Napoli, mancano 20mila stagionali

È caccia aperta a baristi, cuochi, pizzaioli, commesse, camerieri e perfino bagnini

Napoli, mancano 20mila stagionali

Anche a Napoli e provincia è caccia aperta per trovare stagionali. Nella città partenopea ne mancano ben 5mila tra baristi, cuochi, pizzaioli, commesse, camerieri e perfino bagnini. Ma non solo, non si riescono a trovare neppure i portieri d'albergo e i lavapiatti. Nell’intera regione ne mancano all’appello oltre 20mila. Il problema è che la stagione estiva è ormai alle porte e le prenotazioni sono tante. Tutta la regione campana sembra versare nella stessa situazione: ci saranno i turisti vacanzieri, ma non chi si occuperà di loro. I bar e i ristoranti ancora in piena difficoltà sono 30mila. I più giovani, compresi nella fascia di età tra i 20 e i 35 anni, non sembrano interessati ad andare a coprire il buco. Per reclutare personale le aziende si affidano al web, alle agenzie interinali, al passaparola. Il tempo stringe.

Non vogliono fare sacrifici

Come riportato da Repubblica, Costanzo Iaccarino, presidente di Federalberghi Campania, ha spiegato: “Il nostro settore non è il solo a soffrire, due anni di pandemia si sono tradotti nella migrazione di molti lavoratori del turismo verso comparti che, a differenza del nostro, non si sono arrestati. E in più c'è un serio problema di ricambio generazionale”. I giovani non vogliono il lavoro stagionale. Il problema secondo Nino Di Costanzo, chef due stelle Michelin con il suo ‘Danì Maison’ di Ischia, è che i ragazzi hanno oggi poca propensione al sacrificio. Non si tratterebbe di una questione di tutele sindacali, quanto di minore disponibilità a fare gavetta. Un ristoratore di via dei Tribunali, Gino Sorbillo, ha confessato che pur di trovare pizzaioli e lavapiatti ha anche modificato il messaggio: prima ti assumiamo e poi impari il mestiere. Ha poi aggiunto che adesso il dipendente medio resiste pochi mesi e se ne va senza neanche dare il preavviso. “Ed è anche colpa del reddito di cittadinanza, ha infine sentenziato.

Colpa del sussidio statale

Non è la prima volta che la colpa viene data al sussidio statale che avrebbe dovuto, almeno inizialmente, dare un sostegno economico in attesa del reinserimento del beneficiario nel mondo del lavoro. Invece sembra che sempre più persone, anche giovani, preferiscano chiedere e ottenere l’aiutino economico piuttosto che alzarsi e rimboccarsi le mani. Roberto Laringe, patron del resort Cala Moresca e dello stellato Caracol, a Bacoli, oltre che presidente di Federalberghi Campi Flegrei, ha asserito che per molti è più conveniente restare fermi piuttosto che lavorare nei mesi estivi, quelli in cui è garantita l’apertura degli alberghi. “Il paradosso è che aumenta la domanda di lavoro ma è più difficile trovare personale. Da noi mancano almeno 4 figure su 10: camerieri, cuochi e restaurant manager. E facciamo fatica anche a trovare addetti alle pulizie”, ha precisato Laringe. Sui social c’è chi scrive candidamente che è stata chiamata per lavorare in una pizzeria, con tre mesi garantiti, ma che si è fatta i conti e alla fine è più conveniente restarsene a casa. C’è anche chi non si smuove per soli mille euro. Del resto solo in Campania sono più di 251mila le famiglie che incassano il reddito di cittadinanza. Fulvio Gaglione, direttore del Grand Hotel Punta Molino di Ischia, ha riassunto così: “Viviamo in un Paese che consente di stare a casa con 600 euro anziché lavorare in sala, regolarmente assunti, con stipendio da contratto nazionale. Servirebbero strumenti coercitivi per scongiurare le conseguenze del sussidio”.

L'accusa: turni lunghi e stipendi da fame

Sono ormai tanti, tra i quali anche Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Campania, che chiedono al governo di rivedere le regole del reddito di cittadinanza, una misura che sta creando enormi difficoltà agli imprenditori. Anche il ministro del Turismo Massimo Garavaglia ha ammesso che il rdc avrebbe bisogno di un aggiustamento radicale. Secondo Garavaglia, a un lavoratore stagionale che percepisce il sostegno, il reddito di cittadinanza si potrebbe dimezzare, senza azzerarlo del tutto, purché lavori. Gli albergatori e i ristoratori di Ischia per avere personale devono ricorrere a lavoratori della terraferma, anche perché spesso i candidati preferiscono chiedere un giorno in più di riposo anziché paghe maggiori.“Una soluzione è nell'ampliamento della stagionalità turistica, che garantirebbe più appeal economico al lavoro nel turismo”, ha asserito Luca D'Ambra, presidente Federalberghi Ischia e Procida. Ma d’altro canto il Comitato dei Lavoratori Stagionali nato sull'isola dice altro. Secondo il suo presidente, Gennaro Savio, il problema è che i diritti dei lavoratori sono spesso un'utopia. I turni sono di 13 ore e gli stipendi da fame.

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