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Il genio riscoperto di Hans Rott

Questa sinfonia colpisce per la libertà di una architettura che si amplia ad ogni movimento, per il valore della citazione e della reminiscenza

Il genio riscoperto di Hans Rott
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Il Teatro Comunale di Bologna ha presentato in prima esecuzione italiana la Sinfonia in mi maggiore del compositore austriaco Hans Rott (1858-1884, foto). Giacque negletta per un secolo negli archivi della Biblioteca nazionale austriaca, rimproverata da Brahms per la presenza di trivialità e insensatezze che riteneva non fossero farina del suo sacco. Il rifiuto causò l'internamento di Rott nell'ospedale psichiatrico di Vienna dopo aver minacciato con la pistola un passeggero del treno che voleva accendersi un sigaro alla polizia disse che Brahms aveva riempito il convoglio di dinamite. Dopo due tentativi di suicido, morì di tubercolosi a 26 anni. Le «sconvenienze» che costarono al giovane Rott le borse di studio che tanto avrebbero potuto aiutarlo si riassumono nel tentativo «megalomane» di una musica che mirava a conciliare gli antipodi viennesi, Brahms e Bruckner, integrando Wagner e Schumann.

Questa sinfonia colpisce per la libertà di una architettura che si amplia ad ogni movimento, per il valore della citazione e della reminiscenza, simili a quanto Bruckner aveva fatto nella prima versione della sua Terza sinfonia con Wagner e per la prossimità incredibile del terzo tempo, lo Scherzo, con lo stesso movimento della Prima sinfonia di Mahler: «Il suo genio - ricordava il compagno di studi Gustav - lo rende, senza esagerazioni, il fondatore della nuova sinfonia, come la intendo io».

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