Movida selvaggia, tutti contro il Comune. In campo anche Saviano

Roberto Saviano non ha risparmiato dure critiche al sindaco di Napoli in merito all'ordinanza contro la movida selvaggia che entrerà in vigore da oggi

Movida selvaggia, tutti contro il Comune. In campo anche Saviano

È normale che quando si prendono posizioni in merito a questioni molto discusse si elevi qualche voce contraria. Ma quanto sta accadendo a Napoli supera ogni più pessimistica previsione. Perché l’ordinanza del Comune contro la movida selvaggia, che entra in vigore oggi, sta riscuotendo tanti pareri negativi, anche tra i comitati civici che da tempo si battono per chiedere alle istituzioni di porre un argine ai fastidi che la vita notturna senza regole provoca ai residenti di determinare aree della città.

In pratica la mossa di Palazzo San Giacomo prevede una sorta di "coprifuoco del divertimento" in determinate strade, il cui numero è cresciuto sempre più con il passare delle ore. Non più solo Chiaia e il centro storico, come si era parlato qualche settimana fa, ma anche numerose strade nei quartieri del Vomero e di Bagnoli e nella zona della Ferrovia, comprese piazza Garibaldi, piazza Principe Umberto e pizza Nazionale. L’ordinanza impone limitazioni sugli orari dei locali notturni, il divieto di vendita di alcolici nei negozi di vicinato nelle aree definite a rischio e lo stop alla musica a partire dalle 24.

Le multe in caso di violazione delle norme non sono di poco conto in quanto vanno da 25 a 500 euro. Nei casi di reiterata inosservanza di alcune prescrizioni la Questura potrà disporre la sospensione dell'attività per un massimo di 15 giorni. La stretta resterà in vigore per 4 mesi. Poi spetterà al Consiglio comunale varare un nuovo regolamento in materia.

Una notizia che non fa piacere ai giovani che il fine settimana vogliono divertirsi così come non è gradita ai titolari delle attività commerciali delle strade incluse in quella che si può definire "zona rossa". Ora sulla questione ha deciso di scendere in campo anche lo scrittore Roberto Saviano che non ha risparmiato dure critiche al primo cittadino di Napoli.

"Ho letto per intero e con molta attenzione l'ordinanza firmata dal neosindaco di Napoli Gaetano Manfredi su quella che nel testo viene definita "malamovida". L'ho letto e devo dire che dalla prima riga mi è sembrata una resa incondizionata della buona politica, della politica che conosce e sostiene il territorio all'unica opzione rimasta: vietare e punire. Come a dire: se vi ubriacate e poi litigate, se pisciate dappertutto e lasciate monnezza ovunque, l'unica possibilità che come amministrazione abbiamo è di chiudere i locali della movida", ha affermato Saviano. Ma per quest’ultimo "c'è di peggio" perché "procedendo nella lettura mi imbatto in questo paragrafo e qui davvero sono trasalito: “Essendo il fenomeno della 'malamovida' fortemente diffuso, è necessario adottare un provvedimento avente una vigenza temporale funzionale al processo rieducativo orientato a radicare diverse abitudini orarie finalizzate al corretto utilizzo del tempo libero inteso come divertimento sano e benessere psico-fisico, in quanto strumento fondamentale di aggregazione sociale, ma anche risorsa preziosa per rendere la città vivace, in grado di generare valore sociale, oltre che economico, e di operare come magnete per i turisti".

"Avete letto bene- ha continuato lo scrittore-: RIEDUCAZIONE, anzi: 'processo rieducativo orientato a radicare diverse abitudini orarie". È su questo concetto che Saviano proprio non ci sta."Se questi sono i progressisti non oso immaginare cosa possano fare gli altri", ha concluso lo scrittore.

Le parole del sindaco

Il sindaco Manfredi già ieri aveva spiegato il perché si è reso necessario tale provvedimento. "L’ordinanza urgente per regolamentare la movida nelle zone a maggiore aggregazione giovanile si è resa necessaria per porre rimedio allo stato di totale anarchia nel quale la città è stata ridotta in questi anni", ha annunciato il primo cittadino che ha evidenziato che "la strada migliore per non scontentare nessuno sarebbe stata non adottarla. Questa amministrazione, invece, sin dal suo insediamento ha affrontato il tema in tutte le sue sfaccettature: gli assessori al commercio Teresa Armato e alla sicurezza Antonio De Iesu hanno incontrato i rappresentati delle categorie ed i comitati di residenti".

