“Nazista”. È questa la definizione che viene attribuita a Il Giornale dal centro culturale Handala Ali di Napoli, di cui abbiamo scritto per la campagna di tesseramenti che hanno lanciato, sottolineando le posizioni che però manifestano. E, tra queste, c’è la vicinanza al filo Hamas Mohammad Hannoun, in carcere con l’accusa di essere l’uomo della cupola dei terroristi in Italia. Così come la solidarietà più volte espressa per Mohamad Shahin, l’imam di Torino ritenuto un pericolo per la sicurezza nazionale.
Secondo Handala Ali “negli articoli viene messa in discussione la libertà di associazione, diritto sancito dalla costituzione e con un linguaggio diffamatorio e privo di riscontri giudiziari veniamo ‘accusati’ di essere stati presenti alle mobilitazioni al fianco della resistenza del popolo palestinese, insieme ad altre realtà palestinesi, l’UDAP e i GPI - come se questo potesse essere incriminante”.
Ma Il Giornale non ha mai né messo in discussione il diritto associativo, né tantomeno parlato di qualsivoglia capo di imputazione: ha sottolineato che scendere in piazza con i Gpi, che hanno organizzato il corteo a Bologna il 7 ottobre, giorno del pogrom commesso per mano di Hamas, fosse quantomeno degno di attenzione. Eppure, veniamo accusati di “un’offensiva” che “riflette la paura del governo italiano e del sistema sionista nei confronti della Resistenza palestinese e del movimento di solidarietà, capace di rompere la cortina di fumo che copre genocidio, occupazione e apartheid israeliane. La mano che oggi compie il genocidio in Palestina è la stessa che qui reprime, sorveglia, precarizza le vite, sgombera spazi sociali e restringe diritti in un unico sistema di dominio”.
Si unisce al coro direttamente il
gruppo dei Gpi: “Orgogliosi/e di essere colpevoli di Palestina”. Ma noi non abbiamo mai nemmeno lontanamente criminalizzato chi sostiene la Palestina, bensì chi sostiene, favoreggia o supporta persone accusate di terrorismo.