Le sorelline di Beatrice, la bambina di due anni trovata senza vita nel lettino della sua casa sulle alture di Bordighera, sono state ascoltate dai carabinieri alla presenza di uno psicologo. Dal loro racconto è emerso un dettaglio sconvolgente, le bambine sarebbero state in auto con la madre durante il tragitto da Perinaldo a Bordighera e, secondo l’ipotesi investigativa, con il corpo ormai senza vita della sorellina.
Un particolare che cambia il peso delle indagini e che ora dovrà essere approfondito con un nuovo ascolto protetto, come previsto per i minori sotto i 12 anni. Le bambine, affidate a una struttura protetta, dopo l’arresto della madre, saranno risentite alla presenza di psicologi e assistenti sociali. Ogni parola, ogni ricordo, potrebbe diventare decisivo per ricostruire le ultime ore di vita della bimba di due anni.
Le domande ancora senza risposta
Cosa è accaduto davvero? Beatrice era già morta quando la madre, Manuela Aiello, ha chiamato i soccorsi dalla villetta sulle alture di Bordighera? E cosa è successo prima, nella casa di Perinaldo dove vive il compagno della donna, Emanuel Iannuzzi?
Secondo la Procura di Imperia, la bambina sarebbe deceduta proprio nel casolare dell’uomo, un edificio descritto dagli investigatori come degradato e in stato di abbandono. Da lì sarebbe partita la macchina diretta a Bordighera, una ventina di chilometri percorsi all’alba del 9 febbraio. Rientrata a casa, la madre avrebbe adagiato la figlia nel lettino e solo dopo chiamato il 112 parlando di un malore improvviso.
Ma per il medico legale il decesso risalirebbe a circa sei ore prima del ritrovamento, intorno alle due di notte. L’autopsia ha evidenziato lividi diffusi su gambe, braccia, schiena e labbro superiore, oltre a un trauma cranico compatibile con un’emorragia cerebrale fatale. Non una caduta accidentale, ma colpi inferti con oggetti contundenti, secondo le prime valutazioni.
Il racconto delle sorelline
Le bambine erano con la madre a Perinaldo la sera precedente. Lo ha ammesso la stessa Aiello e lo confermerebbero anche le immagini delle telecamere di zona. “Sono uscita per fare la spesa, ho lasciato le bambine con Emanuel, poi siamo tornati a casa e abbiamo mangiato tutti insieme”, ha dichiarato la donna. “Beatrice stava bene, ha giocato con le sorelle”.
Una versione che contrasta con le conclusioni preliminari degli investigatori. E ora le parole delle sorelline assumono un valore centrale, erano presenti in casa, sarebbero salite in auto all’alba e avrebbero assistito, almeno in parte, agli spostamenti successivi. La loro testimonianza potrebbe chiarire se Beatrice fosse ancora viva in quelle ore.
Le accuse di maltrattamenti
Sul tavolo degli inquirenti c’è anche un altro filone, quello dei presunti maltrattamenti. Manuela Aiello, 43 anni, in carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale, respinge ogni addebito: “Non ho mai toccato mia figlia neanche con un dito”, ha detto. E ancora: “Non ho mai sfiorato i miei figli, sono la mia vita”. Ma alcune testimonianze raccontano altro.
La badante del nonno: “Era violenta, la picchiava sempre”
A pesare sono soprattutto le parole della badante che assiste il suocero della donna. “Era violenta, picchiava sempre la bambina”, ha dichiarato agli investigatori. Un’altra testimonianza, quella della figlia di un uomo di cui Aiello si prendeva cura, aggiunge un dettaglio inquietante: “Ho visto Beatrice con lividi sul volto già il 30 gennaio”.
E ancora, la stessa badante riferisce di aver sentito il padre di Manuela rivolgersi alle sorelline con parole durissime: “La mamma ha ammazzato tua sorella”. Accuse che la donna nega con forza, ma che si intrecciano con i riscontri medico-legali.
Le versioni contrastanti
Ai nonni materni la madre avrebbe parlato di una caduta dalla culla per giustificare i lividi. In un altro momento avrebbe fatto riferimento a una caduta dalle scale. Spiegazioni diverse che alimentano i dubbi degli inquirenti.
Intanto i Ris di Parma hanno lavorato per giorni nel casolare di Perinaldo, sequestrando indumenti, lenzuola e una videocamera installata sul tetto. Gli esperti stanno cercando tracce biologiche che possano confermare la dinamica ipotizzata dalla Procura. Il compagno della donna, attraverso il suo legale Cristian Urbini, si dichiara estraneo ai fatti: “Il mio cliente, non c’entra nulla, ha già reso testimonianza e conferma la disponibilità a collaborare”.
Una verità ancora da scrivere
Al centro resta lei, Beatrice, due anni appena. Una bambina che, secondo chi indaga, potrebbe aver subito violenze per tempo. Una tragedia che ha scosso una famiglia già segnata da tensioni e separazioni.
Ora tutto passa dalle indagini tecniche e dalle parole delle sorelline. In quelle dichiarazioni, raccolte sotto tutela, potrebbe esserci la chiave per comprendere cosa sia accaduto davvero in quelle ore drammatiche tra Perinaldo e Bordighera