Corteo funebre per il 15enne ucciso dal carabiniere

Ora si attendono gli sviluppi dell’inchiesta condotta dalla Procura sia sugli eventi sfociati nella morte del ragazzo

Anche se non sono stati celebrati i funerali a causa delle restrizioni del decreto del Governo per contenere i contagi da Coronavirus, si è tenuto un corteo a Napoli per dare l’ultimo saluto al 15enne Ugo Russo, il ragazzo ucciso otto giorni fa in via Generale Orsini dalla reazione del carabiniere al quale aveva tentato di rapinare il Rolex. La bara è stata portata in spalla fino a cimitero dagli amici del minorenne dei Quartieri Spagnoli, di fronte alle persone intervenute, che hanno lanciato palloncini bianchi in aria.

Non c’è stato il corteo fino a via Toledo, come avrebbero voluto i familiari del ragazzo e sul divieto si è verificato anche un momento di tensione tra il padre di Ugo Russo e le forze dell’ordine, disposte, in presidio secondo le ultime disposizioni del Governo. Ora si attendono gli sviluppi dell’inchiesta condotta dalla Procura sia sugli eventi sfociati nella morte del ragazzo, con il carabiniere indagato per omicidio volontario come atto dovuto imposto dalla autopsia e il complice del tentativo di rapina, un sedicenne collocato in comunità dal giudice minorile, sia sui due gravissimi fatti accaduti poco dopo: la devastazione dell’ospedale Vecchio Pellegrini e i colpi di pistola esplosi all’esterno della caserma Pastrengo dei carabinieri.

L’episodio accaduto più di una settimana fa ha creato molto clamore a Napoli. Il carabiniere si trovava in auto con la fidanzata in via Generale Orsini quando si è avvicinato uno scooter. In sella c’era la vittima che, con un complice, armato di pistola e con il volto travisato con scaldacollo e casco, avrebbe tentato di sottrargli l’orologio. Il militare, minacciato con una pistola che gli sarebbe stata puntata alla tempia, dopo essersi qualificato, ha esploso tre colpi con la pistola d’ordinanza, ferendo il 15 enne, che è deceduto poco dopo in ospedale.

In seguito al decesso si è scatenata la furia dei familiari della vittima. I parenti hanno distrutto il pronto soccorso, creando danni così ingenti da costringere il direttore dell’Asl Napoli 1, Ciro Verdoliva, a chiuderlo.

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