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Askatasuna, arrestato uno degli aggressori dell'agente: ecco cosa rischia legalmente

Individuato il giovane che ha assalito l'agente Alessandro Callista. A lui sono contestati i reati più gravi

Askatasuna, arrestato uno degli aggressori dell'agente: ecco cosa rischia legalmente
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Un bilancio devastante quello della guerriglia andata in scena nella serata di ieri a Torino: un centinaio di rappresentanti delle forze dell'ordine feriti, e almeno 24 soggetti denunciati, fra cui anche i picchiatori che hanno infierito contro l'agente Alessandro Callista. Ad aver commesso i reati più gravi sarebbe un 22enne di Grosseto, che si sarebbe accanito contro Callista con calci, pugni e colpi di martello.

Le accuse più pesanti sono ovviamente quelle di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Al momento, è bene ricordarlo, sono ancora in corso le indagini preliminari, dunque non si ha ancora la certezza della colpa. In ogni caso è possibile avere un'idea di quali saranno le conseguenze per i presunti responsabili, nel caso venissero condannati. Il 22enne toscano, arrestato in flagranza differita di reato (fermato entro 48 ore dal fatto), deve difendersi dalle accuse di lesioni personali aggravate a un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni, violenza a pubblico ufficiale e rapina in concorso.

Il reato di lesioni personali deriva dal fatto che il soggetto si è opposto con estrema violenza a un atto d'ufficio. Alle lesioni vanno poi aggiunte le aggrevanti previste dal Decreto sicurezza 2025, che scattano quando ad essere aggredito è un uomo in divisa "durante manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico". Si devono poi considerate le armi (bastoni, martelli, oggetti contundenti) e il volto nascosto. Per un reato di questo genere si rischia dai 2 ai 5 anni di carcere (art. 583-quater del Codice penale): in caso di ferite molto gravi si può arrivare anche da 4 a 10 anni, oppure da 8 a 16 anni. Un peso importante viene dato alle aggravanti, che possono portare la pena al massimo. Il reato di violenza a pubblico ufficiale, previsto art.336 del Codice penale, può inoltre portare a una condanna che va dai 6 mesi ai 5 anni di reclusione.

Dal momento che all'agente sono stati sottratti con la forza scudo, U-bot e maschera antigas si configura anche il reato di rapina in concorso. Per questo si rischiano dai 6 ai 20 anni di carcere, con tanto di pagamento di una sanzione che va dai 2mila a 4mila euro.

Il 22enne potrebbe inoltre essere condannato

a pagare un risarcimento al poliziotto e al ministero dell'Interno. Sarà inoltre quasi sicuramente destinatario di un foglio di via obbligatorio che gli vieterà di tornare a Torino per i prossimi 5 anni.

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