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Bergamo, neonato lasciato nella Culla per la vita. La lettera della mamma: "Ti amo tantissimo"

Un neonato è stato affidato alla Culla per la vita della Croce Rossa di Bergamo e subito soccorso; è in buone condizioni all’ospedale Papa Giovanni XXIII. Accanto a lui una lettera della madre. Un gesto doloroso che riporta alla memoria il precedente del 2023, quando un’altra neonata fu lasciata nello stesso dispositivo

Bergamo, neonato lasciato nella Culla per la vita. La lettera della mamma: "Ti amo tantissimo"
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A Bergamo, nella sede della Croce Rossa, la mattina è stata segnata da un intervento delicato. Alle 9.45 è scattato l’allarme della “Culla per la vita”, il dispositivo pensato per accogliere in sicurezza neonati affidati in anonimato. All’interno è stato trovato un bambino, subito soccorso e trasferito all’ospedale Papa Giovanni XXIII, dove è arrivato in buone condizioni e ha già mangiato. Accanto a lui, un biglietto lasciato dalla madre, poche righe scritte su un foglio di quaderno: "Ti auguro una vita piena di gioia e serenità, che in questo momento non ti possiamo dare. Ti abbiamo amato dal primo istante. Ti amo tantissimo". Parole che raccontano una scelta dolorosa, ma consapevole.

L’allarme e l’intervento immediato dei soccorsi

Il sistema di sicurezza della culla si è attivato automaticamente non appena il neonato è stato deposto. Non si tratta di un semplice segnale, più dispositivi lavorano insieme per garantire un intervento rapido e sicuro. Come spiegato dal presidente della Croce Rossa bergamasca, Gianluca Sforza, il sistema consente un monitoraggio costante delle condizioni interne, dalla temperatura alla ventilazione, con allarmi che si attivano anche per minime variazioni. Nel giro di pochissimo tempo, la centrale operativa ha verificato la situazione tramite una telecamera interna e ha attivato la catena dei soccorsi. Sul posto sono arrivati un’ambulanza della Croce Rossa, un’automedica e una pattuglia della polizia. I sanitari hanno utilizzato il kit neonatale in dotazione e poi hanno accompagnato il piccolo in ospedale per gli accertamenti.

Come funziona la Culla per la vita

La “Culla per la vita” è progettata per garantire totale anonimato a chi vi si rivolge. Non esistono telecamere esterne e nessuno può vedere chi lascia il neonato. Si tratta di uno strumento pensato per offrire una soluzione sicura in situazioni di estrema difficoltà, evitando rischi per il bambino. Come sottolineato ancora da Sforza, le madri devono sapere di poter contare su più possibilità, non solo la culla, ma anche il parto in anonimato in ospedale, sempre nel pieno rispetto della privacy. Depositare un neonato nella culla non costituisce reato, proprio perché il sistema è strutturato per garantire assistenza immediata e protezione.

La tutela della privacy

L’ospedale Papa Giovanni XXIII ha confermato che il bambino sta bene ed è seguito con la massima attenzione. Nessun dettaglio ulteriore è stato diffuso, nel rispetto della riservatezza della madre e del futuro del piccolo. Dalla struttura è arrivato anche un messaggio di apertura, la madre, qualora lo desideri, potrà rivolgersi all’ospedale in qualsiasi momento e ricevere accoglienza, ascolto e supporto, sia sanitario sia umano.

Il messaggio della sindaca

Sulla vicenda è intervenuta anche la sindaca di Bergamo, Elena Carnevali, che ha invitato a leggere quanto accaduto senza giudizio: "Il bambino trovato questa mattina nella Culla per la vita è un gesto che possiamo leggere come un ultimo atto d’amore". Ha poi sottolineato come si tratti di una scelta difficile, maturata probabilmente in una condizione di fragilità, che merita rispetto. La sindaca ha ricordato l’importanza di strumenti come la culla e del parto in anonimato, fondamentali per tutelare sia il bambino sia la madre.

Il precedente del 2023

Non è la prima volta che la culla viene utilizzata a Bergamo. L’episodio precedente risale al maggio 2023, quando una neonata fu lasciata nello stesso dispositivo poche ore dopo la nascita.

Anche in quel caso la madre aveva lasciato un messaggio: "Vi affido un pezzo importante della mia vita, che sicuramente non dimenticherò mai". Da allora, questo strumento, nato grazie all’impegno dell’Associazione Donne Medico e attivo presso la Croce Rossa dal 2019, continua a rappresentare un presidio fondamentale.

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