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Musica senza barriere. Sarah Toscano sul set. "Sono la voce di chi non sente"

Dal 3 aprile su Netflix la cantante nel film Non abbiamo bisogno di parole

Musica senza barriere. Sarah Toscano sul set. "Sono la voce di chi non sente"
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Tappatevi le orecchie: non sentite il canto della giovane artista, ma lo immaginate negli occhi lucidi e nella commozione delle persone intorno a voi che possono ascoltarlo. Ecco, se volete immergervi nel mondo delle persone sorde e conoscere più da vicino la loro vita, non dovete perdervi il film Non abbiamo bisogno di parole, da venerdì sulla piattaforma Netflix.

Remake della celebre pellicola francese La Famiglia Bélier e del successivo americano CODA (tre premi Oscar), non è un documentario, non è un melodramma, non è un ricatto sentimentale. È un mix di tutti questi generi con, in più, un filo di ironia e di commedia dove si uniscono diverse tematiche, forse troppe: la vita delle persone sorde, il conflitto generazionale, la crisi adolescenziale, il mondo della musica e quello contadino.

A sostenere il tutto sono i protagonisti, attori professionisti sordi, e non attori che interpretano persone sorde, che conferisce all'opera quel lavoro di autenticità e sensibilità per cui val la pena di vederla. Ma, ovviamente, per rendere appetibile un film, di produzione italiana (Our Films e Piper Film) da distribuire in tutto il mondo attraverso Netflix, sono necessari nomi di spicco. La protagonista è infatti Sarah Toscano, cantante amatissima dai giovani, passata da Amici e Sanremo, che interpreta Eletta, una ragazza CODA, cioè udente figlia di sordi, che scopre di avere una grande voce. Per lei l'adolescenza si rivela complicata: si dibatte tra seguire la sua passione oppure restare in famiglia di cui è un elemento indispensabile perché ne è la voce, il tramite tra i genitori e il fratello sordi (interpretati da Carola ed Emilio Insolera, sposati anche nella vita, e Antonio Iorillo) e il mondo esterno. A scoprire il suo talento è un altro nome di spicco, Serena Rossi, nel ruolo della professoressa di canto Giuliana.

Per Sarah è il debutto in un film e, a giudicare da come se l'è cavata egregiamente, può essere l'inizio di una nuova carriera che unisce musica e recitazione: "È stata una grande sfida - racconta -. Non solo è stata la prima volta nel mondo del cinema, ma anche il primo approccio alla comunità delle persone sorde. Devo ringraziare tutti i coach che mi hanno insegnato la lingua del segni (Lis) e a capire come si interagisce tra udenti e non udenti". Un momento di crescita per lei, sia nel film sia nella carriera reale. "Quando mi hanno chiamata, non sapevo nulla di recitazione, ma ho sempre amato l'idea di diventare un'artista poliedrica. Ero piena di angosce nei mesi di preparazione, ma quando sono arrivata sul set mi è scattato come un click nel cervello. E, alla fine, per paradosso, la cosa più difficile è stato cantare perché dovevo interpretare una ragazzina che scopre la voce ma non è ancora in grado di dominarla". È stato anche un momento di cambiamento personale. "Io non sono una persona molto sensibile, non mi commuovo facilmente, grazie a questo lavoro riesco a tirar fuori di più le emozioni, piango anche di più".

Per i tre attori sordi l'importante era fornire una corretta rappresentazione della cultura, identità e lingua della loro comunità: "Penso che il film - riassume Emilio Insolera - riesca a bilanciare il racconto dei due mondi e che possa trasmettere un messaggio corretto a livello mondiale". Anche se si può fare di più.

Per Carola Insolera sarebbe stato più corretto scegliere come protagonista una vera CODA. Risponde il regista Luca Ribuoli: "Fare film è un mestiere complicato, ma con questo abbiamo aperto una strada, allargato gli orizzonti, poi si può fare sempre meglio".

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