Musei Capitolini Roma e i Cavalieri di Colombo: una mostra racconta un’«amicizia» lunga 90 anni

Quando nel 1882 Michael McGivney fondò i Cavalieri di Colombo, non sospettava che quella società di mutuo soccorso si sarebbe trasformata in una realtà internazionale con milioni di affiliati. Non poteva nemmeno immaginare che ai suoi Cavalieri Benedetto XV avrebbe affidato, durante la prima guerra mondiale, una sede a Roma. Con quell’atto, il giovane sacerdote del Connecticut gettava le basi dell’amicizia tra i Cavalieri di Colombo e Roma, amicizia che nel 1920 avrebbe portato alla realizzazione di una serie di centri sportivi per i giovani e che ora celebra 90 anni con la mostra ai Musei Capitolini, aperta fino al 31 ottobre. Fotografie, oggetti e documenti raccontano la storia dei Knights of Columbus, associazione nata per aiutare i bisognosi in una società, quella statunitense alla metà del XIX secolo, che nutriva forti pregiudizi nei confronti degli immigrati e dei cattolici. L’associazione varcò presto i confini degli Usa e con la prima guerra mondiale rafforzò la sua attività attraverso i rifugi militari che fornivano aiuti con lo slogan «Everybody welcome, everything free». Tutti benvenuti, tutto gratis. Uno di questi ebbe la sua sede nell’hotel Minerva, a due passi dal Pantheon. Per cercare i segni della presenza dei Cavalieri a Roma, basta dare un’occhiata ai 5 campi sportivi ancora attivi (dal Pio XI al «Pastor Angelicus» al Ponte Duca d'Aosta) o al nostro patrimonio culturale, perché molto è stato restaurato grazie all’intervento dei «K of C», compresa la facciata di San Pietro. Tutto viene finanziato con fondi Usa: «I Cavalieri di Colombo sono un’assicurazione i cui proventi vengono in parte devoluti in beneficenza» spiega Enrico Pietro Demajo, direttore della fondazione Cavalieri di Colombo a Roma.

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