De Luca striglia il Comune di Napoli: "Fuori i soldi per il teatro"

Per il governatore della Campania l’amministrazione comunale spende al massimo 700mila euro, "che servono per fare la sagra di quello che volete non la programmazione teatrale"

De Luca striglia il Comune di Napoli: "Fuori i soldi per il teatro"

Non le manda a dire il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e, come suo solito, preferisce affrontare a muso duro, senza mezzi termini, le questioni a suo dire irrisolte sul territorio. Stavolta a farne le spese è il Comune di Napoli che, secondo il governatore, non investirebbe in cultura come invece dovrebbe fare. La ghiotta occasione si è presentata nel corso della presentazione della quindicesima edizione del Campania Teatro Festival. De Luca ha rivendicato l’opera di sostegno alla cultura da parte della Regione. “Con un finanziamento di 4,5 milioni di euro – ha tuonato il presidente – organizziamo un mese e oltre di iniziative che danno lavoro a 1700 persone”. A riportare le parole del governatore campano è il Corriere del Mezzogiorno che ha seguito l'intervento dell'esponente politico.

In particolare, De Luca si è soffermato sul Teatro San Carlo. “La struttura vive grazie ai contributi della Regione Campania e del Ministero della Cultura – ha detto – ma è necessario un riequilibrio che deve essere fatto dal Comune di Napoli”. In maniera colorita il presidente ha spiegato che l’amministrazione comunale nella migliore delle ipotesi spende al massimo 700mila euro, “che servono per fare la sagra di quello che volete non la programmazione teatrale”. In questi giorni è venuto anche fuori che il Teatro San Carlo ha problemi di bilancio con un ammanco che si aggira intorno al milione di euro.

Per De Luca è fondamentale anche curare meglio l’accoglienza dell’enorme flusso turistico, soprattutto nella città di Napoli, incentivando il loro arrivo ed “evitando atteggiamenti speculativi”. Il governatore ritiene che in alcuni territori della Campania si sta operando nel migliore dei modi, mentre in altri l’organizzazione del turismo non è all’altezza degli standard richiesti dall’Europa.

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