarlo».

Ma dal punto di vista del pilotaggio?

«Sei o sette anni fa molto probabilmente Hamilton avrebbe avuto un decimo di suo nel piede. Adesso bisognerà vedere prima di tutto che vettura avrà e poi come reggerà il confronto con tutti questi giovani assatanati che ci sono oggi in Formula 1 oltre a Max».

L’esperienza può essere un valore?

«È importantissima, soprattutto in un campionato a 24 gare. Lo vediamo in quello che sta facendo un pilota che stimo tantissimo come Fernando Alonso. Esperienza, competenza, professionalità... pesano».

Leclerc può beneficiare dalla vicinanza di Hamilton o ne soffrirà il peso?

«Charles ha proprio bisogno di una persona di esperienza accanto. Charles ha un ottimo rapporto con Vasseur che conosce fin dall’inizio della carriera, ma gli manca una figura di riferimento come può essere Hamilton. Charles è un pilota straordinario, ma gli manca un po’ di esperienza».

E se lei fosse Toto Wolff andrebbe a cercare Alonso o punterebbe su un giovane?

«Lui ha già in squadra un giovane fortissimo come Russell, ma Alonso potrebbe aiutare a farlo crescere ancora. Sono scelte strategiche. La McLaren ad esempio ha due giovani fortissimi. E poi Alonso potrebbe aiutare a far crescere con calma Antonelli...».

Quanto è difficile gestire un pilota che sa di esser già stato tagliato? A Lei con Raikkonen non andò benissimo a Monza...

«L’ho già detto e lo ripeto: a Monza non si poteva dare un ordine di squadra al via con la prima curva così vicina e soprattutto un cagnaccio come Hamilton subito dietro. L’ordine c’era, ma era da eseguire in un secondo tempo...».

D’accordo, ma come andò con Kimi?

«Kimi è un grandissimo professionista. Non è stato difficile gestirlo. Anche perché eravamo e siamo ancora molto amici. Ricordo che quando vinse la sua ultima gara mi chiamò e si fece fare una foto con me e il trofeo... lui che di solito la coppa non la guarda neppure e se la fa spedire a casa... Molto dipende dal rapporto che un team principal ha con un pilota, ma anche dall’intelligenza di un pilota e Kimi è anche una persona molto intelligente».

Il caso Horner, nonostante l’assoluzione, potrebbe far saltare equilibri in Red Bull?

«Non conosco i dettagli e non posso giudicare, ma la Red Bull è una squadra così solida che non avrebbe scompensi nell’immediato».

Passiamo alle moto visto che era alla presentazione Ducati a Madonna di Campiglio: Pecco deve temere Marquez?

«Ho trovato Pecco molto serio, molto analitico e attento ai dettagli.

Credo che Marquez per dargli fastidio debba studiare e un bel po’».

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