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Scommessa di Wolff (grazie alla Ferrari). E Kimi ora sorride

Rivola lo consigliò alla Rossa, poteva finire nel "frullatore" dell'Academy e non in F1

Scommessa di Wolff (grazie alla Ferrari). E Kimi ora sorride
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L'Italia che torna a vincere in Formula 1 deve comunque ringraziare la Ferrari. Perché se a Maranello avessero ascoltato Massimo Rivola, mettendo sotto contratto quel bambino bolognese sul quale lui, ai tempi responsabile dell'Academy ferrarista, aveva messo gli occhi, grazie alla famiglia Minardi, oggi Antonelli non sarebbe in Formula 1 e non avrebbe festeggiato la sua prima vittoria in Formula 1 con un piatto di tagliatelle alla bolognese cucinate dalla mamma. Perché le tagliatelle della mamma sono sempre le più buone del mondo. La Ferrari aveva già sotto contratto Charles Leclerc e Antonio Fuoco e da lì a poco sarebbero arrivati il fratellino di Charles e Olly Bearman, per non contare Antonio Giovinazzi parcheggiato da qualche parte. Antonelli sarebbe finito nel frullatore dell'Academy e chissà. Toto Wolff invece lo ha fatto seguire, lo ha messo sotto contratto e poi gli ha pagato gli studi fino alla maturità. La Mercedes ci ha messo i soldi, Kimi il talento e l'impegno. Ha sacrificato la sua gioventù per inseguire il suo sogno. Ma lo ha fatto a modo suo, senza perdere la scuola e gli amici, quelli con cui era andato a festeggiare la Coppa Italia del Bologna e ieri è andato a festeggiare la sua vittoria.

Se Antonelli oggi è qui, con Sinner che gli dedica il suo primo torneo del 2026, il merito è del signor Wolff, con una effe in più rispetto a quello che risolve i problemi in Pulp Fiction. Toto Wolff che della Mercedes è anche azionista, ad un certo punto della sua vita ha cominciato a pensare che sarebbe stato bello vincere in Formula 1 con un pilota cresciuto in casa. Con Kimi ha incominciato da zero. Ha sfidato le critiche. Ha respinto ogni attacco. Prima lo ha lanciato, poi lo ha protetto. Lo ha affidato al miglior esploratore di talenti della casa, Peter Bonnington, uno che riusciva a farsi ubbidire da Hamilton. Lo ha aspettato senza mettergli fretta. Qualche volta lo ha chiamato Andrea perché lo aveva fatto arrabbiare. Raramente ha dovuto usare Antonelli, perché non lo ha mai veramente fatto arrabbiare. Ma il più delle volte lo ha chiamato Kimi come fa quando le cose vanno bene. E il bello è che scoperto un Kimi non si è fermato. Ha già messo sotto contratto un altro dodicenne italiano, Niccolò Perico. «Il paragone con Kimi è molto importante, mi fa piacere, ma ora devo rimanere concentrato e continuare a spingere come sto facendo. Con Toto Wolff ho un bel rapporto, dopo la firma abbiamo passato un po' di tempo insieme per conoscerci meglio. Con suo figlio Jack, che ha 9 anni, si è creata anche una bella amicizia - ha detto baby Perico a Sport Mediaset che lo trasmette oggi alle 13 su Italia 1 -. La Formula 1 è sicuramente il sogno, ma la strada è ancora lunga.

Indossare la tuta con il logo Mercedes è qualcosa di bello, nel paddock mi guardano di più sicuramente ma non è cambiato il mio approccio». Toto li trova veloci e con la testa giusta fin da bambini. E l'Italia ringrazia.

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