Manfredi ha ricordato che terminata la fase di ascolto, "in coordinamento con la Prefettura sempre sensibile alla questione e sulla base dei report delle forze dell'ordine sui vari episodi da cui si desumono i pericoli per la sicurezza pubblica, sono state valutate le misure da applicare per un lasso di tempo limitato - quattro mesi a partire dal 17 febbraio - in attesa che sia il Consiglio comunale nella sua interezza, ovvero l’organo chiamato a disciplinare le regole per gli esercizi pubblici, ad intervenire definitivamente".

"Il nostro obiettivo- ha dichiarato ancora Manfredi- non è punire i proprietari dei locali oppure impedire ai giovani di divertirsi, ma provare a contemperare le esigenze di tutti tutelando i diritti di ciascuno. Allo stesso tempo, stiamo lavorando insieme alle altre istituzioni a realizzare forme di recupero dei nostri giovani troppo spesso vittime dell’abuso di alcool oppure estromessi dal sistema scolastico".

Infine, il sindaco ha annunciato che la programmazione turistico-culturale della città prevederà "un’adeguata offerta artistica in grado di far vivere il divertimento notturno nel rispetto del decoro e della quiete".

Altre voci critiche

Ma anche chi dovrebbe essere soddisfatto dall’azione del Comune in realtà non lo è. Il comitato "Chiaia viva e vivibile", guidato da Caterina Rodinò, spinge invece per regole ancora più dure tanto che considera l'ordinanza solo "un primo importante passo per arginare la deriva di illegalità e invivibilità che da circa 10 anni ha trasformato interi quartieri". "Ci saremmo augurati- si legge ancora nella nota del Comitato- maggiore coraggio da parte di questa amministrazione perché così come articolata l'ordinanza non riuscirà a "proteggere" i diritti dei residenti delle zone in questione in quanto gli orari di chiusura previsti non consentono se non poche ore di riposo notturno e le sanzioni sono troppo leggere. Ma la vera differenza la faranno le forze dell'ordine, unica possibilità che le regole previste vengano rispettate e che diminuiscano gli episodi di violenza".

Chi ha un’attività nelle "zone rosse" non è contento. Molti, con il diminuire del problema sanitario legato a Covid, speravano in una ripartenza. Ma le nuove limitazioni potrebbero essere un ulteriore colpo al settore. Sono delusi e annunciano ricorsi. "La limitazione drastica degli orari appare come una inutile punizione nei confronti degli esercizi, senza contribuire al contrasto alla cosiddetta malamovida , tanto è vero che una simile limitazione non è stata adottata nelle altre grandi città interessate dal fenomeno della movida – ha spiegato Massimo Di Porzio, leader della Fipe, la federazione pubblici esercizi di Confcommercio -. Nulla impedirà ai giovani di consumare alcolici, magari acquistati da ambulanti abusivi, in modo incontrollato in strade e piazze, come accade già adesso".

Secondo Di Porzio la chiusura all'una durante la settimana è "particolarmente penalizzante, l'orario andrebbe spostato almeno alle 2. In generale, la semplice imposizione di un orario di chiusura non risolve il problema perché gli assembramenti per strada sono del tutto indipendenti dall'attività degli esercizi, come si può facilmente constatare anche adesso". La Fipe, insieme agli associati, sta valutando se fare ricorso: "Avevamo proposto soluzioni strutturali: regolamentazione delle nuove aperture, controlli mirati sulla qualità e la tracciabilità delle bevande e sulla vendita di alcol a minori, e una nuova regolamentazione del suolo pubblico che consenta agli esercizi di accogliere in maniera più ordinata e sicura i propri clienti". Di Porzio ha inoltre spiegato un altro problema che potrebbe creare l'ordinanza. Secondo il leader della Fipe un provvedimento basato sulla zonizzazione "provoca inevitabilmente un trasferimento verso le zone e i Comuni vicini dove non vi sono limitazioni".

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