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"A Gaza si fa la fame, ma loro fanno festa". Comitato di palestinesi all'attacco della Flotilla

Palestine Reveals striglia i flotillanti e li richiama all’ordine: “Non abbiamo bisogno di missioni simboliche”

"A Gaza si fa la fame, ma loro fanno festa". Comitato di palestinesi all'attacco della Flotilla
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La Flotilla che ha preso il largo da Barcellona nelle prossime ore si ritroverà in Sicilia da cui poi partirà di nuovo verso Gaza. E qui verrà di nuovo bloccata da Israele, i suoi attivisti verranno arrestati, rimpatriati e le navi sequestrate. Un copione già visto, nulla di nuovo, che conoscono bene anche gli attivisti, che però continuano con questa sfida per tenere accesi i riflettori su di loro, piuttosto che su Gaza. E non è una critica che viene avanzata dall’Occidente capitalista e guerrafondaio, oltre che sionista, come dicono loro. Ma è la critica che fanno anche i gruppi palestinesi ai flotillanti, più occupati a far festa che a pensare ai palestinesi.

“Siamo sul campo e stiamo osservando la mobilitazione intorno alla Flotilia a Barcellona, e abbiamo bisogno di parlare onestamente di ciò che stiamo vedendo. In un momento in cui i palestinesi a Gaza vengono affamati, quando le famiglie in tutta la Palestina e nel Libano affrontano violenze incessanti e sfollamenti, ci aspetteremmo che la mobilitazione rifletta il rispetto e la serietà che questo momento richiede. Invece, stiamo vedendo concerti, un grande palco, musica e atmosfere celebrative”, si legge in un comunicato diffuso da Palestine Reveals. “Sia chiaro: come palestinesi, comprendiamo profondamente che la resistenza non è solo lotta — è anche gioia, dignità e insistenza sulla vita. Celebriamo la vita proprio perché è sotto attacco. Ma il contesto conta. Quando le persone muoiono di fame sotto assedio, quando intere famiglie vengono uccise e quando le nostre comunità affrontano un genocidio, il tono e la forma della mobilitazione portano con sé un significato politico”, spiegano.

“Trasformare un'azione politica in qualcosa che somiglia a un evento festivo rischia di creare una disconnessione tra la realtà vissuta sul campo e il modo in cui viene espressa la solidarietà”, dicono ancora da Palestine Reveals, che si pone alcune domande sull’opportunità di questo stile comunicativo per questo tipo di iniziative. “Come appare tutto questo ai palestinesi nella stessa Palestina? Cosa comunica a coloro che vivono sotto assedio, fame e bombardamenti, guardando queste immagini da lontano? Queste non sono accuse, ma domande di responsabilità. La solidarietà deve essere radicata nell'allineamento con la realtà che i palestinesi stanno vivendo — non in forme che rischiano di ammorbidire o estetizzare quella realtà”, si legge ancora. “I luoghi della complicità non sono astratti — sono porti, fabbriche, corporazioni e istituzioni politiche.

Questi devono diventare bersagli di pressione costante e interruzione. Non abbiamo bisogno di missioni simboliche per dimostrare ciò che è già evidente”, è l’ammonimento. Chissà se vedremo ancora i balletti e i party sulle barche della prossima Flotilla.

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