Leggi il settimanale

Ci mancava anche il Cav. L’ultima difesa di Scarpinato che fugge alle domande: niente scuse né spiegazioni sul caso Borsellino. Ma è bufera fra le toghe

Silenzio alle richieste di chiarimento e attacco alla maggioranza sulla gestione dell’Antimafia: restano i dubbi sulle dichiarazioni del senatore e sui contenuti emersi dalle intercettazioni

Ci mancava anche il Cav. L’ultima difesa di Scarpinato che fugge alle domande: niente scuse né spiegazioni sul caso Borsellino. Ma è bufera fra le toghe
00:00 00:00

Il Senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Scarpinato ha deciso di non rispondere alle nostre telefonate e richieste di chiarimento, dopo la nota in cui ieri attaccava la “stampa vicina alla maggioranza”. Gli avremmo voluto chiedere il perché avesse detto che l’ex magistrato del pool antimafia Gioacchino Natoli avesse scelto di essere audito di sua sponte, quando in realtà tutto ciò è avvenuto solo in un secondo momento, e cioè dopo la richiesta degli esponenti pentastellati in Commissione Antimafia.

Così come avremmo voluto chiedergli perché dire che Natoli sarebbe stato audito solo sui fatti di Massa Carrara, quando, invece, tra gli argomenti c’era anche quello, per esempio, del pentito Gaspare Mutolo, figura centrale nella questione “mafia-appalti” per le rivelazioni che fece, e per quelle che avrebbe fatto se Paolo Borsellino non fosse prematuramente stato ucciso da Cosa Nostra. Ma Scarpinato, pur essendo stato sollecitato da diverse telefonate e messaggi, ha scelto di affidare il suo pensiero a Il Fatto Quotidiano, sostenendo che “l'articolo 114 bis del codice penale vieta la pubblicazione prima del rinvio a giudizio delle ordinanze di custodia cautelare per evitare il ‘processo mediatico’: cioè che vengano percepite dall'opinione pubblica come un'anticipazione di un giudizio di colpevolezza. Tutte queste regole valgono solo all'interno del processo penale e nelle aule di giustizia, mentre possono essere completamente calpestate con un processo pubblico parallelo fuori dalle aule giudiziarie in commissione parlamentare antimafia ed è esattamente quello che è accaduto grazie alla gestione dei lavori da parte della maggioranza di centrodestra”.

Ma, forse il senatore Scarpinato dimentica che le intercettazioni ultime sono emerse dopo che la Procura di Caltanissetta, guidata da Salvatore De Luca, ha chiesto al gip del Tribunale l'archiviazione di uno dei filoni d'inchiesta sulle stragi di Capaci e Via D'Amelio, in cui furono uccisi i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e gli agenti delle scorte. E, soprattutto, i contenuti delle conversazioni non sono stati in alcun modo smentiti dai diretti interessati, che non si sono scusati né (nel caso di Natoli) per le frasi offensive rivolte a Paolo Borsellino e al figlio Manfredi, né per quelle rivolte al loro avvocato, nonché genero del giudice, Fabio Trizzino (nel caso del pentastellato).

Oltre a prendersela con il Procuratore di Caltanissetta De Luca e con la Presidente della Commissione Colosimo, tira anche in ballo il fondatore di Forza Italia Silvio Berlusconi, sostenendo quindi che la pista sia un’altra, non quella dei legami tra mafia e imprenditori, così come invece testimoniato da autorevoli magistrati, tra cui proprio Antonio Di Pietro, che parlò con Borsellino in occasione del funerale di Falcone: “A conclusione dei lavori della commissione, Graviano, condannato con sentenza definitiva come regista e diretto interessato alla strage del 19 luglio 1992 in via D'Amelio, potrebbe prendere in considerazione l'ipotesi di chiedere la revisione del processo, atteso che egli non si è mai occupato di appalti

pubblici, così come Berlusconi, a differenza del mafioso Buscemi e di Raul Gardini che secondo la tesi della procura di Caltanissetta sarebbero i reali mandanti della strage”. Ancora attacchi, ma nessuna presa di distanza.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica