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Carla Gozzi promuove l’eleganza di Sanremo

Da Levante a Patty Pravo i giudizi della stilista e conduttrice televisiva

Carla Gozzi promuove l’eleganza di Sanremo

Nei giorni in cui l’Italia si ferma davanti al piccolo schermo per la grande kermesse musicale del Festival di Sanremo, nella redazione de IlGiornale abbiamo avuto un’ospite d’eccezione: Carla Gozzi, conduttrice televisiva, stilista, blogger e scrittrice italiana. È venuta a trovarci per un’intervista esclusiva e, inevitabilmente, la conversazione è scivolata sui look sfoggiati dai protagonisti di questa edizione. «Grazie per l’invito, è un piacere essere qui», esordisce sorridendo. E alla domanda su cosa stia raccontando la moda di questa settimana sanremese, la style coach non ha dubbi: «In questo Festival regna l’eleganza. Le maison che hanno vestito gli artisti sono di primissimo livello. Ma attenzione: l’eleganza non basta indossarla, bisogna saperla portare. Non tutti riescono a farlo con la stessa nonchalance. Dallo schermo si vede chiaramente chi è naturalmente elegante e chi, invece, fatica a esserlo, anche con un abito stupendo». Le sorprese: Levante e Patty Pravo Tra gli artisti che l’hanno colpita maggiormente, Carla Gozzi cita Levante: «Mi ha stupita molto. È un’anima imprendibile, quasi una Frida Kahlo dei nostri tempi, libera e anticonvenzionale. E invece nelle prime serate l’abbiamo vista minimale, esteticamente perfetta, molto composta. Ha cambiato approccio, più misurato e consistente. Una sorpresa in positivo». Stupore positivo anche per Patty Pravo: «Lei è la stravaganza per eccellenza, l’avanguardia, colei che rompe le regole.

E invece l’abbiamo vista chicchissima, molto elegante. Anche lei mi è rimasta impressa». E poi il cambiamento radicale di Serena Brancale, che ha trasformato la sua immagine rispetto all’anno scorso: «Super chic, capelli diversi, bellissima. L’abito bianco della prima serata – in linea con il celebre colore Pantone 2026 – la valorizzava moltissimo. Un cambiamento importante e riuscito». I conduttori e la sobrietà come cifra stilistica Sul fronte conduzione, il giudizio è netto. Carlo Conti, diretto artisticamente verso il 2026, «ha un imprinting autorevole, raffinato e riservato». Vestito da Stefano Ricci, maison fiorentina artigianale, «era perfetto, di grande classe». Un dettaglio non è passato inosservato: «Non ha cambiato giacca nella prima serata. È un segno di moderazione, di sobrietà. Un messaggio preciso». Molto apprezzata anche Laura Pausini, in abiti firmati Giorgio Armani: «È dimagrita, ha modificato la silhouette. I look, molto vicini al corpo, l’hanno valorizzata. In particolare l’abito blu notte della fase avanzata del Festival: elegante, pulito, raffinato». Qualcuno ha criticato i suoi gioielli, giudicandoli eccessivi.

Ma Gozzi chiarisce: «Il problema spesso non è il singolo pezzo. Abito e gioiello possono essere splendidi separatamente, ma se non dialogano tra loro si crea una dissonanza. È nell’insieme che si può sbagliare». Una regia stilistica ben definita Secondo Carla Gozzi, dietro questa edizione c’è una scelta artistica chiara. «Abbiamo visto look fluidi, abiti da gran soirée, un’eleganza raramente vista in altri Festival. Nella prima serata, ad esempio, molte artiste avevano la stessa acconciatura: riga centrale o laterale, capelli lisci o leggermente mossi. Anche i ricci sono stati disciplinati. Un’estetica coerente». L’unica a uscire dagli schemi? «Chi ha una personalità più creativa ed estroversa. Ed è giusto così». La coerenza si è riflessa anche nella musica: ballate, toni classici, abiti contenuti, eleganza rigorosa, nessuna stravaganza. «Quando si miscelano stile classico, sobrietà e brani intensi ma misurati, il messaggio è chiaro: abbiamo bisogno di riservatezza, calma, equilibrio. Probabilmente è questo il segnale più forte che il Festival sta dando».

La pagella di Carla Gozzi promuove senza esitazioni questa edizione: elegante, coerente, consapevole. Un Festival che ha scelto di parlare sottovoce, ma con grande stile. Dettagli anche nella videointervista a Carla Gozzi in esclusiva per il Giornale.

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